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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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L’uccisione di Soleimani e i liberali di sinistra 24/01/2020
L’uccisione di Soleimani e i liberali di sinistra
Analisi di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Yehudit Weisz)

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Qassem Soleimani con Ali Khamenei

Spesso i grandi eventi politici imprevisti generano una valanga di domande e riflessioni. Questo è certamente il caso dell'uccisione mirata da parte degli Stati Uniti del Maggior Generale iraniano Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio. Come reagiranno gli iraniani? L'eliminazione di Soleimani è stata una mossa impulsiva da parte del Presidente Trump o faceva parte di una precisa strategia per controllare l’Iran? Porterà a una guerra più vasta? Che significato ha la morte di Soleimani per il Medio Oriente? Ci sono però anche altri aspetti legati all’eliminazione di Soleimani che suscitano una domanda importante: le molte reazioni inorridite da parte dell'Occidente alla sua uccisione indicano un significativo declino della democrazia?

L'uccisione di un uomo che era forse il principale terrorista del mondo avrebbe dovuto portare i democratici a nient'altro che ad una chiara scelta e stare con il governo americano, contro il terrorista e il regime che rappresentava. L'estrema sinistra in Occidente mostra a vari livelli simpatia per i terroristi. Il leader dimissionario del Partito Laburista Britannico, Jeremy Corbyn, è stato accusato di sostenere l'IRA. Una volta aveva definito come un “onore e piacere" l’ospitare “i nostri amici” di Hamas e Hezbollah in Parlamento. A proposito dell'uccisione di Soleimani, Corbyn ha dichiarato: "L'assassinio americano del generale iraniano Qassem Soleimani è un'escalation estremamente grave e pericolosa del conflitto in Medio Oriente di rilevanza globale" e "Il governo del Regno Unito dovrebbe sollecitare moderazione da parte sia dell'Iran che degli Stati Uniti e opporsi alle azioni guerrafondaie e alla retorica che vengono dagli Stati Uniti. " Da parte di alcuni musulmani in Occidente si possono ascoltare sentimenti di identificazione con terroristi musulmani. Il Centro Islamico d'Inghilterra (ICE) ha ospitato una veglia per Soleimani nella sua sede nella zona Nord di Londra. (L'ICE è un ente di beneficenza, che in quanto tale ha diritto a sgravi fiscali e agevolazioni.) Lo sceicco iracheno-americano Ibrahim Kazerooni del Centro Islamico d'America a Dearborn, Michigan, ha elogiato Soleimani, affermando che ha "portato speranza agli emarginati [e] odio e paura ai nemici dell'Islam. ” Kazerooni ha definito l'omicidio di Soleimani un “atto codardo e atroce“. Veglie di cordoglio per Soleimani hanno avuto luogo nelle moschee di Berlino e Amburgo. Molto più importante sono le esitazioni della corrente principale della sinistra sull’argomento e persino la totale condanna dell'eliminazione dell'arci-terrorista iraniano. Negli Stati Uniti, diversi candidati presidenziali democratici sono dalla parte opposta del loro governo in materia. Il fatto che siano anti-Trump per principio, non è una scusante. Quando l'amministrazione Obama ha ucciso Osama bin Laden, un terrorista molto meno pericoloso di Soleimani, c'era stato un supporto quasi universale per l'azione intrapresa. Eppure il commento di Joe Biden, vicepresidente di Barack Obama e presumibilmente moderato, sull'uccisione di Soleimani è stato: "Trump ha appena lanciato un candelotto di dinamite in una polveriera." Un’altra candidata democratica alla presidenza, Elizabeth Warren, ha twittato: "Trump ha strappato un accordo nucleare iraniano che stava funzionando". In un'intervista televisiva, aveva definito Soleimani come "un funzionario del governo, un alto funzionario militare". Il candidato democratico di estrema sinistra, Bernie Sanders, ha definito l’uccisione un assassinio. Michael Bloomberg è stato l'unico grande candidato presidenziale democratico a condannare l'uso di quel termine da parte di Sanders. Ricordiamoci che era stato Obama a negoziare un accordo con gli iraniani, facilitando così una maggiore opportunità per la loro espansione terroristica in vari Paesi, tra cui la Siria e lo Yemen, e Biden allora aveva appoggiato tutto questo. Ci sono anche altri eminenti democratici che si sono dichiarati contro l'uccisione di Soleimani, così come numerosi media, celebrità, politici e accademici della sinistra americana. In Europa, il liberalismo di sinistra è l'umore pubblico dominante. In questi Paesi l'intollerabile è spesso tollerato. L’espressione “tollerato” ha poco in comune con quella che dovrebbe essere la “tolleranza” in una democrazia. L'atteggiamento del governo tedesco verso gli iraniani è stato particolarmente accomodante. Il Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, un socialista, si è congratulato con l'Ayatollah Khamenei per il quarantesimo anniversario della dittatura religiosa iraniana. Questo è quello stesso Steinmeier che aveva rifiutato di congratularsi con Trump quando è stato eletto Presidente degli Stati Uniti. 

