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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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L’Olanda rifiuta di ammettere le proprie colpe verso gli ebrei 11/05/2014
 L’Olanda rifiuta di ammettere le proprie colpe verso gli ebrei
Commento di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

La regina Guglielmina, ebrei olandesi verso lo sterminio

 Il 4 maggio l’Olanda celebra il “Giorno Nazionale della Memoria”, quello che prima era dedicato al ricordo dei caduti durante l’occupazione tedesca. Negli ultimi anni però, la memoria delle vittime si è diluita perdendo in parte il suo significato. In alcune cerimonie commemorative gli ebrei non vengono neppure nominati, anche se ebbero il numero più alto di vittime. Nel 2012, nella cerimonia a Amsterdam, un ragazzo 15enne venne invitato a leggere una poesia in ricordo del padre –del quale portava il nome- che si era arruolato nelle SS. A fatica l’invito venne annullato con molte difficoltà.
In molte città olandesi sono stati commemorati soldati tedeschi nella data del 4 maggio. Nella cittadina di Geffen volevano scrivere su una lapide i nomi degli ebrei sterminati accanto a quelli dei caduti tedeschi. I famigliari degli ebrei protestarono, il risultato fu la decisione di non scrivere nessun nome sul monumento.
Questo comportamento va collegato con il deciso rifiuto di ammettere il disinteresse del governo olandese e della Regina Guglielmina in esilio a Londra sul destino degli ebrei olandesi.
Lo stesso si deve dire sulla profonda collaborazione della burocrazia olandese con i tedeschi nell’Olanda occupata. Malgrado gli sforzi degli olandesi di cancellarlo, quel che è accaduto non è stato dimenticato.
Nel febbraio di quest’anno, il rabbino Abraham Cooper, decano del Centro Wiesenthal di Los Angeles, scrisse una lettera al vice Primo Ministro olandese Lodewijk Asscher, nella quale chiedeva al governo Olandese di investigare come mai il 39% della popolazione adulta olandese ritiene vera oggi l’enorme menzogna che Israele sta conducendo una guerra di sterminio contro i palestinesi.
Il rabbino Cooper aggiunse anche che “ l’Olanda non ha mai ammesso il disinteresse del governo al tempo della 2° guerra mondiale e la collaborazione della propria burocrazia con l’occupante tedesco, né chiese mai scusa.
Credo che l’Olanda sia stato l’unico paese a comportarsi così
“.
Nella sua risposta a rav Cooper, il Ministro Asscher ignorò del tutto la richiesta. L’ultima volta che la pubblica opinione venne informata fu quando il quotidiano De Pers gli dedicò la prima pagina, basandosi su due interviste pubblicate nel mio libro “Judging the Netherlands: The Renewed Holocaust Restitution Process 1997-2000.” Due ex vice Primi Ministri, Els Borst – che è stato assassinato all’inizio di quest’anno- e Gerrrit Zalm, dichiararono pubblicamente che avrebbero appoggiato il governo nel caso avesse presentato le scuse alla comunità ebraica. Nello stesso giorno, i parlamentari Geert Wilders e Raymond de Roon presentarono una interrogazione al Primo Ministro olandese Mark Rutte, nella quale chiedevano perché l’Olanda non presentava la scuse alla comunità ebraica per la propria cattiva condotta verso gli ebrei durante la Shoah.
L’Associated Press pubblicò due articoli sull’avvenimento, ripresi da centinaia di mezzi d’informazione a livello internazionale.
La risposta di Rutte fu irrilevante, richiamava solo una dichiarazione del governo del 2000, nella quale le scuse alla comunità ebraica non riguardavano il periodo della guerra, ma erano collegate al processo, avvenuto nel dopo-guerra, di restituzione dei beni rubati, il tutto molto burocratico e formale. Anche quelle scuse erano vere solo una mezza verità, perché affermavano che quanto era avvenuto di inaccettabile non era stato commeso intenzionalmente, anche se esistono molti casi documentati nei quali la politica dell’Olanda verso gli ebrei era chiaramente deliberata.
Era infatti noto che il Ministero delle Finanze del dopo-guerra aveva preferito curare gli interessi dei brokers della Borsa che avevano collaborato intensamente con gli occupanti tedeschi piuttosto che occuparsi degli ebrei che erano stati rapinati dei loro beni.
Da allora, vennero alla luce molti esempi della colpevole, intenzionale condotta verso gli ebrei. La più recente riguarda il Municipio di Amsterdam che ha denunciato e multato quegli ebrei che non avevano pagato le tasse durante la 2° guerra mondiale, le cui case erano state espropriate ad uso dei nazisti e dei loro collaboratori. Qualche anno fa si è anche saputo di sopravvissuti che ad Amsterdam vennero obbligati a pagare gas e elettricità consumati nelle loro case requisite, dopo il loro ritorno dai campi di sterminio o da nascondigli. Recentemente, il professore di storia dell’arte Rudi Ekkart ha fornito un altro esempio di deliberate discriminazioni da parte delle autorità olandesi. All’inizio di questo secolo, è stato a capo della commissione governativa che indagava sulla restituzione delle opere d’arte rubate che dovevano essere in possesso delle autorità americane di occupazione in Germania. Rivelò che il Ministero delle Finanze voleva vendere più opere d’arte possibile a beneficio del Tesoro olandese. Trovò però l’opposizione dei direttori dei musei e del Ministero dell’Educazione, Arte e Scienza, i quali, invece, consideravano questa “una buona occasione per costruire una collezione di opere d’arte più completa”. Ekkart aggiunse “ Le voci di coloro ai quali erano appartenute – proprietari o loro eredi – non vennero sentite”.
Possiamo spiegarlo in base al carattere nazionale degli olandesi ?
Nessuna conclusione affrettata. Nel 2005, l’allora Presidente delle Ferrovie olandesi Aad Veenman presentò le scuse alla comunità ebraica olandese per la collaborazione con i tedeschi nella razzia degli ebrei, dalla cattura alla morte. Le ferrovie organizzarono una diffusa campagna pubblicitaria informando su quanto era successo durante la guerra. Fu un ottimo esempio – anche a livello internazionale – di come si affronta un difficile passato.
Il governo olandese può continuare a ignorare la pessima condotta dei suoi predecessori durante la 2° guerra mondiale, ma sarebbe un errore pensare che l’assenza di una ammissione di colpa e la presentazione di scuse verranno presto dimenticate.

Manfred Gerstenfeld è presidente emerito del  “Jerusalem Center for Public Affairs” di Gerusalemme. Ha pubblicato più di 20 libri. E’ stato di recente ristampato il suo libro “ Israel’s New Future” con una nuova introduzione e il nuovo titolo di “Israel’s New Future Revisited”.
Il suo nuovo libro può essere acquistato su Amazon

www.jerusalemonline.com
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