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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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L’oscuro futuro degli ebrei nell’Europa occidentale 17/03/2018

L’oscuro futuro degli ebrei nell’Europa occidentale
Analisi di Manfred Gerstenfeld

 (Traduzione di Angelo Pezzana)

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 Il futuro degli ebrei nell’Europa occidentale appare sempre più buio. Più ci si allontana dalla Shoah, minore è la resistenza al riemergere dell'antisemitismo. Questo odio per più di mille anni è stato parte integrante della cultura europea. Per evitare fraintendimenti:
non deve però essere confuso con la falsa affermazione che la maggior parte degli europei sono antisemiti.

I problemi di molti ebrei che vivono nell'Europa occidentale sono stati notevolmente accresciuti dall'immigrazione di milioni di antisemiti dai paesi musulmani, dove la maggioranza degli abitanti ha pregiudizi profondi sugli ebrei. Le statistiche disponibili mostrano che entrambi i classici atteggiamenti antisemiti e anti-israeliani tra i musulmani europei sono molto più diffusi  tra loro che tra gli altri cittadini.
Peggio ancora, tutti gli atti terroristici mortali degli ultimi dieci anni contro gli ebrei in Europa - di cui sono stati identificati i colpevoli- sono stati commessi da musulmani, come molte delle dichiarazioni antisemite più estreme sono diffuse da membri delle loro comunità. 

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Vi sono inoltre frequenti campagne contro le regole religiose ebraiche. La più significativa è quella contro la macellazione degli animali. Già alla fine del XIX secolo la Svizzera fu il primo paese europeo a proibirla. Prima della seconda guerra mondiale, sotto l'influenza nazista, era stata vietata anche in Svezia e Norvegia. Negli ultimi anni è stata proibita in Danimarca e in gran parte del Belgio. In molti altri paesi questa macellazione è stata combattuta da molti gruppi animalisti e talvolta da movimenti anti-islamici. La macellazione islamica halal, senza stordimento dell’animale, è però la più diffusa in Europa. Gli ebrei religiosi possono mangiare carne kosher solo importandola se è vietata la macellazione nel loro paese. 


Sono meno di 350.000 gli abitanti dell'Islanda. Non è membro dell'Unione europea. Il paese ha una lunga tradizione antisemita. Il numero di cittadini ebrei è sempre stato bassissimo. L'Islanda è recentemente diventata il primo paese europeo a proporre al parlamento il divieto della circoncisione maschile. Il possibile divieto di questo rituale viene anche discusso di volta in volta in altri paesi dell'Europa occidentale. 
Eppure gli ebrei che praticano la circoncisione sono una percentuale molto più alta di quelli religiosi. Il divieto di questo rituale rende molto più problematica la sopravvivenza delle comunità ebraiche 

Analizzando il futuro degli ebrei europei, un altro fattore importante è la natura del legame che li contraddistingue, inclusa la religione, le festività e le usanze, l'apparteneza alla comunità e l'interesse per la cultura ebraica in genere. Altri tipi di legame includono Israele, l’attenzione verso l'antisemitismo, le esperienze e la storia della Shoah. 
Dove l'aggressione agli ebrei è di pubblico dominio,non tutti i pericoli sono eguali. 
I maggiori rischi riguardano gli ebrei riconoscibili, ad esempio dal loro abbigliamento. La gravità del problema dipende anche dalla città e dal quartiere in cui si vive. 
La terza città più grande della Svezia, Malmö, è spesso considerata la capitale europea dell'antisemitismo. L'aggressione degli ebrei a Malmö supera di gran lunga quella di altre comunità, come il quartiere di Barnet nel nord di Londra, dove vivono molti ebrei. 
Alcune scuole pubbliche dove studiano bambini ebrei possono essere luoghi pericolosi. Ma acnhe le sinagoghe, le scuole ebraiche, ristoranti e negozi  di proprietà ebraica.

I fattori da prendere in considerazione quando si discute del futuro ebraico in Europa sono diversi. Le alte percentuali di matrimoni misti diluiscono il legame ebraico. Nei decenni successivi alla guerra, diverse comunità ebraiche furono rafforzate dall'afflusso dell’immigrazione di ebrei nordafricani che scelsero la Francia negli anni '50 e '60. Un'altra ondata di immigrazione è stata quella degli ebrei russi in Germania. Nessuna immigrazione di massa in Europa occidentale sembra oggi essere in vista. Ci possono essere gruppi di immigrati molto minori di israeliani in alcune città europee. 
Molti di loro non partecipano alle attività delle comunità ebraiche. 
I fattori che impediscono di lasciare il paese d'origine, anche volendolo, sono la mancanza di conoscenze linguistiche e professionali necessarie in Israele, negli Stati Uniti o in Canada.
Le circostanze familiari sono spesso anche un buon motivo per non lasciare il paese dove si vive. 

L'emigrazione ebraica non è equamente diffusa tra i paesi europei. L'antisemitismo spesso non è l'unico fattore motivante. La più grande emigrazione ebraica negli ultimi anni in termini assoluti ha avuto luogo dalla Francia. Nella decisione di partire, anche i problemi economici del paese hanno avuto un ruolo. Se nel Regno Unito il partito laburista - scosso dall'antisemitismo e guidato dall'estrema sinistra di Jeremy Corbyn - arriverà al potere, anche l'emigrazione degli ebrei britannici potrebbe aumentare. Sebbene non si abbiano ancora dati precisi, è ragionevole presumere che la percentuale di coloro che se ne andranno sarà tra gli ebrei dal forte senso di identità. 
Il senso della tradizione ebraica europea può scalfirsi più rapidamente fra coloro che la condividono più superficialmente. A causa dei molti fattori in gioco, si possono fare poche previsioni precise. Eppure una cosa è chiara. Tra le molte questioni che determinano il futuro ebraico nell'Europa occidentale, poche sono positive.

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Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs. 
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