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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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I Vescovi tedeschi accusati di scandali sessuali meritano ulteriori accuse 25/10/2018

I Vescovi tedeschi accusati di scandali sessuali meritano ulteriori accuse
Analisi di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

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Gregor Maria Hanke

Molti fra coloro che fanno la morale a Israele farebbero meglio a guardare all’interno del loro ambiente. Un recente studio commissionato dalla Conferenza episcopale cattolica tedesca ha rilevato che 1.670 sacerdoti erano implicati in abusi sessuali in Germania dal 1946 al 2014. Le vittime erano principalmente di sesso maschile e in più della metà dei casi avevano 13 anni o meno,con uno stupro ogni sei abusi. In tre quarti dei casi le vittime e i sacerdoti frequentavano le stesse parrocchie. I ricercatori hanno affermato che gli abusi erano ancora in corso nel 2014, l'ultimo anno analizzato dalla ricerca. Un'organizzazione che rappresenta le vittime ha dichiarato che il rapporto non ha approfondito sufficientemente la ricerca e che i file sono stati distrutti. Successivamente è stata richiesta un'indagine indipendente. Mentre il problema rimane aperto, quale atteggiamento terrà la chiesa? Qual è la rilevanza per Israele in merito a questi orribili fatti? Per rispondere bisogna tornare indietro di più di dieci anni. Nel marzo 2007 una delegazione di 27 vescovi cattolici della Germania ha partecipato a un pellegrinaggio in Israele, quale simbolo di riconciliazione tra ebrei e cattolici.

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Tuttavia, alcuni partecipanti hanno avuto un comportamento scandaloso. Gregor Maria Hanke, vescovo di Eichstätt, ha detto: "Al mattino vediamo le foto del disumano ghetto di Varsavia e di sera andiamo nel ghetto di Ramallah". Questo capovolgimento della Shoah, che paragona gli israeliani ai nazisti non fa altro che riprodurre la posizione antisemita della chiesa. Hanke, in seguito, disse che non era sua intenzione fare quella affermazione. Il vescovo Walter Mixa di Augsburg ha descritto la situazione a Ramallah come "simile a un ghetto" aggiungendo "quasi razzista". Mixa è fra quelli che hanno dovuto dimettersi nel 2010 a causa delle accuse di abusi sessuali, anche se non tutte sono state confermate. Un terzo delegato era il cardinale Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia, oggi defunto, che ha paragonato la barriera di separazione nella West Bank al muro di Berlino. In altre occasioni ha anche fatto affermazioni negazioniste. In più ha equiparato la pillola anti-aborto al gas Zyklon B usato nelle camere a gas. In un sermone del 2005 ha paragonato l'aborto alla Shoah. Altre affermazioni degli stessi vescovi non sono state incluse nella ricerca. Il cardinale Lehmann, allora presidente della Conferenza dei vescovi tedeschi, ha parlato a Yad Vashem dei legami sempre più stretti tra ebrei e cattolici. La Chiesa ha comunicato che solo la dichiarazione del cardinale Lehmann era rappresentativa della delegazione. La Chiesa cattolica ha cambiato il suo atteggiamento nei confronti degli ebrei solo due decenni dopo la Shoah. Nel 1965, nel Concilio Vaticano II, Papa Paolo VI ha pubblicato l’enciclica Nostra Aetate (preparata già da Giovanni XXIII), che ha rimosso l'accusa di deicidio contro tutto il popolo ebraico. Durante il regime di Hitler la Chiesa cattolica tedesca collaborò con i nazisti. In questo contesto, i commenti dei vescovi tedeschi in visita su Israele appaiono ancora più osceni. Il vicepresidente dell'organizzazione nazionale degli ebrei in Germania, Dieter Graumann, ha affermato che "con amici così non si ha più bisogno di nemici". Shimon Stein, allora ambasciatore israeliano in Germania, ha reagito con queste parole: "Quando si usano riferimenti come il Ghetto di Varsavia e il razzismo si dimostra come si sia dimenticato tutto o imparato nulla. E’ un fallimento morale”.

La Conferenza episcopale tedesca ha respinto le osservazioni dell'ambasciatore. Dobbiamo chiederci come questi vescovi abbiano evitato qualsiasi autocritica in questi anni, pur essendo i tedeschi venuti a conoscenza dei molti casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti cattolici. Il commentatore Alan Posner ha scritto sul quotidiano Die Welt sulla quasi totale assenza di reazioni alle affermazioni antisemite dei vescovi. Ha sottolineato come abbiano protestato soltanto il Consiglio centrale degli ebrei e l'ambasciatore israeliano. È come se le dichiarazioni, rivelatrici di nessuna conoscenza storica - per non parlare della vergogna dei vescovi tedeschi - riguardassero in primo luogo gli ebrei tedeschi o Israele. Gert Weiskirchen, allora parlamentare socialista incaricato degli affari esteri, ha detto che questo era un problema profondamente vergognoso per i cristiani tedeschi e per i tedeschi in generale. Israele combatte il terrorismo con metodi estremamente sofisticati. La battaglia contro i suoi attaccanti verbali dovrebbe essere condotta nello stesso modo. Le parole dei vescovi tedeschi erano già immorali e antisemitiche nel momento in cui furono fatte. Tuttavia, con l'attuale conoscenza dell'enorme immoralità nascosta per quanto riguarda lo scandalo della pedofilia - scoperto dopo così tanto tempo- le affermazioni del 2007 di carattere antisemita e contro Israele dovrebbero essere nuovamente riportati alla luce. Questo è solo un esempio. Ce ne sarebbero molti altri, se il governo israeliano istituisse un osservatorio in grado di monitorare anche gli attacchi verbali.

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Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs.


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