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Antonio Donno
Israele/USA
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Ecco perchè Netanyahu usa il cervello e non la pancia 18/11/2018

Ecco perchè Netanyahu usa il cervello e non la pancia
Commento di Antonio Donno

a destra: Bibi, coraggioso e saggio

“Soltanto un attacco distruttivo e devastante contro Hamas porterà a un accordo che non sia una vittoria per i terroristi”. Così scrive Efraim Inbar su “Israel Hayom” del 13 novembre, articolo riportato il 16 sul “Middle East Forum”. Perché Inbar ritiene che gli accordi, o meglio le tregue, siano stati finora un successo per Hamas? Questo è un problema che si discute da tempo nel governo di Benjamin Netanyahu, senza che si sia giunti ad una decisione risolutiva. 
Ma si può giungere ad una soluzione che sia effettivamente risolutiva nel confronto con i terroristi di Hamas a Gaza?
Il ragionamento di Inbar non farebbe una piega soltanto se venisse preso in considerazione in modo isolato, cioè decontestualizzato dal complesso dei fattori internazionali che di fatto bloccano Israele dall’assumere una decisione di questa portata.

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Efraim Inbar

Che cosa sostiene Inbar? Il nucleo del suo ragionamento è che la deterrenza che Israele ha finora messo in atto contro Hamas è insufficiente; anzi, per di più, è controproducente, perché, all’inizio di ogni tregua, i terroristi di Hamas sono convinti di poter dare inizio ad una nuova escalation contro Israele, che, a sua volta, avrebbe portato ad una nuova tregua, e così via. Ciò avrebbe tenuto Israele in uno stato di continua tensione e, nello stesso tempo, avrebbe rafforzato il potere di Hamas sulla propria popolazione, spacciando ogni tregua per una vittoria contro il nemico sionista e così diffondendo la certezza che Israele, accettando la tregua, sia debole e alla fine sarebbe stato sconfitto. 
“Sperare che Hamas onori gli accordi con lo Stato di Israele che vuole annichilire – scrive Inbar – è una posizione debole. Ogni estorsione che porta ad un ‘accordo’ prelude a una maggiore estorsione”.
Inoltre, le drammatiche condizioni economiche della popolazione di Gaza non inducono affatto i capi terroristi ad accettare una pace definitiva: “Non v’è alcun luogo al mondo dove vi sia una diretta correlazione tra qualità della vita e terrorismo”.
L’unica vera soluzione sarebbe infliggere una sconfitta definitiva ad Hamas, sostiene Inbar. È l’unico messaggio reale che Israele dovrebbe inviare ad Hamas, all’Autorità Palestinese e agli altri nemici: “Per sopravvivere nel Medio Oriente, Israele deve render chiaro il fatto che infliggerà una sconfitta inimmaginabile a coloro che lo attaccano”. 

Ma lo stesso Inbar sostiene che il problema cruciale per Israele è oggi l’Iran. Tuttavia, Inbar non tiene conto di alcuni fattori fondamentali dello scenario internazionale che impongono a Israele di non impegnarsi in un’azione definitiva contro Hamas. 
In primo luogo, un intervento di questo genere porterebbe senza dubbio ad una perdita grave di vite umane tra i palestinesi. Come il passato ha dimostrato, ciò solleverebbe una grande quanto ipocrita denuncia, a livello internazionale, dei “crimini di Israele” e rafforzerebbe emotivamente ed economicamente la posizione dei terroristi anti-israeliani di ogni risma, che otterrebbero immediatamente un profluvio di aiuti umanitari. 
In secondo luogo, l’azione di Israele potrebbe portare ad una complicazione delle relazioni con gli Stati Uniti.
Trump vuole proporre un piano di pace definitivo e non potrebbe accettare un intervento così duro da parte di Israele a Gaza, perché ciò rafforzerebbe l’intransigenza dei nemici di Gerusalemme e molto probabilmente un rifiuto a sedersi al tavolo delle trattative, ammesso e non concesso che ciò si verifichi anche senza l’intervento dello Stato ebraico a Gaza.

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Hamas

In definitiva, il governo di Netanyahu è costretto a gestire la situazione attuale, per quanto complessa, e attendere che Trump proponga il suo piano. Solo in caso di rifiuto delle proposte americane di pace, Israele potrebbe risolvere la questione di Gaza in termini definitivi. Anche in quel momento, tuttavia, l’esplosiva situazione mediorientale imporrebbe una valutazione molto approfondita da parte di Netanyahu, in termini di profitti e perdite.


Antonio Donno


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