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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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Ipocrisia olandese e masochismo israeliano 25/07/2018

Ipocrisia olandese e masochismo israeliano
Analisi di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

Immagine correlata
La Regina Guglielmina, in esilio a Londra (l940) con il
governo, dopo ave abbandonato ai nazisti il proprio paese

Vi sono profonde differenze culturali nel modo in cui i paesi, persino quelli democratici, presentano il loro passato. Ho imparato molto a scuola nei Paesi Bassi a proposito delle Indie Olandesi – poi Indonesia - quando erano ancora una colonia. Infatti nulla è trapelato sulla guerra di Giava nella metà del diciannovesimo secolo, quando i militari olandesi uccisero duecentomila persone, decine di migliaia di loro erano civili. Al contrario, il mio nipote più grande ha frequentato una scuola superiore a Gerusalemme, dove gli è stato chiesto di scrivere del massacro di Deir Yassin del 1948. Durante intensi combattimenti circa 200 arabi, tra cui civili, furono uccisi dai combattenti dell’Irgun Zwai Leumi. Le atrocità furono esagerate per ragioni politiche sia dagli ebrei che dagli arabi. Perché è stato dato questo tema a mio nipote? Deir Yassin non era certo un esempio tipico da studiare per capire il modo in cui Israele ha combattuto una guerra di sopravvivenza.

Molti crimini di guerra olandesi estremi sono stati nascosti o minimizzati nell'insegnamento della storia nei Paesi Bassi. Ho imparato qualcosa sulla guerra del 1873-1914 ad Atjeh nelle Indie olandesi. I colonizzatori hanno ucciso circa 100.000 persone. In quella guerra Hendrik Colijn aveva il grado di tenente. In seguito sarebbe diventato primo ministro dell’Olanda cinque volte. Nel novembre 1894 scrisse a sua moglie che, in linea con la politica generale, aveva ordinato ai suoi soldati di uccidere una donna e tre bambini che chiedevano pietà. Ma questo è solo un esempio tra tanti. Nel 2017 lo storico-regio olandese Rémy Limpach ha pubblicato un libro di 870 pagine sui crimini di guerra olandesi che si sono svolti nelle due cosiddette "azioni di polizia" nel 1947 e nel 1948 nelle Indie olandesi contro combattenti indipendentisti e bande criminali. Ha concluso che i crimini di guerra olandesi sono stati preordinati e non casuali, come era stato creduto prima. Il libro fornisce molti esempi di incendi dolosi olandesi, torture e fucilazioni di prigionieri, oltre alle uccisioni di donne e bambini. Il libro ha ricevuto diverse recensioni, ma non ci sono state reazioni significative nella società olandese. Alla fine degli anni '60 un giovane storico olandese, Cees Fasseur, fu ufficialmente accusato di indagare su queste "azioni di polizia", fino alla sua ammissione sulla natura superficiale della sua ricerca. Solo oggi, quando quasi tutti i responsabili olandesi di quelle stragi sono morti o molto anziani, è stato avviato uno studio importante sul quel periodo della colonizzazione. Nel corso di numerosi decenni quasi nessuno si preoccupava dei crimini di guerra olandesi. Il capitano Raymond Westerling, olandese, era incaricato di "pacificare" parti dell'isola di Sulawesi. Nel 1974 disse a un giornalista, davanti a un bicchiere di whisky, che aveva condannato in tribunale 350 prigionieri, e li aveva poi giustiziati personalmente. Dal 1971 Dries van Agt,olandese, che in seguito divenne Primo Ministro, fu Ministro della Giustizia. Ma nessuna azione venne intrapresa contro Westerling. Van Agt è il principale odiatore anti-Israele dei Paesi Bassi. In un'intervista del 1969 a Westerling, in cui ammise i crimini di guerra, tutte le televisioni olandesi si rifiutarono di trasmetterlo. Finalmente è stato poi reso pubblico nel 2012. Nel 1987 lo storico Ad van Liempt ha scritto un articolo su un assassinio di massa da parte della polizia che provocò 364 morti tra la popolazione delle indie olandesi. Non ci furono reazioni, mi disse. Nel 1997 scrisse un libro, “Il treno dei cadaveri”, che raccontava come gli olandesi lasciarono morire di fame quasi la metà dei prigionieri indiani mentre venivano trasportati su un treno. Van Liempt mi ​​ha poi detto che molti hanno trovato scandaloso che abbia scritto un libro su quel tema. Un regista che conosco ha fatto un film nel 1995 a proposito delle uccisioni di massa dell'esercito olandese di centinaia di uomini nel villaggio di Rawagede. Mi disse poi che i locali menzionavano anche reati simili accaduti nei villaggi vicini.

Nel suo libro del 2013, My Promised Land, Ari Shavit racconta la storia di un presunto omicidio intenzionale di civili arabi da parte delle forze israeliane nel luglio 1948 a Lod. Tre intellettuali israeliani, Martin Kramer, Efraim Karsh e Benny Morris hanno discusso le affermazioni di Shavit. Nessuno dei tre considera la sua versione accurata. Il New Yorker ha anticipato una versione ridotta del capitolo di Shavit, mentre avrebbe potuto riempire molte altre pagine con i racconti dei crimini messi in atto dagli olandesi in Indonesia negli stessi anni. 

Nel 1995 le armate olandesi dell'ONU fuggirono nella capitale croata, Zagabria, dal villaggio musulmano bosniaco di Srebrenica che avrebbero dovuto proteggere. In un genocidio, i serbi bosniaci che occupavano la città, uccisero 8.000 musulmani. Un tribunale olandese ha ritenuto che i Paesi Bassi fossero in parte responsabili di centinaia di omicidi. Lo storico olandese Henri Beunders ha scritto che mentre i bosniaci erano inginocchiati in un mare di sangue, i soldati olandesi a Zagabria erano in piedi ubriachi di birra, applauditi dal loro principe ereditario, primo ministro e ministro della Difesa.

Nel 2007, durante una battaglia in Afghanistan vicino a Chora, i soldati olandesi hanno ucciso circa cinquecento civili, mentre Il governo olandese ammette ancora di non sapere quanti civili siano stati uccisi dai suoi aerei ed elicotteri tra il 2006-2010 nella provincia afgana di Uruzgan. Nel 2018 il governo olandese ha ammesso che il suo intervento ha ucciso civili nella guerra contro l'ISIS in Iraq e in Siria, ma mentre Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia hanno fornito informazioni sull'uccisione di civili in questa guerra, gli olandesi si sono rifiutati di farlo. 

La cultura ipocrita olandese nell’affrontare il proprio oscuro passato contrasta fortemente con la cultura masochista israeliana di sottolineare ciò che invece hanno fatto di sbagliato, che impallidisce al cospetto dei crimini olandesi. In questa cultura si inserisce quella precedente, quando i governi olandesi hanno ostinatamente rifiutato di ammettere gli enormi fallimenti del loro governo in esilio a Londra durante la seconda guerra mondiale verso gli ebrei olandesi perseguitati e uccisi. Tutti gli altri paesi dell'Europa occidentale, compresi Monaco e Lussemburgo, lo hanno fatto. Molti di loro si sono scusati anche con i loro concittadini ebrei.

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Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs.


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