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Antonio Donno
Israele/USA
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Le elezioni israeliane: certezze e dubbi 20/02/2020
Le elezioni israeliane: certezze e dubbi
Analisi di Antonio Donno

Risultato immagini per israel elections

Le elezioni israeliane del prossimo 2 marzo rappresentano un momento decisivo nella storia dello Stato ebraico. Nulla di rivoluzionario, ovviamente, ma un passaggio molto importante tra due opzioni diverse: la continuità o il cambiamento. Quest’ultima eventualità, tuttavia, non rappresenta ancora, in maniera chiara, un mutamento di rotta di Israele nella politica mediorientale. In effetti, l’accettazione da parte di Gantz, il rivale di Netanyahu, del piano di pace proposto da Trump non induce a pensare ad una svolta politica significativa, se Gantz dovesse vincere. La proposta del presidente americano è giunta in un momento delicato nella lotta tra le due parti israeliane che si contendono la vittoria; essa ha costretto il rivale di Netanyahu a esprimere una valutazione chiara e l’accettazione del piano americano, concordato con Netanyahu, pone Gantz in una posizione politica difficile. Avendo accettato ambedue il piano di Trump, per quale motivo gli elettori israeliani dovrebbero votare per Gantz e non per Netanyahu che ha elaborato il piano insieme a Trump? La domanda potrebbe sembrare ingenua, ma potrebbe riflettere, in realtà, un’ovvia valutazione da parte degli israeliani. A questo punto, stando così le cose, per quale motivo gli elettori israeliani non dovrebbero scegliere la continuità rappresentata da Netanyahu? I motivi di una svolta, allora, non potrebbero che essere legati a motivazioni tutte interne alla struttura partitica israeliana. Due sono i fattori che potrebbero mettere in pericolo la rielezione di Netanyahu: la sua coalizione oppure il desiderio degli elettori di avere una nuova figura politica alla guida del paese, considerato che Netanyahu è al potere da un considerevole numero di anni. In effetti, i problemi interni alla coalizione di destra non sono di poco conto. Già in precedenza, Avigdor Lieberman, capo del partito Israel Beytenu, alleato del Likud di Netanyahu, aveva creato non pochi problemi al primo ministro di Israele. Ora, in caso di vittoria di Netanyahu, non si può prevedere quali richieste saranno avanzate da Lieberman per far parte della coalizione di destra. Ma il problema più pesante per Netanyahu è la sua incriminazione per tre presunti reati. Impossibile dire quale peso potrà avere tale incriminazione nella scelta degli elettori israeliani, se prevarranno considerazioni di etica politica oppure la certezza che la rielezione di Netanyahu assicurerebbe agli israeliani la continuità positiva del trend economico del paese e la bontà della politica estera che il primo ministro israeliano ha assicurato a Israele in lunghi anni di gestione delle relazioni internazionali dello Stato ebraico. Da questo punto di vista, l’appoggio che Trump ha fornito allo Stato ebraico potrà avere un peso determinante nella rielezione di Netanyahu. La politica che il presidente americano ha sviluppato in Medio Oriente in stretta alleanza con Israele e gli ottimi esiti politici che ne sono derivati per la sicurezza del paese, grazie anche ad un’inedita condivisione di interessi strategici con i paesi arabi sunniti contro il pericolo sciita iraniano, sono tutti elementi che potrebbero giocare a favore di Netanyahu. La posizione attuale di Israele nel contesto mediorientale è più solida che nel passato. Nonostante le violente dimostrazioni anti-israeliane all’interno della Striscia di Gaza e della West Bank dopo la diffusione del piano di Trump, la dirigenza palestinese sembra ripiegata su se stessa, incapace di esprimere una qualsiasi determinazione al di là del tradizionale ma sempre più insignificante “no” ad ogni proposta. Un popolo allo sbando a causa dell’incapacità dei suoi governanti di prospettare un futuro basato sul buon senso e sulla valutazione realistica della situazione. Un altro fattore, questo, che potrebbe giocare a favore di Netanyahu.

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Antonio Donno

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