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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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La Turchia e la Shoah 29/11/2013

La Turchia e la Shoah
Manfred Gerstenfeld intervista Rifat N. Bali

 (Traduzione di Angelo Pezzana) 


Rifat N. Bali

Rifat N.Bali, autore di molti libri e saggi sulla storia degli ebrei in Turchia, è ricercatore presso il “Centro studi della cultura sefardita a Parigi Alberto Benveniste”. 

“ L’atteggiamento della Turchia nei confronti della Shoah differisce per molti aspetti da quello degli altri paesi. La parola “Shoah” non viene pronunciata in pubblico, anche se sui media, tra i politici e le élites del paese vi sono frequenti riferimenti al genocidio degli ebrei.
L’aspetto più rilevante riguarda la strumentalizzazione e l’abuso nei dibattiti pubblici a tutti i livelli del genocidio armeno. La prima accusa contro la Turchia inizia nel 1965 e rivendica la sua responsabilità per questo omicidio di massa durante la prima guerra mondiale, 50 anni dopo le deportazioni di massa degli armeni nel 1915. Da allora queste accuse – da parte di organizzazioni armene nel mondo occidentale – si sono intensificate”. 

“Nella storiografia turca, la Shoah viene definita ‘genocidio nazista’, mentre la tesi sostenuta dalla Turchia contro le accuse per la sua responsabilità  nel genocidio armeno, è che nella prima guerra mondiale il comportamento della Turchia contro gli armeni è stato radicalmente diverso dallo sterminio sistematico degli ebrei da parte della Germania nazista.

“ I dirigenti della comunità ebraica turca, il governo israeliano e molte organizzazioni ebraiche americane sostengono l’unicità della Shoah. Hanno sostenuto la Turchia a proposito del genocidio armeno, e per questo sono stati oggetto di attacchi nel mondo occidentale”.

“C’è un altro aspetto del genocidio armeno, nel quale gli ebrei vengono usati a favore della tesi turca. Gli ebrei con passaporto turco, erano stati salvati nei paesi occupati dai nazisti da alcuni diplomatici turchi, ma solo da alcuni, non da tutti. Yad Vashem ha  riconosciuto soltanto Selahattin Ulkumen, console generale a Rodi durante la guerra, come ‘giusto fra le nazioni’. Il ministero degli esteri turco  sostiene invece il falso quando rivendica che la salvezza degli ebrei era la politica del governo, mentre fu il risultato dell’azione di alcune persone. Con questa falsa interpretazione, la Turchia rivendica di avere avuto ‘ un comportamento umanitario verso gli ebrei in un tempo così orribile’ e quindi non può avere –ovviamente- aver commesso un genocidio contro gli armeni,

“Ci sono poi altri documenti diffusi dai turchi che riguardano la Shoah. Viene spesso detto che gli ebrei che hanno subito loro stessi il genocidio, si comportano oggi nello stesso modo dei nazisti contro i palestinesi.  Zaman, il giornale islamista conservatore più diffuso, ha pubblicato nel 1995 un articolo in occasione del 50° anniversario della liberazione di Auschwitz, nel quale l’autore si stupiva per come gli ebrei perseguitati dai nazisti avessero potuto agire nello stesso modo contro i palestinesi in Libano nei campi di Sabra e Shatila, dimenticando però opportunamente di scrivere che gli autori del massacro erano cristiani libanesi.   

“ L’allora Primo Ministro turco Bulent Ecevit reagì nel 2002 contro l’esercito israeliano di difesa nel campo rifugiati di Jenin, dopo la strage di un terrorista palestinese che si era fatto esplodere nel Park Hotel di Natanya. Disse che ‘ Israele ha commesso un genocidio davanti a tutto il mondo’. In Jenin rimasero uccisi circa 55 palestinesi, la maggior parte terroristi armati. 

Nel 2009, all’inizio dell’operazione ‘Cast Lead’ a Gaza, sul giornale nazional-conservatore Bugun, un giornalista scrisse: ‘ Dopo aver visto come si comporta Tzahal, l’uomo della strada non può pensare altro che Hitler (responsabile della Shoah) andava giustificato’. 

“Quando i film sulla Shoah vennero proiettati in Turchia, i media  citarono i collegamenti con il ‘genocidio palestinese’, articoli non circoscritti solo ai giornali islamisti. Ali Hakan, il critico cinematografico del diffuso quotidiano Sabah, ha scritto a proposito di Schindler’s List di Stephen Spielberg: ‘ C’è poi differenza tra il comandante nazista che tortura per proprio piacere  gli ebrei nei campi di sterminio e i soldati israeliani che spezzano il braccio di un ragazzo palestinese che lancia una pietra ? ‘ 

“ Sono stati pubblicati molti libri di negazionisti della Shoah. Il lilbro ‘I miti fondanti della politica israeliana’ di Roger Garaugy  è stato proibito in Francia in base alla legge Gayssot, che condanna chi nega l’esistenza dei crimini contro l’umanità. Quando Garaudy venne condannato in Francia, i media islamisti turchi scrissero che la responsabilità andava attribuita a Israele e alla lobby ebraica.

Durante il congresso dei negatori della Shoah nel 2006 a Teheran, il giornale Zaman definì ‘intellettuali’ Roger Garaudy, David Irving, Paul Rassinier e Fred Leuchter. Un altro negatore della Shoah è Adnan Oktar, che scrive spesso con lo pseudonimo di Harun Yahya, il quale si presenta come un serio ricercatore storico, con note bibliografiche tratte dai libri dei negazionisti occidentali. Oktar, che recentemente ha ospitato in Turchia diversi israeliani, incluse diverse personalità religiose, afferma che la Shaoh è una invenzione. 

“Da quanto detto, non sorprende che solo gli ebrei partecipino alle giornate internazionali del ricordo in Turchia, così come avviene durante la Mostra annuale cinematografica, organizzata dalla comunità ebraica dal 2006, frequentata solo da ebrei.  La stampa ufficiale non dimostra alcun interesse, nè le autorità turche, che non si oppongono nemmeno ai negazionisti della Shoah.

Manfred Gerstenfeld è presidente emerito del  “Jerusalem Center for Public Affairs” di Gerusalemme. Ha pubblicato più di 20 libri. E’ stato di recente ristampato il suo libro “ Israel’s New Future” con una nuova introduzione e il nuovo titolo di “Israel’s New Future Revisited”.
Il suo nuovo libro può essere acquistato su Amazon


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