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Angelo Pezzana
Israele/Analisi
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L’errore più grande: fermarsi adesso 31/07/2014

L’errore più grande: fermarsi adesso
Lettera da Gerusalemme, di Angelo Pezzana



Ari Shavit                           Alan Dershowitz

Leggo sempre gli editoriali di Ari Shavit su Haaretz, una delle poche teste pensanti della sinistra pacifista israeliana, non sempre ne condivido i giudizi, ma questo rientra nella norma. Oggi però Shavit mi delude, non è da lui fare un riassunto degli ultimi trent’anni in poche righe, per dichiararsi poi deluso se nessun risultato gli pare raggiunto. E’ l’eterno vizio degli intellettuali di professione, rimproverano il governo di non saper governare, descrivono nei particolari la società nella quale vorrebbero vivere, ma si guardano bene dal dire cosa andrebbe fatto per realizzarla. Shavit era parso fino ad oggi una voce fuori dal coro, critico sì, da buon pacifista, ma sempre attento alla realtà dei fatti. Non oggi, in un pezzo su Haaretz, nostalgico del buon tempo che fu, si limita a concludere, dopo aver passato in rassegna torti e ragioni, anche quelle di Israele, che occorre fermarsi adesso, quando la missione non è affatto conclusa. Israele ha il diritto a difendersi, deve essere forte per poterlo fare, ma adesso va cercata una “soluzione creativa per Gaza e un accordo di pace nel West Bank”. Tutti hanno il diritto di contraddirsi, ma Shavit esagera. Può però essere che sia stato il suo giornale a consigliargli di correggere il tiro, anche perché oggi lo intervista sulla Stampa Maurizio Molinari, e le sue risposte non collimano con quanto scrive oggi su Haaretz è in parte il Shavit sionista di ferro che abbiamo sempre stimato. Se Tsahal si ferma a metà lavoro, Hamas – come ha sempre fatto – si riarmerà, sarà solo questione di tempo, fra due anni avremo di fronte lo stesso scenario. Con Hamas l’unica soluzione creativa, è la sua eliminazione fisica, in modo da liberare Israele dalla sua minaccia, ma anche la popolazione di Gaza, adesso che ha provato sulla propria pelle che cosa significa essere governati da un movimento terrorista. E il West Bank, cioè Abu Mazen, si decida e prenda finalmente la decisione di convivere con Israele, innanzi tutto riconoscendolo apertamene come fecero Egitto e Giordania, l’unica via per ottenere la pace e l’indipendenza.
Per fortuna la sinistra ha ancora delle teste pensanti, che però vengono tenute con cura in disparte. Penso a Alan Dershowitz, uno dei più grandi esperti di legalità internazionale, americano appassionato democratico, che su quanto avviene in Medio Oriente non si lascia ingannare dalle tiritere pacifiste. Scrive, infatti, che “ nessun governo israeliano – di destra,centro o sinistra – farà mai un accordo con l’Autorità nazionale palestinese (Abu Mazen) che renda gli israeliani e l’aeroporto vulnerabili agli attacchi missilistici come è avvenuto da quando a Gaza comanda Hamas”. Che, va ricordato, forma oggi un governo palestinese unitario con l’Anp.  Aggiunge Dershowitz “ Chiedere oggi la fine di ogni iniziativa militare non garantirà mai la pace. Significa realizzare il piano di Hamas”.

     
Yair Lapid                                      


Non esistono foto recenti di Mohammed Deif, che  vive nei tunnel di Hamas


Per finire oggi, una dichiarazione di Yair Lapid, Ministro dell’Economia, su Muhammad Deif, capo dell’ala militare di Hamas, che si nasconde nella città sotterranea dei tunnel che lui stesso ha costruito. Israele aveva già cercato di eliminarlo quattro volte, senza però riuscirci. “E’ un morto che cammina”, ha detto Lapid, speriamo che l’augurio diventi presto realtà, anche se il serpente ha molte teste. Israele ha inventato gli Iron Dome, che hanno procurato ad Hamas la sconfitta più bruciante, speriamo che dal cappello inventivo israeliano esca adesso un Iron Dome capace di infilarsi nei tunnel per liberarli dalle truppe di Hamas e poi, a eliminazioni fatte, distruggerli.  


Angelo Pezzana


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