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Antonio Donno
Israele/USA
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I moderati americani saranno l’ago della bilancia elettorale 30/06/2020
I moderati americani saranno l’ago della bilancia elettorale
Analisi di Antonio Donno

Il confronto tra Trump e Biden si fa sempre più netto nei contenuti e negli schieramenti. Mai, in tutti gli anni del secondo dopoguerra, il contrasto tra democratici e repubblicani si è sviluppato nei termini così drastici e divisivi come in questi mesi che precedono le elezioni presidenziali del prossimo novembre. Il caso di George Floyd sembra aver spaccato l’elettorato americano in due fazioni ben delineate. Mentre nei confronti elettorali dalla fine del secondo conflitto ad oggi si è assistito spesso ad un travaso di voti da un partito all’altro, a seconda dei programmi contenuti nelle piattaforme programmatiche, le prossime elezioni appaiono già definite in due schieramenti contrapposti. La storia del sistema partitico americano si è sempre caratterizzato non in senso ideologico, come nella storia di molti paesi europei, ma squisitamente pragmatico, sulla base delle concrete proposte poste sul tavolo elettorale. Questa volta, però, le vicende degli ultimi messi sembrano aver consolidato due schieramenti contrapposti. E la stampa americana e le iniziative che si moltiplicano nei territori, soprattutto per opera della parte più intransigente del partito di Biden, quella liberal, sembrano confermare questo andazzo. Dal canto suo, Trump ha messo in moto il suo elettorato più chiaramente schierato a suo favore. Benché all’interno del Partito Repubblicano si siano manifestate posizioni di critica, anche piuttosto ferma, nei confronti dell’operato di Trump, è difficile pensare che il partito non seguirà il suo presidente, se non intende perdere le posizioni di potere a molti livelli che la Casa Bianca garantisce. Ma, osservando più attentamente la scena sociale e politica americana, è proprio vero che queste elezioni vedranno l’elettorato dei due partiti schierato in modo così politicamente contrapposto, tanto da rappresentare una novità nella storia delle elezioni presidenziali americane? I due partiti americani si mostreranno per una volta bloccati su due fronti alternativi senza possibilità di fluidità nella scelta, come nel passato? Occorre riflettere sulla posizione della parte più moderata dell’elettorato americano, quella tradizionalmente decisiva per l’esito delle elezioni. Sulla questione Floyd, Trump ha scelto la linea della fermezza. Ha condannato senza indugi tutte le forme di violenza che si sono succeduto in ogni parte degli Stati Uniti, consapevole che in molti casi la morte di Floyd era soltanto un pretesto per i gruppi più violenti, bianchi e non, del sottobosco sociale americano. Se la morte di Floyd è stato un atto abominevole, ciò che ne è seguito, al di là delle giuste manifestazioni di protesta, è violenza pura e semplice che il common man americano istintivamente rifiuta. La scelta di Trump potrà rivelarsi giusta. Ponendosi come difensore della legalità, condannando senza mezzi termini la violenza gratuita scoppiata nelle più diverse situazioni degli Stati Uniti, ha assunto un ruolo di garante del ripristino della normalità che Biden, nel momento in cui è sostenuto dalla parte più intransigente del Partito Democratico, che non ha condannato con eguale fermezza le violenze, rischia di perdere. La classe media americana, sia repubblicana, sia democratica, è molto sensibile ai problemi della violenza, in nome di una sicurezza sociale che è la base del benessere del paese. Nel momento in cui il Partito Democratico dovesse pendere verso il sostegno all’intransigenza sociale, nonostante la nota moderazione di Biden e della parte dell’establishment del partito più incline al compromesso e all’equilibrio, una fetta dell’elettorato moderato del Partito Democratico potrebbe scegliere di sostenere la ferma condanna dell’estremismo da parte di Trump. In questo caso, allora, la contrapposizione secca tra i due partiti, che sembra oggi dominare la scena politica americana, rifluirebbe verso la tradizionale fluidità dell’elettorato, con la fascia moderata dei democratici, o una parte di essa, incline alla difesa dell’ordine e della sicurezza sociali, “costretta” a votare Trump. Comunque, i prossimi mesi saranno decisivi per il posizionamento dell’elettorato americano. Da questo punto di vista, la piattaforma programmatica dei democratici sarà importante per la parte moderata di quel partito, mentre Trump dovrà rinsaldare le sue posizioni nei settori tradizionalmente repubblicani, che nelle elezioni locali dei mesi scorsi hanno subito alcune erosioni.

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Antonio Donno

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