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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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La giustizia olandese, Wilders e gli ebrei 08/11/2014
 La giustizia olandese, Wilders e gli ebrei
Analisi di Manfred Gerstenfeld

 (Traduzione di Angelo Pezzana)

Moschea in Olanda      Geert Wilder, sullo sfondo immigrati marocchini

 Il Pubblico Ministero olandese ha denunciato il leader del Partito delle Libertà Geert  Wilders, in un comizio post elettorale aveva chiesto ai presenti se volevano una comunità marocchina più grande o più piccola all’interno della società olandese, per poi affermare con loro “meno marocchini “ ! Un insulto alla comunità marocchina olandese, ma anche  rivolto ai singoli marocchini.

Se l’avesse voluto, Wilders avrebbe potuto usare un altro linguaggio, senza incorrere il rischio di una denuncia. Per esempio, se avesse detto “ Se l’Olanda avesse lasciato entrare 100.000 musulmani attraverso una accurata selezione invece di un milione senza, oggi sarebbe un Paese diverso ”.
Che tali affermazioni non siano perseguibili è cosa nota, perché la legge è chiara su quanto i politici dicono nei loro comizi.
Diederik Samson, leader del Partito Laburista, disse nel 2011 che i giovani marocchini avevano un “ monopolio etnico del controllo sulle strade”.  Venne considerato una opinione comportamentale, non etnica.
Un caso simile, quello di Hans Spekman, presidente del Partito Laburista, quando disse “ i marocchini scansa-fatiche dovrebbero essere umiliati davanti ai loro stessi compatrioti ”.

L’aver portato Wilders in tribunale deve essere analizzato in contesto più ampio, perchè attiene anche alla comunità enbraica. Wilders è stato minacciato di morte per anni, sia su internet che con altri mezzi. Le minacce di morte dovrebbero essere prese in considerazione in un modo molto più serio che non un sia pur spregevole “ meno marocchini ! “. Ci saremmo aspettati che i tribunal olandesi emettessero delle condanne esemplari verso coloro che avevano lanciato queste minacce di morte. In realtà, è una eccezione veder condannata una persona che qqueste minacce le ha messo in atto. Uno dei rari esempi riguarda un rapper, tale Mo$hed, autore di un video musicale che conteneva minacce di morte a Wilders. Venne condannato nel 2012 a 44 ore di servizi sociali in una comunità e a un mese di libertà vigilata.

Ma anche prima che Wilders venisse protetto contro coloro che minacciavano di attaccarlo fisicamente, in Olanda erano quotidiane le minacce di morte invocate apertamente. “ Hamas, Hamas, gli ebrei al gas !” erano le grida urlate da centinaia di migliaia - all’inizio solo negli stadi – contro i tifosi della squadra di calcio Aiax che avevano scelto di chiamarsi “ebrei”.
Da quel momento, quella ‘calunnia’ cominciò ad essere usata contro gli stessi ebrei in molti modi, incluse le dimostrazioni pubbliche anti-Israele. A cui va aggiunto il grido di “ Morte agli ebrei!” in alcune recenti manifestazioni. Almeno in queste ultime ci sono state delle denunce.

Il nuovo processo contro Wilders rappresenta una grande sfida al sistema giudiziario olandese. La Giustizia, con la G maiuscola, non si è smentita  in un caso simile. Nel 2013, Mehemet Sahin, un volontario turco che operava a livello di quartiere, aveva intervistato un gruppo di giovani anti-semiti turchi per una televisione nazionale. Per aver raccontato l’anti-semitismo di quei giovani, Sahin è stato minacciato e messo al bando dai leader e dalla base dei suoi conpatrioti turchi. Dovette nascondersi e poi allontanarsi con la famiglia dalla  città di Arnhem dove abitava. Soltanto uno degli intervistati, ammiratore di Hitler, fu denunciato. Aveva detto “ Quel che Hitler ha fatto agli ebrei – lo affermo sinceramente, mi rende felice”. Venne condannato a un periodo di rieducazione in una comunità, mentre nessuno di coloro che avevano minacciato Sahin fu denunciato. Venne invece avvisato lui dai giudici,  se avesse insultato coloro che l’avevano aggredito,  sarebbe stato denunciato.

