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Angelo Pezzana
Israele/Analisi
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Da Sartre a Said, i falsi eroi della democrazia che furono complici dei dittatori 28/11/2014
 Riprendiamo da SHALOM di novembre 2014, a pag. 19, con il titolo "I falsi eroi che piacciono alla generazione dei nuovi storici", l'analisi di Angelo Pezzana.


Angelo Pezzana Jean-Paul Sartre Edward Said


Il figlio di Edward Said lancia pietre contro i soldati di Tzahal

Se qualcuno ha mai pensato che l’ideologia comunista è crollata sotto l’implosione dell’Unione Sovietica, ebbene, si ricreda. La maggior parte di chi è passato attraverso quella storia sanguinosa, ha cercato di riciclarsi nascondendo il proprio passato sotto una presentazione di se stesso come se una parte della propria vita non fosse mai esistita. La parola magica, che ha ripulito le biografie di politici, intellettuali, artisti è stata ‘democrazia’. Erano tutti, nel dopoguerra, democratici, l’essere stati comunisti per almeno 40 anni veniva ignorato, via le tessere del partito, via le firme sotto la propaganda più vistosa, se qualcosa occorreva ammettere, allora la colpa era dello stalinismo, il marxismo-comunismo era salvo, “difesa della democrazia” lo definivano.

Poi saltò tutto in aria, l’Urss ritornò ad essere la Russia – anche se con un nuovo zar al Cremlino, dopo la breve pausa libertaria di Yeltsin – le ‘democrazie popolari’ europee si liberavano dalla schiavitù dei regimi comunisti, insomma, l’Europa era cambiata, la via verso i valori veri della democrazia sembrava obbligata. Ma il virus affascinante, che in ogni generazione miete vittime sull’altare della dittatura travestita da democrazia, continua a propagarsi ancora oggi, a babbo comunista morto, questa volta nelle vesti di un relativamente giovane ricercatore, tale Marco Albertaro, che approda sulle pagine de La Stampa, le meno adatte per ospitare un articolo in lode di Jean-Paul Sartre, con un articolo che dimostra in modo esemplare l’assunto che apre queste mie note, e che rivela magistralmente l’ideologia che guida l’autore.

Il filosofo francese viene lodato in termini così entusiasti per il fatto che 50 anni fa rifiutò il Premio Nobel, perché “voleva mantenersi libero da qualsiasi legame con il potere”, ricorda il nostro laudatore. Ma gli anni precedenti, quelli dell’occupazione nazista, si guarda bene dal citarli, è come se non fossero mai esistiti. Eppure negli ultimi anni ci sono state in Francia moltissime discussioni sulle responsabilità degli intellettuali che avevano flirtato con l’occupante nazista. E Sartre era uno di questi. Ma Albertaro non ne è a conoscenza, o gli fa comodo non esserlo, se scrive “un’intransigenza innata, che non gli ha mai permesso di accettare il minimo compromesso con il potere stabilito”. Bum! Ma qui arriva il bello, tanto da ritenere che Sartre sia servito al nostro per arrivare ai tempi attuali, una chiave per esaltare un altro “eroe” che sicuramente fa parte del firmamento degli eroi moderni che piacciono al nostro giovane ricercatore, approdato non si sa come a un grande giornale nazionale. Scrive infatti “il grande studioso di letteratura comparata che ha messo la propria voce al servizio di numerose cause… sempre alla continua ricerca della verità ..”.

Chi è questo nuovo eroe? Ma Edward Said, chi sennò, uno degli odiatori di Israele più celebrato, già membro del direttivo dell’Olp, si definiva cristiano palestinese, ma era vissuto sempre in Usa dove insegnava alla prestigiosa Columbia University, “un influente maestro di pensiero, ma anche formidabile polemista, sempre capace di rovesciare il punto di vista comune, mai propenso ad accettare l'opinione che sembra così ovvia da essere considerata un 'fatto'“. Così lo definiva Wlodek Goldkorn sull’Espresso nel novembre 2007. Perché Said piaceva anche in ambiente ebraico, si definiva come uno ‘sempre nel posto sbagliato’, e questa espressione, sicuramente attraente, era piaciuta, eliminando – anche per lui, come per Sartre – le altre parti della sua vita che avrebbero rivelato un altro Said, quello che, forte della sua statura intellettuale, poteva permettersi di portare il proprio figlio, ancora un ragazzino, in Israele per insegnargli come si lanciano le pietre contro i soldati di Tzahal. Peccato che una fotografia lo abbia immortalato per sempre in quella posizione, mentre con in mano una pietra gli mostrava come effettuare il lancio. Era pur sempre un docente, anche se non alla Columbia. Sono questi gli eroi che piacciono alle nuove generazioni di ricercatori storici. Li guida l’eterna ideologia che prepara l’avvento dei sistemi dittatoriali, quelli che continuano a vedere il nemico nella democrazia israeliana e l’amico nei regimi autoritari. Non essendoci più fogli con il simbolo della falce e martello, scomparsi dalle edicole per mancanza di acquirenti, approdano sui giornali che un tempo avremmo definito liberali.

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