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Giuliana Iurlano
Antisemitismo Antisionismo
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'In cerca di Israele', di Michael Brenner 11/06/2018

'In cerca di Israele', di Michael Brenner
Analisi di Giuliana Iurlano

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Michael Brenner

Lo Stato di Israele è come tutti gli altri Stati del mondo o vi è qualcosa che lo distingue? Questa duplice interpretazione spesso convive nella quotidianità della sua esistenza a livello internazionale; altre volte, invece, è inconciliabile per i suoi detrattori. È questo il tema di un libro importante che ci aiuta a entrare nel merito di un fenomeno unico nella storia dell’umanità e sempre all’attenzione degli studiosi. In Search of Israel: The History of an Idea, di Michael Brenner (Princeton University Press, 2018) non è solo una rivisitazione delle varie fasi del sionismo e della storia dell’Israele odierno, ma è un’analisi di come gli ebrei sionisti abbiano riconsiderato se stessi alla luce della grandiosa impresa che ha portato alla nascita del nuovo Israele e di come essi abbiano rimodellato il nuovo Stato secondo canoni legati alla tradizione, ma, nello stesso tempo, profondamente innovativi. Un intreccio formidabile, affascinante. Tutto nasce con il sionismo politico, che aveva come progetto fondamentale quello di far del popolo ebraico un popolo come tutti gli altri, portandolo fuori dalla minorità in cui viveva da secoli in seno ad altri popoli. Ma la storia di secoli di diaspora non poteva essere cancellata con un atto di sovranità in un territorio finalmente appartenente agli ebrei. Eppure, anche durante la “galut” l’essere ebrei aveva un significato unificante e distinguente nello stesso tempo.

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La copertina

Zygmunt Bauman, scrive Brenner, ha definito questo fenomeno “allosemitismo”, un’esistenza “altra” rispetto alle società in cui vivevano gli ebrei, soprattutto in Europa, e che il sionismo intendeva profondamente modificare per adeguarla agli standard del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Dopo settant’anni di indipendenza e di straordinario sviluppo, tuttavia, lo Stato di Israele, secondo Brenner, è divenuto “l’ebreo” tra le nazioni. In genere, questo è un attributo negativo, secondo le vecchie categorie, e tuttavia, “allo stesso tempo, molti popoli ritengono che Israele abbia un ruolo unico nel corso futuro della storia del mondo”. È un fenomeno di “eccezionalismo” non nuovo nella vicenda umana: gli antichi greci, i francesi con la loro missione civilizzatrice, i tedeschi, gli americani si sono caratterizzati per questo ruolo “eccezionale”. Ma il dato che distingue lo Stato ebraico è che il resto del mondo lo definisce l’“altro Stato”; e, di conseguenza, la normalizzazione voluta dai sionisti si è trasformata nel suo esatto opposto: l’antisemitismo ha chiuso il suo cerchio. Gli stereotipi di un tempo ora sono applicati all’intero Stato di Israele. Il concetto di “normalità” e di “unicità” non può essere misurato scientificamente; esso è un mito, un aspetto della percezione soggettiva, ma nel tempo può divenire una realtà nell’immaginazione degli altri popoli; e gli antisemiti d’oggi sposano appieno l’idea dell’“unicità” dello Stato ebraico, conferendo a tale idea un significato profondamente negativo. Così, gli ebrei, che incarnavano l’archetipico “altro” nella storia dell’umanità, hanno trasferito la loro alterità negativa nel loro Stato. Il fatto che Ben-Gurion e il movimento sionista abbiano voluto creare uno Stato modello per l’umanità, secondo l’interpretazione dei suoi nemici, conferma negli antisemiti il concetto che lo Stato di Israele sia “altro”, pericolosamente “altro”. Scrive Brenner che, “nel 1967, Israele visse la sua seconda fondazione”, ma finì per essere il nuovo Golia, secondo gli antisemiti. Nei decenni successivi, lo Stato ebraico divenne l’Israele globale, grazie al suo stupefacente progresso economico, il che rimise in auge l’antico concetto degli ebrei padroni del mondo. Paradossalmente oggi Israele, conclude Brenner, vive una doppia vita: da una parte, è un paese cosmopolita, ricco, perfettamente inserito negli affari internazionali, tenuto in grande considerazione; dall’altra, continua a essere invischiato nei conflitti regionali che lo legano a una quotidianità sempre allarmata.


Giuliana Iurlano è Professore aggregato di Storia delle Relazioni Internazionali presso l'Università del Salento. Collabora a Informazione Corretta


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