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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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Germania: Neonazisti, Antisemitismo, Antisionismo 08/11/2019
Germania: Neonazisti, Antisemitismo, Antisionismo
Commento di Manfred Gerstenfeld  

(Traduzione di Angelo Pezzana)  

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Antisemitismo e antisionismo: lo stesso odio, una scusa diversa


All'inizio degli anni '90, ho intervistato a Francoforte un membro del consiglio di amministrazione di una delle principali banche tedesche. La conversazione si era svolta in merito a un libro al quale avevo collaborato  sul potenziale futuro economico e politico dell'Italia. Discutemmo altresì sui cambiamenti in Germania dopo la riunificazione del 1990. L'interesse del mio intervistatore aumentò notevolmente quando seppe che ero israeliano.   Mi disse che un’ altra Shoah sarebbe anche potuta accadere, dato che in Germania era cambiato troppo poco, una opinione che allora giudicai perlomeno bizzarra. Tuttavia, il recente sondaggio del World Jewish Congress (WJC) sulla Germania ha mostrato che questa opinione è ampiamente condivisa nel paese. Il sondaggio ha rilevato che il 25% dei tedeschi crede che potrebbe accadere un altra Shoah, una  percentuale che comprende circa 18 milioni di cittadini - 71 milioni di tedeschi hanno più di 18 anni, il limite di età dell'indagine. Un altro 24% non si è espresso. Per cui è il 51% a credere che una Shoah non può ripetersi in Germania.   Il  sondaggio completo del WJC con 81 domande è stato molto importante per i dati sull'antisemitismo, quelli quantitativi combinati con le informazioni qualitative  consentono di trarre conclusioni molto più attendibili.   Il 38% dei tedeschi ritengono che qualcosa simile alla Shoah possa  accadere in futuro in altri paesi europei. Il 33% lo ritiene impossibile, mentre il 29% ha dichiarato di non avere una opinione precisa.   Quasi 6 milioni di tedeschi hanno dichiarato che dovrebbe essere lecito l’uso slogan e simboli nazisti. L'11% - cioè 8 milioni – non si è espresso. 
I rimanenti  54 milioni affermano che non dovrebbe essere consentito. Quasi otto milioni - l'11% - ritengono che sia legittimo avere opinioni neonaziste. Altri otto milioni non si sono espressi. Se ne deduce che gli estremisti sostenitori  del "libero pensiero senza regole restrittive" renderebbero possibile una diffusione dell'odio anti-ebraico e anti-israeliano ancora più massiccia in un paese con un passato orribile come la Germania.   Sono frequenti nelle città tedesche le manifestazioni pubbliche dei gruppi neonazisti, tutte regolarmente autorizzate. A Dortmund, nell'ottobre 2019, si sono svolte tutti i lunedì. Il tribunale amministrativo superiore di Münster ha deciso che ai manifestanti era  permesso usare lo slogan "Mai, mai, mai più Israele". Contrariamente alla polizia, che l’ aveva proibito, il tribunale  ha dichiarato che lo slogan non costituiva istigazione. I neonazisti hanno quindi fatto appello in tribunale,  vincendo sia in prima che in seconda istanza.   Dopo il fallito massacro a Yom Kippur quest'anno in una sinagoga di Halle, il governo tedesco ha stabilito che tutte le piattaforme web e i social media devono informare i servizi di sicurezza e la polizia sui contenuti che diffondono odio. Eppure ci si chiede come il governo tedesco controllerà i siti internet tedeschi in arabo e turco.   I dati di cui sopra ci aiutano anche a comprendere il potenziale elettorale dell'ala  estrema del populista di destra AfD, che dovrebbe essere una minoranza rispetto alla maggioranza su posizioni moderate.  Alle elezioni di ottobre nello stato della Turingia della Germania orientale, l'Af è diventato il secondo partito con il 23,4% dei voti. Il suo leader, Bjorn Höcke, è il politico più conosciuto nell'ala moderata del partito. Il partito che ha ottenuto più voti è stato il partito di estrema sinistra Linke con il 31%. Quindi i due partiti estremi - congiuntamente – hanno ottenuto un numero significativamente maggiore di seggi rispetto a tutti i partiti tradizionali.   Abbiamo esaminato soltanto  alcuni aspetti del sondaggio WJC, sufficient però a evidenziare alcune realtà problematiche della Germania contemporanea, anche se ci sono  decine di milioni di cittadini favorevoli a uno stato democratico. Eppure vi sono anche molti milioni che non hanno imparato molto  da quanto accaduto nella Shoah.   Alla domanda: da dove prendi la maggior parte delle tue informazioni sugli ebrei? la televisione era la fonte dominante con il 32%, seguita da Internet con il 16% e i giornali con il 12%. Non c'è motivo di ritenere che le cifre riguardanti Israele siano molto diverse. Uno studio del 2015 della Fondazione Bertelsmann ha riferito che il 41% - quasi 30 milioni di persone - pensa che "Israele agisce nei confronti dei palestinesi come i nazisti hanno agito nei confronti degli ebrei".   È ragionevole supporre che questa opinione derivi principalmente dai media. La televisione tedesca è principalmente di proprietà pubblica. Per combattere il dilagante anti-israelismo nel paese, dovrebbe essere intrapreso uno studio approfondito sui programmi televisivi riguardanti Israele. Si può presumere che molti dei giornalisti siano di sinistra, un segmento della società in cui si trovano molti che demonizzano Israele.   Ci sono diverse ragioni importanti per cui la Germania è in una situazione difficile. Una delle principali cause è la recessione economica. Un altro motivo è il grande declino dei due partiti che hanno governato il paese sin dalle sue prime elezioni postbelliche, i Democratici Cristiani (CDU) e i Socialisti (SPD). La loro percentuale nei recenti sondaggi è solo del 40% circa. Tale declino è legato alle politiche di immigrazione dal 2015 fin troppo liberali dei governi CDU-SPD.   Nel 2017 la BBC ha intervistato Niklas Frank, figlio di Hans Frank che è stato governatore generale della Polonia dal 1939 al 1945, condannato per crimini di guerra e contro l'umanità durante i processi di Norimberga ed eseguita nel 1946. Il figlio, che giudica con disprezzo il  padre, ha dichiarato alla BBC in merito alla Germania contemporanea: "non fidatevi di noi". I risultati dello studio del WJC sembrano sostenere questa valutazione.

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Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs.
Le sue analisi escono in italiano in esclusiva su IC

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