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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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Quel che Israele deve imparare dalla crisi greca 17/07/2015
Quel che Israele deve imparare dalla crisi greca
Analisi di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

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L’attuale crisi finanziaria e sociale della Grecia non è soltanto il risultato dell’incapacità dei molti governi che si sono succeduti. Un grosso contributo a questa drammatica situazione è venuto anche dalle varie decisioni dell’Unione Europea. Come altri importanti sconvolgimenti politici a livello internazionale, anche da questo Israele può trarre importanti lezioni, non tanto perché possa avere conseguenze immediate sulla realtà israeliana, quanto piuttosto che cosa Israele può imparare. In Europa, la crisi greca è stata vista per i suoi aspetti finanziari. “La Grecia uscirà dall’euro? Che effetti avrà sull’euro? Quali effetti avrà sull’Unione europea?“ sono le domande più comuni.

Ma anche gli ultimi colloqui non modificheranno di molto i problemi strutturali della Grecia. L’attenzione sui temi finanziari è unilaterale e miope. Ci sono aspetti politici in questa crisi che, a distanza, possono diventare più rilevanti. Basta ricordare la Conferenza di Yalta del 1945, dove Stalin e Churchill discussero le rispettive sfere di interesse nell’Europa del dopo guerra. Stalin accettò le richieste britanniche sulla Grecia purché i Balcani fossero sotto il controllo dell’Unione Sovietica. Il caos in Grecia potrebbe avere una forte ricaduta politica. Un aumento dell’influenza russa sul paese potrebbe causare notevoli fastidi all’Occidente. Una influenza cinese, valutata meno probabile, potrebbe essere ancora peggio. Per la Nato la Grecia è molto importante e per diverse ragioni. Per esempio, la base navale Nato a Creta, nella Souda Bay.

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La Grecia non è sempre stata un partner amichevole. Nel 1980, l’allora Primo Ministro Andreas Papandreu, affermò che l’obiettivo della sua politica estera era rifiutarsi di essere un “paese cliente dell’Occidente” Un osservatore straniero recentemente mi ha chiesto se era concepibile che terroristi greci potessero attaccare l’Unione Europea, a Bruxelles o altrove. Subito sono rimasto sorpreso per la domanda, ma dopo averci riflettuto ho risposto che, sebbene fortemente improbabile, non era del tutto da escludere.

Dal 1975 al 2002, il gruppo terrorista marxista-leninista “Novembre 17” fece nei suoi attentati 23 vittime, inclusi greci, americani e inglesi, e diplomatici turchi. Mi ricordo degli anni in cui lavoravo in Grecia alla fine degli anni ’90, mi occupavo di scelte strategiche per il presidente di una delle più importanti aziende private del paese. Viaggiava molto, e io a volte lo accompagnavo all’aeroporto, così avevamo il tempo di parlare con tranquillità in macchina, un’auto italiana molto lussuosa, con una guardia del corpo armata che ci precedeva. Una volta raggiunto l’aeroporto, rientravo poi in ufficio con la stessa macchina, senza però la guardia del corpo, che era stata assunta solo per il presidente. Durante questi viaggi pensavo spesso a come dei potenziali terroristi non potevano sapere che la persona nell’auto ero io e non il presidente e questo mi procurava un forte senso di disagio, ma era un aspetto della realtà greca di quegli anni. Veniamo alle considerazioni sulla presente crisi greca.

Le esportazioni israeliane trarranno vantaggio dal calo continuo dell’euro, dato che la UE è il mercato estero più importante. Ci sono poi altre riflessioni che riguardano meno i problemi interni greci e più la UE, come li affronterà. Negli ultimi 15 anni di visite in Grecia, mi sono reso conto che vi erano enormi problemi economici, inclusi una burocrazia sempre in crescita e spesso incompetente. I suoi ranghi erano affollati di sostenitori dei due principali partiti che si alteravano al potere: il socialista Pasok e il liberale Nuova Democrazia. In quanto straniero non conoscevo nei dettagli la corruzione, ma ne sentivo tutto l’ impatto. La Grecia entra nella UE nel 1981. In tutti questi anni, gli euro-burocrati avrebbero dovuto conoscere i problemi del paese molto meglio di uno straniero come me.


L'Unione Europea (verde) e Israele (arancione)

Avrebbero dovuto sapere che la Grecia non poteva candidarsi nell’Eurozona a nessuna condizione, eppure vi è entrata nel 2001. Se avessero mantenuto la dracma come moneta, tutti i problemi strutturali sarebbero venuti alla luce attraverso gli anni, ma non si sarebbe verificata una situazione così tragica come quella odierna. Lasciare entrare la Grecia è stato un segno di incompetenza e irresponsabilità della UE. Quando la crisi è esplosa, la UE si è occupata soprattutto della parte economica del problema, come se non ne esistesse anche una sociale. Se avesse analizzato correttamente quanto accadeva, avrebbero potuto facilitare l’uscita della Grecia dall’euro.

I paesi dell’Eurozona che avevano prestato denaro per mantenerla a galla, sapevano bene che le possibilità di rientrare erano vicine allo zero. Hanno ingannato, coscientemente, i propri cittadini, dicendogli che ci sarebbe stato un ritorno economico dei loro investimenti. Il problema Grecia non si risolverà facilmente. E’ uno dei tanti gravi errori di strategia che la UE ha fatto. La creazione dell’euro in un sistema economico non integrato ha eliminato la valvola di sicurezza che era rappresentata dalla svalutazione per i paesi più deboli. Questa impostazione andava bene per paesi come Germania e Olanda, che di fatto hanno mantenuto intatto il valore della loro moneta come era pre-euro. Ci sono altri grandi errori strategici da parte della UE che stanno venendo al pettine. Uno è il taglio delle spese per la difesa in un momento in cui l’Europa è sufficientemente ricca da essere indipendente militarmente dagli Stati Uniti.

Invece di andare avanti verso un maggiore potere e stabilità, la forza militare europea si è ridotta ulteriormente, indebolendo la stessa UE. Dopo le recenti, rinnovate tensioni con la Russia, la debolezza militare della UE è diventata ancora più visibile. Un altro sostanziale errore strategico è sin dall’inizio l’immissione incontrollata di milioni di immigrati all’interno della UE. Molti di loro da paesi anti-semiti e non democratici. Malgrado molti di loro si siano integrati con successo, la presenza di milioni di loro ne rimane lontana, causando ai paesi europei problemi che dureranno decenni. L’ascesa del jihadismo in Medio Oriente ha ingigantito ancora di più il problema.

Per quanto riguarda la sua politica in merito a Israele, è fondamentale capire come la UE abbia a cuore soltanto i propri interessi. Chi vede nell’Europa una forza morale, indebolisce la società israeliana, perché non ne vede le implicazioni. La UE voleva e ancora vuole punire fortemente la Grecia e i suoi cittadini, anche se il paese ne fa ancora parte. Questo ci aiuta a capire come la UE, nei confronti di Israele, si comporterebbe anche peggio. Questa sola ragione è un buon motivo per non concedere alcuna fiducia alla UE, ma piuttosto valutare attentamente i consigli che ci dà e la pressione che qualche volta esercita contraria ai più elementari interessi di Israele.

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Manfred Gerstenfeld è stato presidente per 12 anni del Consiglio di Amministrazione del Jerusalem Center for Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta. E' appena uscito il suo nuovo libro "The war of a million cuts" (in inglese). E' una analisi di come ebrei e Israele sono delegittimati e come farvi fronte.


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