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Giuliana Iurlano
Antisemitismo Antisionismo
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Antisemitismo made in Usa 10/12/2018

Antisemitismo made in Usa
Commento di Giuliana Iurlano

Nella storia degli Stati Uniti i massimi vertici politici non furono esenti da manifestazioni, anche eclatanti, di antisemitismo. Il padre di John F. Kennedy, Joseph Kennedy, era un antisemita esplicito. Finita la guerra, divenne ambasciatore di Washington a Londra e, in un incontro con l’ambasciatore tedesco nella stessa capitale inglese, Herbert von Dirksen, ripeté la solita accusa sull’influenza eccessiva degli ebrei nella stampa americana, esprimendo – questa è la cosa più orrenda – “comprensione” per la politica tedesca verso gli ebrei (Rafael Medoff, “Antisemitism in the White House”, in Eunice G. Pollack, ed., From Antisemitism to Anti-Zionism: The Past & Present of a Lethal Ideology, Academic Studies Press).

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Successivamente, a causa delle forti critiche che gli erano state rivolte, il buon Joseph affermò che quelle accuse erano “poppycock” (sciocchezze). Ma il suo antisemitismo era ben noto negli ambienti politici americani. Lo stesso Truman, che pure ebbe parte decisiva nella fondazione di Israele, espresse più di una volta disappunto nei confronti delle insistenze sioniste. Ma, al di là di questo, il 10 marzo del 1948, due mesi prima della fondazione di Israele, in un colloquio con Ted Thackery, editore del “New York Post”, colto da ira, Truman affermò che gli ebrei di New York erano “sleali verso il loro Paese. Sleali!”. Più tardi, Truman disse che quelle affermazioni a lui attribuite erano “una menzogna vera e propria”. Al contrario, molti dei funzionari di alto grado del Dipartimento di Stato, eredi della politica ambigua e dilatoria di Roosevelt sul problema sionista, come Loy Henderson e Robert Lovett, avevano posizioni chiaramente anti-sioniste, con velature antisemite. Comunque, Israele ha un enorme debito di riconoscenza verso Truman – come ammise francamente Ben-Gurion – e verso i suoi due collaboratori che, più di altri, lo convinsero che la causa della fondazione di uno Stato ebraico era una giusta causa: David Niles e Clark Clifford. Richard Nixon non nascondeva le sue antipatie nei confronti degli ebrei, per quanto il suo segretario di Stato, Henry Kissinger, fosse ebreo. In occasione della pubblicazione di statistiche sulla disoccupazione negli Stati Uniti, Nixon si indispettì affermando che quelle statistiche fossero state gonfiate per danneggiarlo e che tale manovra fosse opera degli impiegati ebrei del Bureau of Labor Statistics, definiti parte di “una congiura ebraica”. H.R. Halderman, capo dello staff di Nixon, afferma nei suoi diari che Nixon sosteneva che gli ebrei dominassero la stampa americana e, una volta, il presidente ordinò allo stesso Halderman “di impedire che qualsiasi ebreo gli parlasse di Medio Oriente”, escluso – ovviamente – Kissinger. Lo stesso Franklin D. Roosevelt, benché ancor oggi idolatrato, non fu estraneo a posizioni antisemite. Il 29 maggio 1942, in un incontro tra lo stesso Roosevelt, il suo consigliere Harry Hopkins, e il ministro degli Esteri sovietico, Vyacheslav Molotov, Hopkins affermò che il punto di vista del comunismo sovietico negli Stati Uniti era danneggiato dalla presenza, all’interno del Partito Comunista americano, di “gente largamente scontenta, frustrata, incapace e blaterante, inclusa una porzione comparativamente molto elevata di ebrei”. A questo punto, “il presidente commentò di non essere certamente antisemita, come tutti sapevano, ma che vi era una buona dose di verità in quel punto di vista”. In effetti, l’anti-sionismo di Roosevelt non trascese mai in antisemitismo esplicito, anche se riteneva che la concentrazione di ebrei in taluni luoghi non giovasse e che le famiglie ebraiche americane, in numero di quattro o cinque, potessero essere inserite all’interno di contesti non ebraici in New York: “Egli sostenne che la popolazione locale non avrebbe avuto obiezioni se non si fosse superato quel numero”. Si può dire che Roosevelt era così d’accordo con questa soluzione che non avrebbe mai potuto accettare una concentrazione di ebrei in Medio Oriente tale da dar vita ad uno Stato ebraico. L’elenco delle posizioni antisemite in seno ai vertici della politica americana è vasto. Questi brevi esempi possono aiutare a comprendere il fenomeno, anche se gli Stati Uniti sono stati i più decisi alleati di Israele nella storia del secondo dopoguerra.


Giuliana Iurlano è Professore aggregato di Storia delle Relazioni Internazionali presso l'Università del Salento. Collabora a Informazione Corretta


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