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1929-2019: 90 anni dopo l'orribile strage contro l'antica comunità ebraica di Hebron (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Andrea Zanardo
Il contadino di Galilea
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Una risata li seppellirà: l'ironia arma contro i disinformatori 14/07/2015
Riprendiamo dal blog IL CONTADINO della GALILEA di Andrea Zanardo, quattro articoli satirici che ironizzano sulla disinformazione contro Israele in Italia.
Ne riprenderemo la pubblicazione man mano che ne usciranno di nuovi.

Il Contadino della Galilea e' un blog satirico irregolarmente tenuto da Andrea Zanardo, un italo-israeliano espatriato in Inghilterra.

Dall'Unità di domani:

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Umberto De Giovannangeli

L’Egitto resiste. Resiste alla continua guerra che Israele muove contro l’intero mondo civile. Resiste ai ricatti degli ebrei che vogliono riscuotere la libbra di carne da poveri pensionati tedeschi che ai tempi di Nasser (che laicamente Dio lo abbia in gloria) trovarono rifugio al Cairo. Resiste a questa strategia della tensione, culminata in un attacco sionista alla nostra ambasciata, con tempistica accuratamente calcolata per fare cadere la colpa su qualche sparuto gruppo della sempre piu’ marginale, isolata e pacifica galassia islamista. Contro tutto questo, l’Egitto resiste. La Comunita’ palestinese in Italia invita a una manifestazione di solidarieta’ con il popolo egiziano, contro le pressioni israeliane per far degenerare il conflitto. Appuntamento davanti alla sinagoga. I compagni della CGIL porteranno bare vuote, come d’abitudine per esprimere, come nel 1982, una speranza di pace e di giustizia.

Giovanni de Umbertangeli

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Dal Manifesto di domani:

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Michele Giorgio

Le notizie che giungono dal Cairo obbligano a un ripensamento collettivo dei termini di confronto con il mondo islamico, dove la primavera araba tarda a fiorire in una estate di democrazia che e’ poi la premessa a un autunno liberale, cui segue un inverno liberista e poi sicuramente arrivera’ la primavera comunista. Per ragioni geografiche l’Italia, affacciata sul Mediterraneo, puo’ diventare un ponte per aprire un’era di dialogo tra le civilta’ in cui laici e democratici di ambedue le parti, Nord e Sud, Occidente e Oriente, si tendano la mano armoniosamente per la costruzione di un futuro di pace, per un Medio Oriente depurato dalla antistorica presenza sionista. Noi del Manifesto avevamo gia’ lanciato questo appello negli anni Ottanta, quando Israele ha deportato le popolazioni cosiddette ebraiche dall’URSS al Medio Oriente, e i media controllati dalle lobby sioniste hanno fatto credere che il comunismo non offrirebbe alcun riparo agli ebrei. Abbiamo ora davanti a noi una importante opportunita’, che si spera qualcuno vorra’ cogliere: spiegare al mondo che l’islamismo non e’ un mostro di cui aver paura, anzi - proprio come il comunismo nel periodo di Stalin - e’ la imperfetta realizzazione di un sogno di giustizia e puo’ offrire -proprio come lo stalinismo- protezione a donne, ebrei ed omosessuali. Basta che si levino dalla testa questa storia dei diritti individuali, che fin dall’epoca della Thatcher ha fatto un sacco di danni alle coscienze.

Giorgio Michele

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Un editoriale di Gad Lerner:

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Gad Lerner

Il devastante attentato del Cairo rischia di innescare una spirale di violenza nel corso della quale noi italiani, e parlo soprattutto della sinistra italiana, rischiamo di perdere definitivamente il bene piu’ prezioso: la faccia, il diritto di predicare al resto del mondo. Sarebbe in effetti una terrible tragedia se si facesse strada nell’opinione pubblica, gia’ devastata dal leghismo e dalla islamofobia, che gli israeliani avevano buone ragioni per votare Netanyahu. Occorre fermare il panico e non cedere alla demagogia. Una sinistra responsabile non puo' cedere al ricatto della paura e deve assumere il dialogo come priorita'. Senza dialogo non si va avanti e bisogna cogliere in questo attentato dinamitardo gli echi della lotta di liberazione condotta dagli anarchici nell’Ottocento, aprire un tavolo di trattativa con l’Islam moderato, e se non lo si trova, occorrera’ inventarlo. E questo dialogo non deve rifuggire le domande fondamentali, le questioni dirimenti, le faccende piu’ urgenti. Non bisogna temere di chiedersi, costruttivamente, e senza demonizzazioni: Quali sono, questa volta, le colpe di Israele?

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Un editoriale di Moni Ovadia:

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Moni Ovadia

E ancora macerie, ancora bombe, ancora guerra, ancora immagini di morte che provengono dal Medio Oriente. Questa volta l’oggetto della furia omicida e’ stata un consolato e il caso ha voluto che fosse di un Paese europeo e una beffarda scelta del destino ha fatto si’ che si trattasse di quella italiana. E ora? Ora cosa resta, ora cosa puo’ rimanere, ora cosa possiamo sperare mentre la frenesia dei media e delle istituzioni, e dei cancellieri, e della diplomazia, e’ tutta presa unicamente dalle solite ossessioni, mentre tutti tornano a annunciare di nuovo la consueta e tragica caccia ai soliti bersagli, mentre tutti insomma puntano il dito contro l’islamico, l’Altro da Se’, il Selvaggio, compito di noi ebrei, se ancora vogliamo essere la coscienza dell’Occidente, e’ di porre la accorata domanda che nessuno osa piu' formulare, ma che come lo spirito marxiano si aggira per l’Europa devastata dal neoliberismo. Cosa dire, questa volta, per accusare Israele?

Andrea Zanardo
Andrea Zanardo


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