 Visto quanto è accaduto, se il Tribunale riterrà Wilders coplevole, dovrebbe condannarlo a una rieducazione in una comunità, insieme all’ascolto di qualche sermone in una moschea, di preferenza con orientamento salafita. Questa rieducazione inciderà sul bilancio olandese per la protezione di Wilders, ma risparmierà evitando di processare coloro che lo avevano minacciato di morte. Se invece la condanna a Wilders sarà più severa, allora la giustizia olandese dovrebbe  ricorrerre a una cura psichiatrica.

Nell’affare Sahin era implicato l’odio per gli ebrei, Sahin osservò che i giovani turchi che aveva intervistato, accanto all’anti-semitismo, vi era un profondo odio per gli olandesi. Era uno dei tanti esempi di come gli ebrei – e ora anche Israele – sono i primi ad essere attaccati, ma di rado sono gli ultimi.
Le minacce contro gli ebrei precedono di gran lunga altre, come quelle contro Wilders e la ex parlamentare olandese Ayaan Hirsi Ali, un sintomo di una dura realtà nella quale gli ebrei – e adesso anche Israele – indicano lo sviluppo che dopo colpirà anche altri.

Un esempio tra i più noti è stato quello delle misure prese dopo gli attacchi terroristici contro le linee aeree ELAL per garantirne la difesa. Da allora si sono accresciuti i controlli di sicurezza per i viaggiatori in tutti gli aeroporti. I giovani si stupiscono oggi quando gli si dice che nei decenni passati nessun viaggiatore subiva controlli di sicurezza negli aeroporti. Ormai da anni gli israeliani vengono avvisati dal loro governo di essere molto attenti quando viaggiano all’estero.
Di recente, ha tenuto lo stesso comportamento il governo inglese, per via del fatto che l’Inghilterra è impegnata nella guerra allo Stato islamico (Isis).

Sono tutti esempi significativi di ciò che all’inizio può riguardare solo gli ebrei, ma che poi arriva a interessare tutte le società. Ormai è un fenomeno abituale, come il timore di subire aggressioni. Henry Markens, ex preside del liceo femminile Maimonide di Amsterdam, disse qualche anno fa: “ noi diciamo ai nostri studenti di nascondere la kippà sotto a un berretto”, sottolineando che era obbligato a farlo date le sfortunate circostanze. Un altro esempio che coinvolge le violenze contro la comunità ebraica, è avvenuto la scorsa estate, degli ebrei olandesi, temendo attacchi, tolsero la mezuzà – un asticcio che contiene una pergamena con alcuni versetti biblici- dalla porta d’ingresso delle loro case, per evitare di essere identificati come ebrei dai passanti. Un esempio simile è accaduto di recente in una scuola nella città di Etten Leur, dove un viaggio scolastico a Parigi è stato annullato nel timore di un possibile attacco nel metro. Oggi le scuole ebraiche si chiedono se sia ancora sicuro organizzare viaggi di questo genere.

Ecco un esempio ancora più serio. Come per alcuni ebrei ortodossi, i militari olandesi sono riconoscibili dagli abiti che indossano. Alcune settimane fa il Ministero della Difesa ha ordinato ai soldati di non indossare la divisa in treno per il timore di suscitare minacce, probabilmente da parte di musulmani. Poi la stessa direttiva venne emanata dal Ministero delle Finanze ai dipendenti doganali. Anche ai militari in servizio all’estero è stato detto di mantenere riservata la loro qualifica in pubblico.

Sarà il tempo a dire se il futuro della società olandese nei prossimi anni dovrà adottare approccio e attitudini per una maggior sicurezza come hanno fatto gli ebrei e Israele. Dipenderà dalle minacce di morte in Olanda – in gran parte di provenienza musulmana – se diventeranno più frequenti e maggiormente diffuse e se i jihadisti olandesi inizieranno oppure no a seguire i consigli che giungono dai loro colleghi mediorientali, cioè uccidere a caso, senza distinzione, gli olandesi.

 Manfred Gerstenfeld è stato presidente per 12 anni del Consiglio di Amministrazione del Jerusalem Center for Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta.
Il prossimo libro di Manfred Gerstenfeld sarà The War of a Million Cuts, e analizzerà come Israele e gli ebrei vengono delegittimati e come combattere questa battaglia.
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