I socialisti tedeschi (SPD) sono in prima fila tra coloro che si presentano come pacificatori. Il Ministro degli Esteri Heiko Maas, che afferma di essere entrato in politica a causa di Auschwitz, dopo l'eliminazione di Soleimani ha twittato: “L'operazione militare statunitense ha seguito una serie di pericolose provocazioni iraniane. Tuttavia, a causa di quest’azione, non è diventato più semplice ridurre le tensioni. Ho detto questo con chiarezza anche al Segretario per gli Esteri Mike Pompeo”. Anche il suo Sottosegretario di Stato, Niels Annen, del partito SPD, ha celebrato la rivoluzione iraniana presso l'Ambasciata iraniana a Berlino. Ancora più favorevole nei confronti del terrorista iraniano è stato il capo della fazione parlamentare dell'SPD, Rolf Mützenich. Ha detto: "Non potremo evitare le conseguenze dell'uccisione mirata di un rappresentante dello Stato da parte di una democrazia occidentale". Mützenich ha aggiunto che le relazioni tra Germania e USA sono ora soggette a cambiamenti fondamentali. La responsabile per gli Affari Europei, nonché Sottosegretario di Stato presso il Ministro dell'Europa e degli Affari Esteri, Amelie de Montchalin, dopo la notizia dell'uccisione di Soleimani era stata intervistata dalla rete televisiva RTL . In quell’occasione non ha avuto una parola di sostegno per gli Stati Uniti o contro l'arci-terrorista iraniano. Alla domanda se l'operazione americana la preoccupasse, ha risposto: “Prima di tutto, è il passo che segue un'escalation che dura da mesi. Quindi quello che temevamo sta accadendo, vale a dire che è possibile assistere ad un aggravarsi della crisi tra gli Stati Uniti e l'Iran. Oggi, questa mattina, la nostra priorità è la stabilità della regione." Tutto ciò solleva la seguente domanda: fino a che punto la diffusa politica di pacificazione in Occidente di fronte al terrorismo, deriva dalla intrinseca codardia della sinistra liberale? Per molti non esiste una scelta di principio tra il bianco della democrazia e il nero di una dittatura per la quale il terrorismo è parte integrante della politica. I politici occidentali sopra citati, non sono emotivamente legati ai terroristi come certi islamici o ideologicamente a loro favorevoli, come Corbyn, eppure le loro dichiarazioni facilitano indirettamente il terrorismo. Il loro messaggio cambia solo quando si trovano di fronte a un pericolo terroristico nel loro Paese.

Le reazioni ambivalenti nelle democrazie occidentali all'uccisione di Soleimani indicano ciò che è fondamentalmente sbagliato nel prevalente umore liberale di sinistra. Ci sono molti altri esempi di valori democratici che non sono difesi nelle società dominate da un ethos liberale di sinistra. Le forze di polizia sono a corto di personale e spesso i giudici hanno una maggiore comprensione per i criminali che per le vittime. Molti Paesi europei della NATO scelgono di non spendere il 2% del loro PIL nell’ambito militare, per il quale si sono impegnati. La Germania è un tipico esempio. Dopo molte critiche americane, Berlino annunciò che avrebbe aumentato le sue spese militari fino all'1,5% del PIL entro il 2024. Il commissario militare tedesco, Hans-Peter Bartels, tuttavia ha detto che dubita che anche tale obiettivo sarà raggiunto. Un rapido indicatore di ciò che c’è di sbagliato in una società è ciò che subiscono i suoi ebrei e Israele. Questo vale anche per il liberalismo di sinistra. Bastano pochi esempi. Dopo il brutale omicidio a Parigi della cittadina ebrea Sarah Halimi, i giudici francesi hanno assolto il suo assassino perché aveva agito sotto l'effetto della droga.  Alla fine di dicembre del 2019, è morto Shalom Levi, in seguito alle ferite subite nell'agosto del 2016, quando venne pugnalato in una strada di Strasburgo. I giudici dell'epoca avevano dichiarato il suo aggressore non responsabile delle sue azioni e lo lasciarono andare. I giornali della sinistra liberale nei Paesi europei hanno pubblicato vignette anti-israeliane cariche di antisemitismo. Molti Paesi dell'UE votano per un grande numero di mozioni anti-Israele alle Nazioni Unite, sapendo benissimo che nel far ciò stanno commettendo un atto di antisemitismo. La Germania consente al gruppo terroristico Hezbollah di operare sul suo territorio, giustificando questo con una separazione inesistente tra i rami militari e politici dell'organizzazione. I Paesi dell'UE consapevolmente restano in silenzio sul terrorismo palestinese, così come distolsero lo sguardo dal terrorismo di Soleimani. Ci sono molti altri esempi. Tutto ciò solleva una domanda molto importante. Il dominio ideologico liberale di sinistra di gran parte del discorso pubblico occidentale sta gradualmente minando la stabilità della democrazia stessa in questi Paesi?

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Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs.
Le sue analisi escono in italiano in esclusiva su IC

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