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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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I paladini danesi della morale anti-Israele coinvolti in enormi scandali di corruzione 09/09/2017

I paladini danesi della morale anti-Israele coinvolti in enormi scandali di corruzione 
Commento di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

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Può succedere che alcuni argomenti che sembrano non avere importanza per Israele rivelino, dopo un attento esame, un contenuto interessante.
La Danske Bank, numero uno in Danimarca, ha di recente ammesso di essersi prestata a una gigantesca azione di corruzione ordinata dall’Azerbaijan.
Le prove sono state rivelate dal quotidiano danese Berlingske Tidende. Secondo il britannico Guardian, in base alla diffusione di informazioni riservate, l’Azerbaijan ha finanziato segretamente attraverso la banca 2.9 miliardi di dollari leader europei tramite una rete di aziende inglesi.

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Il Guardian rivela che tra il 2012 e il 2014 più di 16.000 pagamenti rieservati sono passati attraverso la filiale di Danske Bank in Estonia. Denaro destinato a politici e giornalisti in un quadro di operazioni lobbistiche. A quel tempo l’Azerbaijan era sotto accusa per gli arresti di attivisti di diritti umani e giornalisti impegnati nella campagna elettorale. I leader di questo paese ricco di petrolio volevano promuoverne l’immagine in senso positivo. 
Il progetto si chiamava “ Lavanderia Azerbaijan”. Fra coloro che hanno ricevuto finanziamenti ci sono ex membri di organizzazioni dedicate ai diritti umani, parlamentari europei, così come membri del direttivo della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (EBRD).
 Essendo arrivati tramite intermediari può essere rimasta sconosciuta la prima fonte dei finanziamenti.

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La Danske Bank ha ammesso che, attraverso la sua filiale estone, “vi è stato riciclaggio di denaro e altre pratiche illegali”. Ha poi dichiarato di avere saputo di questi pagamenti irregolari nel 2014. Il loro corrispondente bancario estone ha affermato che “ il sistema per bloccare il riciclaggio del denaro presso la Danske Bank non era attivo”. Mentre era coinvolta in tutti questi anni in queste sporche attività tutt’altro che morali, la Danske Bank decideva nel 2014 di aggiungere la Bank Hapoalim alla lista delle compagnie nelle quali non si doveva investire a causa delle regole interne di responsabilità sociale. 
Scrisse che l’esclusione era legata a “ ragioni legali e morali”.
Danske Bank dichiarò anche che Bank Hapoalim finanziava le attività dei coloni ed era “attiva contro le leggi umanitarie internazionali”. 
Prima aveva già bloccato ogni investimento nelle società Africa-Israel Ltd, Elbit Systam e Danya Cebus.

 Nel 2016, Danske Bank annullò il boicottaggio alla Bank Hapoalim, senza fornire spiegazioni pubbliche. Se ne potrebbe dedurre che la banca danese era essa stessa talmente amorale e aveva contravvenuto le leggi in modo così grave, che le accuse contro altri dovevano sembrarle incomparabilmente minori.
Anche se il boicottaggio venne annullato, il danno era ormai stato fatto. Il movimento BDS sa bene che le sue iniziative sono quasi irrilevanti per l’economia israeliana, ma il loro scopo è danneggiare l’immagine di Israele.

All’inizio del 2017 la Danske Bank è stato di nuovo coinvolta in altri gravi scandali legati alla corruzione. Il Berlingske Tidend rivelò che le indagini delle autorità di Latvia e Moldova avevano scoperto che forti somme di denaro erano passate tra il 2011 e il 2014 attraverso la filiale estone della Danske Ban verso i paradisi fiscali delle Seycelles e Panama. Si venne a sapere che quel denaro era arrivato da una organizzazione criminale russa.L’intera somma veniva stimata in più di un miliardo di dollari. Il capo del consiglio della Danske Bank ammise la mancanza di un adeguato controllo sulla vicenda.
Larse Krull, della Università danese Aalborg, disse:” Si tratta di transazioni ad un tale livello da rendere inutili ogni sistema di allarme”.
L’autorità superiore del controllo bancario danese, Finanstilsynet, criticò le banche danesi per le misure inadeguate per impedire il riciclaggio del denaro. 
Danske Bank non è stata l’unica istituzione danese a boicottare Israele. 
Nel 20012, il Sindacato Generale dei Lavoratori danesi è stato uno dei primi a richiedere il boicottaggio dei prodotti israeliani, bloccando una importazione fatta alla compagnia Radix.

La Danimarca è anche esperta nel danneggiare se stessa. Dopo le vignette su Maometto nel 2006 ci furono molte manifestazioni nei paesi musulmani, che diedero origine a un boicottaggio economico anti-Danimarca in diversi paesi arabi. Una delle aziende boicottate era Arla Foods, un gruppo svedese/danese di prodotti di latte, che riportò un danno economico di 1.5 milioni di dollari al giorno nel mondo arabo.

 Negli scorsi anni sono stati frequenti gli atti di estrema e diffusa ipocrisia scandinava verso Israele. In prima fila Norvegia e Svezia, in particolare quando al governo ci sono i partiti socialdemocratici e i loro alleati.
L’enorme corruzione rivelata dagli scandali della Danske Bank ci dimostra ancora una volta che in quanto a estrema ipocrisia anti-Israele la Danimarca non va dimenticata.

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Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs. 
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