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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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Analisi delle reazioni sull' l’ultimo conflitto Hamas/Israele 23/06/2019

Analisi delle reazioni sull' l’ultimo conflitto Hamas/Israele 
Commento di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

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Carro Armato Merkavà         Iron Dome in azione

All'inizio di maggio c'è stato un breve ma violento conflitto avviato da Hamas contro Israele. Seicento razzi lanciati da Gaza in 48 ore. Se è importante analizzare gli aspetti militari e politici per trarne insegnamenti futuri, tuttavia è anche importante studiare le reazioni che ne sono seguite, anche se è stato di breve durata. Questo conflitto ha permesso agli analisti di identificare in modo più dettagliato i sostenitori più accaniti dei terroristi palestinesi. 
Il ministero degli Esteri turco, ad esempio, ha rilasciato una dichiarazione che condanna fermamente gli attacchi "indiscriminati" a Gaza e agli uffici delle agenzie stampa: "Esortiamo urgentemente la comunità internazionale ad agire e alleviare l'escalation di tensioni nella regione a causa delle sproporzionate azioni israeliane ".  La deputata democratica Usa, Rashida Tlaib, ha twittato: "Quando il mondo smetterà di disumanizzare il nostro popolo palestinese che vuole solo essere libero?" Affermazioni come queste alimentano la continua descrizione di Israele che "opprime ingiustamente e prende di mira i bambini e le famiglie palestinesi ". 
Un altro membro del Congresson Usa,la musulmana democratica Ilhan Omar, ha chiesto una "vera giustizia": "Quanti altri manifestanti e tra loro molti bambini devono essere uccisi, perchè finisca questo ciclo infinito di violenza? Lo status quo dell'occupazione e la crisi umanitaria a Gaza sono insostenibili. Solo una vera giustizia può portare sicurezza e pace duratura ". 
Anche l'ex senatore dell'Alaska, Mike Gravel, si era schierato coni terroristi palestinesi. Non era più stato rieletto, eppure farebbe la sua figura tra i partecipanti nelle primarie presidenziali democratiche. Gravel ha chiesto la fine di Israele come stato ebraico. Ha scritto su Twitter: "Lo spargimento di sangue in Palestina e Israele non cesserà finché la struttura fondamentalmente ingiusta non viene cancellata."
Ha aggiunto: "Non possiamo sostenere un regime razzista di destra impegnato nell'annessione e nella graduale pulizia etnica. Ci deve essere uno stato binazionale con uguali diritti per tutti ". 
Jeremy Corbyn, leader del Partito laburista del Regno Unito, ha definito Hamas e Hezbollah suoi "amici" e "fratelli". Durante il recente conflitto suo figlio Tommy ha pubblicato immagini di una bambina palestinese e della madre. Sosteneva che erano state uccise da Israele, ma poi si è scoperto che la loro morte era stata causata da un missile lanciato per errore da Hamas.
A maggio si è svolta a Londra una manifestazione pro-palestinese. Hamas ha ringraziato Jeremy Corbyn per il suo messaggio di solidarietà ai manifestanti. Ecco la dichiarazione di Hamas: "Abbiamo ricevuto con grande rispetto e apprezzamento il messaggio di solidarietà inviato dal leader del partito laburista britannico Jeremy Corbyn ai partecipanti al raduno di massa svoltosi nel centro di Londra". 
Nel messaggio Corbyn chiedeva al governo del Regno Unito di condannare l'uccisione di manifestanti a Gaza e il blocco delle vendite di armi a Israele. 
Yair Lapid, leader del principale partito di opposizione israeliano, Bianco e Azzurro,ha dichiarato: "Jeremy Corbyn, ecco un consiglio gratuito: se Hamas ti ringrazia, allora sei dalla parte del terrorismo". 
Riguardo al conflitto colpisce il silenzio tra candidati democratici americani nelle primarie presidenziali. Su oltre 20, solo tre si sono espressi in favore di Israele: il senatore del Colorado Michael Bennett, l'ex governatore del Colorado John Hickenlooper e il senatore del New Jersey Cory Booker.
Il silenzio di due importanti candidati è stato particolarmente significativo: Bernie Sanders e Beto O'Rourke. Non commentare il conflitto sollevano ulteriori dubbi sulla loro opposizione al genocidio del movimento terrorista palestinese. Sanders ha detto che mentre considera Netanyahu un razzista, è al 100% vicino a Israele,  avrebbe potuto citare un gran numero di razzisti estremisti tra i leader palestinesi, sia di Fatah che di Hamas, ma non lo ha fatto. 
In considerazione dei molti dubbi più che giustificati, se voleva mostrare il suo sostegno a Israele doveva farlo esplicitamente, cosa che non ha fatto. 
O'Rourke, ex governastore del Texas, ha detto che Israele è un alleato molto importante ma ha criticato Netanyahu, sostenendo che la relazione USA-Israele "non deve essere influenzata dall’essere americani e non deve dimenticare che Netanyahu è un primo ministro razzista, è contro il fatto che gli arabi votino e sfida qualsiasi prospettiva di pace mentre minaccia di annettere la Cisgiordania, schierandosi con un partito razzista di estrema destra per mantenere il suo potere”.
O'Rourke è rimasto in silenzio riguardo al diritto alla difesa di Israele" l'alleato importante "degli Stati Uniti contro i terroristi . 
Vanno ricordate alcune reazioni tra i leader israeliani dell'opposizione. Il leader di Bianco e Azzurro  Benny Gantz - ex capo di stato maggiore - ha detto a Channel 13 News: "Dobbiamo colpire duramente, senza compromessi, in qualsiasi modo l'esercito ci consiglierà, più considerazioni militari e di intelligence. Dobbiamo ripristinare la deterrenza che è stata erosa in modo catastrofico per più di un anno ". Anche il partito di opposizione laburista di sinistra sembrava suggerire di rispondere ad Hamas con più forza di quanto non abbia fatto il governo. Un suo parlamentare, Tal Russo, un generale in pensione, ha dichiarato: "Abbiamo perso tre anni e mezzo in cui avremmo potuto colpire Hamas più severamente". 
Israele non affronta abitualmente i conflitti con reazioni violente. Eppure questo aspetto non dovrebbe essere trascurato dalla sua attività diplomatica.

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Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs.
Le sue analisi escono in italiano in esclusiva su IC


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