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Perché non esiste ancora uno 'stato arabo palestinese'? La risposta è semplice (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Giuliana Iurlano
Antisemitismo Antisionismo
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Italia pro-islam già negli anni '30 22/09/2020
Italia pro-islam già negli anni '30
Analisi di Giuliana Iurlano

Spada dell'Islam - Wikipedia
Mussolini

Il 6 settembre 1932 fu inaugurata, alla III Fiera del Levante di Bari, con la lettura di un messaggio di Benito Mussolini, la stazione radiofonica di Radio Bari che prevedeva una serie di programmi per l’estero. Considerata dal Duce come l’“anello di congiunzione tra l’Occidente e l’Oriente”, essa doveva servire come strumento di propaganda dell’imperialismo italiano. Dall’agosto dell’anno successivo, furono trasmessi programmi in albanese, in arabo, in rumeno, bulgaro, ungherese, turco e serbo-croato. Ma fu la propaganda araba a costituire un elemento caratterizzante di Radio Bari, grazie a figure come Enrico Numé, un fascista conoscitore del mondo arabo e musulmano, Ugo Dadone – che, dal Centro Arabo del Cairo, forniva le notizie da trasmettere – e Daniele Occhipinti, che aveva vissuto per lungo tempo in Tunisia. Dal 1935, le trasmissioni di Radio Bari si caratterizzarono soprattutto per un accentuato antisemitismo e, durante la guerra, si moltiplicarono gli appelli del Muftì per incitare, in un delirio antisemita, i nazionalisti arabi e gli irredentisti islamici a guardare all’alleanza col nazismo come a una comunanza ideale d’intenti. Amin al Husseini, già nel 1933, quando Hitler salì al potere, aveva detto ai suoi collaboratori che, grazie al nazismo, si poteva “intravedere un nuovo, radioso futuro” e “l’avvento di una nuova era di libertà per i musulmani di tutto il mondo”. Naturalmente, approvava a gran voce la repressione e le leggi razziali antiebraiche introdotte dal nazismo e, nel 1934, confermò il suo sostegno incondizionato alla Germania. In un incontro con il Muftì, Eichmann gli offrì denaro, armi, munizioni ed esplosivi in cambio del suo impegno a debellare il “demone sionista”. Nel 1938 – come risulta dal carteggio Wiesenthal – il nome in codice del Gran Muftì risultava già nel libro paga della Sezione Mediorientale dell’Abwehr (il Servizio Segreto tedesco diretto dall’ammiraglio Wilhelm Canaris) e l’anno successivo, all’indomani dell’invasione tedesca della Polonia, Amin al Husseini diede pubblicamente il suo sostegno al “condottiero Adolf Hitler”. All’inizio del 1941, da Radio Bari e da altre emittenti segrete dell’Asse, egli invocò “il diritto degli arabi a risolvere il problema ebraico con le stesse modalità e gli stessi mezzi adoperati dal Führer”. Dopo un colloquio personale con Mussolini in ottobre e una visita a Berlino nel novembre dello stesso anno, durante la quale incontrò Hitler, il Muftì dichiarò che gli arabi erano amici naturali della Germania, pronti a formare una speciale Legione Araba (la Freies Arabien) al servizio della comune causa antisionista, anti-britannica e anti-francese. Tra il 1942 e 1944, egli si impegnò attivamente per arruolare nella Legione Araba e nella divisione musulmana Handshar (la “scimitarra”) delle Waffen SS molti uomini, utilizzando la propaganda radiofonica messa a disposizione delle potenze dell’Asse. Del resto, in Italia, il 1° maggio 1942 era stato istituito il “Gruppo Formazioni A” (“A” stava per “Arabi”), guidato dal maggiore Ugo Donati, un nucleo sorto proprio per volontà del Muftì. Il 1° marzo 1944, nel corso di una trasmissione radiofonica, egli – tra i più decisi sostenitori della “soluzione finale” – ribadì il suo odio verso gli ebrei, incitando con veemenza gli arabi ad ucciderli ovunque si trovassero, perché quella era la volontà di Allah.


Giuliana Iurlano è Professore aggregato di Storia delle Relazioni Internazionali presso l'Università del Salento. Collabora a Informazione Corretta


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