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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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L’indebolimento della UE conviene a Israele? 24/02/2016
L’indebolimento della UE conviene a Israele?
Analisi di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

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C’è tensione nell’Unione europea, fra gli stessi paesi membri che nel loro rapporto con Bruxelles. Il permanere degli accordi di Schengen sull’apertura dei confini, l’Euro e la stessa esistenza dell’Unione vengono messi in discussione da diversi leader politici, dal presidente UE Jean-Claude Junker e dal presidente del parlamento europeo Martin Schulz. Malgrado le previsioni pessimistiche, una dissoluzione totale della UE appare pura teoria, ma è importante per Israele osservarne lo sviluppo. Una analisi di un possibile indebolimento della UE può essere utile a Israele per capire come procedere nella complessa reciproca relazione.

Una UE maggiormente integrata non promette niente di buono per Israele, è evidente che più potere avrà Bruxelles, più forti saranno gli abusi contro Israele. Lo si deduce dalle etichettature discriminatorie dei prodotti in arrivo da Giudea e Samaria e dal sostegno finanziario alle Ong israeliane estremiste, anche se auto-definitesi umanitarie – in realtà organismi razzisti, che tacciono sulla politica genocida di Hamas, il più votato partito palestinese. La UE interferisce, in opposizione a Israele, anche nei territori dell’Area C – controllata da Israele – finanziando per esempio la costruzione di abitazioni private palestinesi.

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Il doppiopesismo è centrale nell’anti-semitismo attraverso i secoli e la UE lo applica spesso contro Israele. Etichettare i prodotti provenienti da Giudea e Samaria – pratica mai applicata per altre aree dove pure esistono territori contesi - evidenzia in modo esplicito il pregiudizio contro Israele della UE, tanto che il Centro Simon Wiesenthal ha messo l’Unione Europea al primo posto nella lista dei peggiori diffamatori del 2015. Nella prima metà del secolo scorso gli ebrei hanno affrontato un estremo anti-semitismo nazionalista. La UE è un organismo sovra nazionale, dove gli stati membri hanno gradualmente ridotto la loro sovranità. Israele, al contrario, è uno Stato che custodisce gelosamente la propria. La UE, essendo un’entità che include le altrui sovranità, non valuta favorevolmente questa peculiarità di Israele, malgrado sia una democrazia. Oggi Israele è l’obiettivo dell’anti-semitismo sovra nazionale, che caratterizza, fra gli stati, anche la UE e l’ONU. È meno violento di quello tradizionale, nazionalistico, ma tutt’altro che innocuo.

L’ondata recente di rifugiati ha reso coscienti molti europei delle possibili conseguenze dell’aver delegato parte della loro sovranità alla UE. L’ hanno capito dalla perdita del controllo dei propri confini nazionali. In Gran Bretagna, sale la preoccupazione causata dal primato della legge europea su quella nazionale. Gli stati membri che accettano le direttive di Bruxelles e accolgono un alto numero di nuovi immigranti non sanno più dove sistemarli. Prima, la destinazione erano le periferie delle grandi città, mentre ora vengono ospitati in rifugi provvisori, provocando profonde conseguenze sociali e politiche. Fra le tante, questi centri sono diventati oggetto di attacchi, anche contro i rifugiati, dando origine a disordini e violenze tra residenti e immigrati. Dopo queste tensioni, l’Euroscetticismo sta crescendo, in parte dovuto alle crisi provocate dall’immigrazione, che sta destabilizzando l’Europa, come ha dichiarato il Primo Ministro francese Manuel Valls. I sondaggi segnalano la crescita dei partiti anti-europei in molti paesi, particolarmente in Francia e Olanda. Sono molti gli argomenti citati dagli oppositori, dall’economia, che non cresce quasi più, e la sicurezza, dopo che l’apertura dei confini ha avuto come risultato l’aumento del terrorismo. Il referendum inglese, il Brexit – se uscire o no dall’Europa – è un’altra pietra miliare dell’opposizione anti-europea.

Gli argomenti contenuti nel Brexit possono servire a Israele per negoziare con la UE. La supremazia della Germania nella UE, già considerevole, diventerà problematica se l’Inghilterra uscirà dalla UE. Wolfang Schauble, il ministro delle finanze tedesco, ha detto che gli investitori in Asia e Usa possono determinare il declino dell’Europa se esce la Gran Bretagna. I ministri degli esteri dei sei paesi fondatori, Germania,Francia, Italia,Olanda,Belgio e Lussemburgo si sono incontrati per capire come continuare l’integrazione europea, dopo che i sostenitori dell’Europa federale, anche se non sconfitti, si sono sentiti messi in disparte. Per Israele, la situazione difficile nella quale si trovano i super integrazionisti, è un fatto positivo. Un indebolimento totale della UE ha vantaggi e svantaggi per Israele. Invece di trattare con la UE, che rappresenta 500 milioni di cittadini, Israele avrebbe a che fare con molti piccoli stati, il che sarebbe positivo quando questi stati cercano di influenzarne la politica interna senza avere alle spalle una istituzione sovranazionale. Ma se la UE si disintegra totalmente, paesi come la Svezia, con un governo dominato dai socialdemocratici che attua una politica fanatica contro Israele, potrebbe agire in modo ancora più estremista,senza che ci sia un limite posto dalla UE.

Quantunque l’assenza della UE renda più semplice un faccia a faccia con gli svedesi, potrebbero verificarsi spiacevoli incidenti. Nella prospettiva di una riduzione del potere e delle competenze della UE senza che si indebolisca, sarebbe la soluzione migliore per Israele. Tanto più se sparisse l’Euro insieme all’accordo Schengen sull’apertura dei confini. Sarebbe anche una sconfitta psicologica. Questa analisi va letta come una indicazione, utile per affrontare la posizione di Israele in una situazione che si evolve giorno dopo giorno.


Manfred Gerstenfeld è stato presidente per 12 anni del Consiglio di Amministrazione del Jerusalem Center for Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta. E' appena uscito il suo nuovo libro "The war of a million cuts" (in inglese). E' una analisi di come ebrei e Israele sono delegittimati e come farvi fronte.


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