giovedi` 24 settembre 2020
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Ecco il volto dell' 'islam moderato' (sottotitoli a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






 
Angelo Pezzana
Israele/Analisi
<< torna all'indice della rubrica
Islamofobia non è una parolaccia 28/01/2015
 Riprendiamo da SHALOM di gennaio 2015, a pag. 8, con il titolo "Islamofobia non è una parolaccia", l'analisi di Angelo Pezzana.


Angelo Pezzana


L'islam è una religione tollerante!
Tollera fanatici, attentatori suicidi, terroristi... e le donne, più o meno

Fino a non molto tempo fa leggevamo spesso, a difesa di un islam ‘moderato’, che non andava confuso con l’islamismo estremista, perché "se è vero che i terroristi sono tutti musulmani, non è vero che tutti i musulmani sono terroristi". Una verità sicuramente da condividere ancora oggi, ma con qualche verifica. La prima e più evidente è che è mancata la presa di distanza dal terrorismo da parte della società musulmana nel suo insieme. Ne conosciamo le ragioni, che però ci aiutano solo in parte a capire perché questo distacco non si è verificato. Nei paesi arabo-islamici la pratica del dissenso - tipica dei regimi democratici - è pressoché sconosciuta, chi osa contestare la politica del proprio governo mette a rischio sicuro la libertà personale, a volte anche la vita.

Non solo il governo, questo vale anche per la religione, quando si identifica con lo Stato, il che avviene in tutti i Paesi musulmani. Il silenzio che ne segue cancella le buone intenzioni di chi distingue nelle società musulmane la moderazione dall'estremismo, al quale segue evidentemente il terrorismo come azione politica. Se esiste un islam moderato, ripetiamo, se esiste, esso scompare per lasciare evidente solo il suo lato estremo. Questa premessa aiuta a capire perché non ha alcun senso, nel mondo occidentale, l'uso della parola "islamofobia", in quanto l'unico islam che ci è dato conoscere è quello che contrassegna i gruppi terroristi che insanguinano il mondo, e, paradossalmente, ma neanche troppo, gli stati islamici innanzi tutto. Che poi queste guerre fratricide avvengano sotto il segno della rivalità sciita-sunnita - una spiegazione storicamente ineccepibile - nulla tolgono all'obiettivo proclamato da entrambe le componenti terroriste: l'attacco ai valori dell'Occidente, primo fra tutti la democrazia. Un terrorismo che viene regolarmente sottovaluto - se non ignorato - quando colpisce Israele.

Lo Stato ebraico, vittima del terrorismo, viene invece presentato quale oppressore dei propri nemici, accusato persino di 'occupare' territori nei quali non esiste nemmeno l'ombra di un ebreo - Gaza, per esempio - sempre presentata non per quello che invece è: una entità che ha nel proprio statuto la distruzione di Israele. Gli attentati che avvengono spesso nelle città israeliane, per bene che vada, sono attribuiti a 'lupi solitari', che agiscono non in base a un programma politico organizzato, ma spinti dalla rabbia che gli attentatori provano per vivere in uno Stato che li opprime. Così il cerchio si chiude, con la sola Israele nella parte del responsabile.

Che dietro a questi crimini ci sia una ideologia che si richiama al Corano viene sempre ignorato, così come non viene mai fatto notare il grido di Allah Uakbar che accompagna il crimine. Urlava Allah Uakbar anche il musulmano che il mese scorso ha investito con la propria auto a Digione undici persone che aspettavano il bus a una fermata (identico a quello avvenuto a Gerusalemme). Sui nostri quotidiani è stato definito 'squilibrato', una definizione che avrebbe potuto essere accettabile solo se preceduta da 'criminale islamico'. Invece no, ecco un 'lupo solitario' che agisce da solo, quindi non rappresenta un vero pericolo, non dobbiamo preoccuparcene più di tanto. Non dobbiamo nemmeno porci domande, perché potremmo venire catalogati come "islamofobi", perché, in base a questa etichetta, vedremmo nell'islam un programma di asservimento, di sottomissione, mentre si tratterebbe di una religione, anzi, come ci viene ricordato, una 'religione di pace', malgrado il suo testo sacro - il Corano - venga regolarmente brandito a mo' di machete dai tagliagole quando 'giustiziano' quei malcapitati finiti nelle loro mani insanguinate.

Nel caso dell'islam, la fobia è più che giustificata, soltanto un non vedente potrebbe sostenere il contrario. Fino a quando il terrorismo islamico non verrà sconfitto - ma dopo la recente cancellazione di Hamas dalla lista dei movimenti terroristi da parte del Tribunale Europeo, ci appare un obiettivo lontano nel tempo - essere islamofobi è l'unica reazione sensata per fermare chi vuole distruggere quei valori di libertà e giustizia che sono alla base della democrazia. Se Israele è in prima linea, subito dopo toccherà all'Europa, di segnali ce ne sono già stati in gran numero, ma non sufficienti. A difendere la pace e la democrazia non sarà la resa a chi urla Allah Uakbar prima di ucciderci.

Per inviare la propria opinione a Shalom, cliccare sulla e-mail sottostante


feedback@shalom.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT