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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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Il Natale e la sua ambiguità 03/12/2019
Il Natale e la sua ambiguità
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)


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Da Parigi a New York, da Madrid a Berlino, da Londra a Stoccolma, la cosiddetta magia natalizia è in pieno fermento. Abeti decorati con candeline multicolori, presepi tradizionali o moderni, e babbi Natale con mantello rosso e barba bianca. Il tutto con il sottofondo di "Little Santa Claus" o "Jingle Bells. " E a Gerusalemme, il municipio mette gratuitamente gli abeti a disposizione di coloro che lo desiderano. Ma a proposito, cosa rappresenta questa festa? Chiedetelo a qualsiasi bambino cristiano e vi risponderà senza esitazione: la nascita di Gesù bambino. Del resto negli Stati Uniti, sugli abiti appositamente creati per l'occasione, si può leggere una scritta che augura “Buon compleanno Gesù”. Al contrario, non c'è quasi alcun riferimento al fatto che il bambino la cui nascita viene così gioiosamente commemorata, sia stato un piccolo ebreo nato da una mamma ebrea; un piccolo ebreo che era andato a Gerusalemme per celebrare il suo Bar Mitzvah nel maestoso Tempio sul Monte Moriah; un ebreo che diventato adulto aveva iniziato il suo ministero in una sinagoga a Nazaret e che morì come aveva vissuto, da ebreo. Ne è la prova l'iscrizione apposta per scherno sulla sua croce dai romani che l’hanno ucciso: Gesù di Nazaret, Re dei Giudei. Ma cosa volete farci, la verità storica così come si riflette nel racconto di questa nascita e di questa morte fatto dai vangeli e finora considerata come “ verità evangelica ”, è ormai abbandonata perché non corrisponde alla narrativa adottata dalle Nazioni Unite e dall'UNESCO. Dal momento che secondo queste esimie istituzioni non esiste, non c'è mai stato, un legame tra ebraismo, ebrei e Monte del Tempio - scusate, Spianata delle moschee – perché mai Gesù ci sarebbe dovuto andare? Perché ci sarebbe andato di nuovo per celebrare la Pasqua ebraica, un evento che è stato perfino immortalato da Leonardo da Vinci? Certo, a quel tempo, nessuno avrebbe pensato di negare il fatto che Gesù fosse ebreo, e ancor meno di chiamarlo palestinese. Com’è noto, è inutile che si cerchino i palestinesi o la Palestina nel Nuovo Testamento. Ma i tempi sono cambiati. I leader di Ramallah lo dicono forte e chiaro: Gesù non era ebreo, no, era palestinese. Argomentazione accolta con entusiasmo da Linda Sarsour, una pasionaria palestinese che vive negli Stati Uniti, secondo cui Gesù era "un piccolo palestinese con la pelle color rame e i capelli crespi": questa asserzione , lei dice, è tratta dal Corano, ma il Corano non menziona mai i termini Palestina o palestinese. Comunque sia, alla vigilia di Natale, ci sarà un evento straordinario. Nella Basilica della Natività a Betlemme, i leader palestinesi in pompa magna saranno in prima fila per assistere alla Messa di mezzanotte; non mancheranno di menzionare ancora una volta questo Gesù palestinese, che fu in realtà il loro primo martire e di cui che il Corano ha fatto un profeta dell'Islam. I pochi cristiani che le persecuzioni dei loro vicini musulmani non sono ancora riuscite a convincere a lasciare la città, rimarranno in silenzio. E i media occidentali non faranno alcun commento.

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Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


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