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Angelo Pezzana
Israele/Analisi
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Vita meno facile per gli odiatori di Israele 08/07/2017
Vita meno facile per gli odiatori di Israele
Lettera da Gerusalemme, di Angelo Pezzana

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Per gli odiatori di Israele non c'è posto nello Stato ebraico

Fra i tanti paradossi che rendono Israele un paese unico e perciò interessante è la capacità, dimostrata in quasi 70 anni dalla fondazione dello Stato, di aver costruito una società democratica, con delle regole comuni con altre democrazie occidentali, pur vivendo – così verrebbe definito in ogni altro paese- in uno “stato di guerra”. Se è indispensabile ricordare sempre la natura pacifica di Israele e dei suoi cittadini, è a causa della innegabile la distorsione che viene fatta della sua immagine, ingigantendone l’aspetto militare, il livello dei suoi armamenti e la potenza che ne deriva dal suo esercito. Tutto vero, Israele è anche quello, ma lo è perché obbligata dalle intenzioni di stati, organizzazioni terroristiche, il cui obiettivo è la sua distruzione. Nessun altro stato al mondo si trova in una situazione simile. Ometterlo, raccontando solo ciò che avviene senza spiegarne le cause, rende un pessimo servizio alla verità storica. In nessun altro paese al mondo – escludo ovviamente i regimi autoritari e dittatoriali – vi è un rispetto per i diritti delle opposizioni come in Israele. E sottolineo nessun paese democratico. A partire dalla Corte Suprema, al parlamento, nelle istituzioni ufficiali, nella scuola, nei media, nell’economia la tutela della libertà di espressione e di critica arriva fino al livello più alto, il Presidente dello Stato, un cittadino come tutti gli altri di fronte alla legge. Nessun paese democratico ha al suo interno tante organizzazioni non governative (Ong) per la difesa dei diritti come Israele, il cui compito è non solo criticare il governo, ma per diverse la delegittimazione di tutti i governi, dal 1948 ad oggi, senza distinzioni partitiche. Ong che hanno ovviamente diramazioni e finanziamenti, anche dall’estero, dagli scopi ben precisi, mettere in discussione per poi cercare di abbatterle le stesse fondamenta legali dello stato. In molti campi, ma in modo particolare in quello dell’informazione, chiunque poteva entrare liberamente in Israele, non per conoscerne la società in tutti i suoi aspetti, ma principalmente per costruire una rete di iniziative destinate a diventare una catena di diffamazioni da diffondere a livello internazionale. Israele ha sempre chiuso un occhio, sotto estimando il fatto che una menzogna ripetuta infinite volte diventa una verità. Era la tecnica di Goebbels, copiata e riveduta in senso anti-Israele.

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Fino ad oggi. L’ingresso in Israele non verrà più consentito a chi lavora per il boicottaggio, in modo specifico in quelle organizzazioni che si richiamano al BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni). Nel 2016 Israele ha negato il visto di ingresso a 16.534 persone, in questo numero vanno inclusi i migranti illegali, il 68% del totale, ma anche migliaia da Usa,Germania, Gran Bretagna,Italia. Per un paese in guerra la sicurezza è un aspetto prioritario per ogni governo. In questo caso l’intenzione di nuocere non veniva neppure dissimulata. I volonterosi lavoratori di Pallywood sono avvisati, elaborino le loro ‘fake news’ a casa loro, e la somma del biglietto aereo risparmiata la investano in qualche terapia salutare, dall’ossessione contro gli ebrei e Israele pare si possa guarire.


Angelo Pezzana


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