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Angelo Pezzana
Israele/Analisi
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Da Dreyfus a Anne Frank per uscire dalla retorica del Giorno della Memoria 11/01/2020
Riprendiamo dal BOLLETTINO della Comunità ebrica di Milano, gennaio 2020, a pag.7, con il titolo "Da Dreyfus a Anne Frank ai destini paralleli dei 'testimoni': per uscire dalla retorica del Giorno della Memoria", il commento di Angelo Pezzana.


Angelo Pezzana

Immagine correlata
(La nave di Teseo ed.)

Il film di Roman Polanski “L’ufficiale e la spia” ha riportato all’attenzione il caso Dreyfus, che dal 1894 per circa quindici anni vide la città di Parigi e l’intera Francia sconvolta da iniziative di massa all’urlo “morte agli ebrei”. Polanski è sicuramente l’interprete attuale del ritratto della crescita a livello europeo dell’odio che colpisce sia gli ebrei in generale sia Israele, lo Stato degli ebrei. Nelle ultime scene che qualcuno, ma non chi scrive, ha giudicato alquanto ambigue, è riuscito anche a rappresentare il comportamento strettamente legalitario di Alfred Dreyfus, nel momento in cui riceve risposta negativa a una domanda più che legittima - di essere reinserito nell’esercito francese dopo otto anni di reclusione trascorsi sull’Isola del Diavolo - proprio da quel Piquart che fu tra i pochi militari di alto grado che già durante il processo avevano riconosciuto l’innocenza del “traditore ebreo”. Per questo suo atto di coraggio Piquart era stato incarcerato per due anni, solo la famosa difesa di Zola con il “J’Accuse” sul quotidiano L’Aurore e il rifacimento del processo a Dreyfus che riconobbe l’inconsistenza dell’accusa di tradimento, sancì il diritto di Piquart di ottenere il risarcimento per gli anni passati in prigione.

Risultati immagini per Elena Loewenthal Contro il giorno della memoria
(ADD ed.)

Alla richiesta di Dreyfus di applicare lo stesso criterio che lui aveva applicato a se stesso, però, Piquart oppose un rifiuto. Pure di fronte alla richiesta più che legittima, che applicasse come ministro quale era diventato lo stesso riconoscimento a Dreyfus gli rispose di no, e che l’esercito francese non avrebbe ammesso questo diritto. Quel volto pietrificato di Dreyfus, nel film di Polanski, quando apprende che l’ingiustizia avrebbe continuato a rappresentare la Francia all’insegna dell’antisemitismo, può essere utile nel momento in cui le democrazie occidentali in cui viviamo non hanno il coraggio di darsi delle leggi che riconoscano come reato e quindi prevedano una sanzione che priva della libertà chiunque propaghi l’odio nascondendosi dietro la presunta difesa della libertà di opinione. Questo è tanto più vero in questo mese di gennaio, quando il motto più diffuso, “mai più” - fin troppo ripetuto, con il rischio di perdere significato -, impedisce di capire gli errori, pur con le buone intenzioni, che hanno portato a questa retorica della Shoah che aumenta e si diffonde ovunque a tutti i livelli sociali. Per capire quale sia la strada da prendere sono fondamentali due libri: Elena Loewenthal Contro il giorno della memoria (ADD editore), un titolo provocatorio che è un appello a cambiare strada per capire la Shoah senza cadere nella retorica; e la biografia di Anne Frank di Cynthia Ozick Di chi è Anne Frank? (La Nave di Teseo), un breve ma importante testo.

Risultati immagini per marcia dei vivi
La marcia dei vivi

La rilettura critica che ne fa Cynthia Ozick ristabilisce la verità su quel piccolo libro che forse non è mai stato un invito generico a crede- re nell’indistruttibile bontà del genere umano quanto invece la descrizione del Male (e il diffonderne la conoscenza), che va combattuto e mai sottovalutato o assolto definendolo banale. Al film e ai libri va aggiunto uno straordinario docu-film, #Anne Frank. Vite parallele distribuito per soli tre giorni, lo scorso ottobre, in un numero ristretto di cinema. Le due registe-giornaliste, Sabina Fedeli e Anna Migotto, sono riuscite a unire in modo esemplare il ricordo della Shoah con le testimonianze di alcuni sopravvissuti, e le riprese di un avvenimento, “la Marcia dei vivi”, ossia di centinaia di migliaia di persone, da Israele e da tutto il mondo, in mezzo a un continuo sventolio di bandiere israeliane, che percorrono a piedi la strada che porta ad Auschwitz-Birkenau. Parteciparvi una sola volta nella vita non permetterà “mai più” di dimenticare qual è l’obiettivo oggi dell’odio contro gli ebrei: la distruzione del loro stato, Israele.

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