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Giuliana Iurlano
Antisemitismo Antisionismo
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La società israeliana di fronte alla guerra del 1948-49: il coraggio di un popolo 26/11/2020
La società israeliana di fronte alla guerra del 1948-49: il coraggio di un popolo
Analisi di Giuliana Iurlano

Rare photo collection from Israel's War of Independence up for auction -  The Jerusalem Post

L’ormai vasta storiografia sulla guerra arabo-israeliana del 1948-49, che è giustamente definita come “Guerra d’Indipendenza” di Israele, si è interessata prevalentemente delle questioni militari che la dirigenza israeliana dovette affrontare per salvare il paese dalla distruzione ad opera degli invasori arabi e delle correlate faccende politiche che urgevano sul tavolo di Ben-Gurion e dei suoi collaboratori. Ora, invece, un libro prezioso descrive ciò che avvenne all’interno della società israeliana, come gli abitanti delle città e delle campagne si organizzarono per far fronte ad un pericolo straordinariamente grave che metteva in forse la stessa esistenza della popolazione ebraica di Israele che aveva visto nascere il proprio Stato il 14 maggio 1948 e che subito dopo rischiava di essere cancellato dalla violenza araba. Si tratta dello studio di Paula Kabalo, Israeli Community Action: Living through the War of Independence (Bloomington, IN, Indiana University Press, 2020, pp. 323). Paula Kabalo è direttrice del Ben-Gurion Research Institute for the Study of Israel and Zionism alla Ben-Gurion University del Negev. “Il ruolo della gente anonima nella storia – scrive Kabalo – è spesso lontano dagli occhi dell’osservatore” (p. 290). Questo libro, invece, descrive il retroscena sociale di una guerra che i soldati d’Israele combatterono per la vita o per la morte. Questo retroscena fu caratterizzato da una crisi umanitaria che scaturì dalla devastazione della vita quotidiana degli israeliani, dalla carenza di fonti di sostentamento, dalla separazione in seno ai nuclei familiari e dall’incertezza angosciante sul futuro della nazione ebraica. La gente, così, si organizzò in associazioni volontarie che avevano il compito di provvedere alle necessità della vita quotidiana ponendosi in stretto contatto con le autorità governative.

1948 - The Miracle of Israel's Birth | United with Israel

Questo atteggiamento, scrive Kabalo, dimostrò la fiducia che la popolazione aveva nei suoi governanti e lo stretto legame politico con coloro che avevano dato una patria ai propri figli. E, dal canto suo, il governo era pienamente cosciente del ruolo che la popolazione aveva svolto per dare vita allo Stato degli ebrei, dopo secoli di persecuzioni: “Una scuola di democrazia, si può dire, che dà ai suoi studenti gli strumenti con cui agire a livello civile e politico” (p. 293). Le esperienze che la popolazione dovette affrontare durante la guerra, una volta documentate, come nel libro di Kabalo, ci danno l’immagine di un paese che reagì con grande vigore ai pericoli della guerra, organizzandosi in gruppi e associazioni a seconda della loro provenienza o anche della loro fede politica. La società israeliana, dunque, si mobilitò, il che significò un alto livello di obbedienza civile e di responsabilità nei confronti della dirigenza politica dello Stato e delle sue vitali decisioni; ne scaturì l’immagine collettiva di una nazione che prima e dopo la guerra, nonostante le divisioni politiche, si pose in stretta cooperazione con il proprio centro politico, dimostrando la sua fede in Eretz Israel, la terra dei Padri e dei loro successori. Fu uno dei motivi della vittoria di Israele contro i suoi nemici, non solo nella guerra del 1948-49, ma anche in tutte le guerre successive. Nella prima parte del libro, Kabalo descrive come si organizzarono le municipalità di Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme durante la guerra, per poi dedicare la gran parte dello studio alle organizzazioni volontarie che videro la luce nel contesto della società israeliana, senza trascurare i rapporti tra ebrei e arabi viventi all’interno dello Stato. Allo stesso modo, una grande attenzione è rivolta all’economia di guerra, che il governo israeliano dovette organizzare in una situazione di gravissima urgenza: “Il 19 maggio 1948 – scrive Kabalo –, alcuni giorni dopo la proclamazione dello Stato, il governo israeliano dichiarò lo stato di emergenza e si impegnò a dar vita al processo di mobilitazione economica” (p. 184). Quella data diede il senso del pericolo mortale cui Israele stava andando incontro e, nello stesso tempo, della straordinaria reazione di cui il governo e la società israeliani dettero prova in quei momenti drammatici e che suscitarono l’ammirazione internazionale. Sarebbe cosa molto utile che il libro di Kabalo fosse tradotto in italiano perché rappresenterebbe un grande insegnamento per gli amici di Israele e soprattutto per i suoi nemici.


Giuliana Iurlano è Professore aggregato di Storia delle Relazioni Internazionali presso l'Università del Salento. Collabora a Informazione Corretta


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