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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Tra Gaza e Ramallah: i prossimi sei mesi 20/03/2021
Tra Gaza e Ramallah: i prossimi sei mesi
Analisi di Giovanni Quer

Majd Archives | OFCS.Report
Yahya Sinwar

Yahya Sinwar è appena stato eletto per un secondo turno a Gaza con un sospiro di sollievo da parte di tutti (Gazawi di sicuro, Israele, ed Egitto). L’inatteso rivale Nizar Abdallah ha intaccato il primato di Sinwar che pure ha vinto anche se con una maggioranza risicata (167 voti contro i 147 del rivale). Sinwar ha sicuramente dei successi: i finanziamenti del Qatar, più elettricità, permessi di lavoro per residenti della Striscia di Gaza verso Israele, ecc., ma è considerato troppo pragmatico. Non c’è stata nessuna leadership di Hamas, al potere dal 2006, che sia arrivata a trattare con Israele così da vicino. Lo dimostra l’ultimo accordo sul gas, che prevederebbe una volta approvato la fornitura di gas da parte di Israele, attraverso infrastrutture che il Qatar e l’UE dovrebbero finanziare, per risolvere il problema dell’elettricità e di conseguenza anche dell’accesso all’acqua potabile (più elettricità significherebbe miglior funzionamento dell’impianto di desalinizzazione). Nonostante Audallah sia meno pragmatico, una futura leadership nelle sue mani non significherebbe una guerra, in fondo nemmeno lui un è un “falco della resistenza”, ma di sicuro romperebbe l’equilibrio che è venuto a crearsi e farebbe pendere la bilancia verso qualche scontro con Israele. Le rinnovate relazioni con gli Stati Uniti sono un sollievo per i palestinesi - Abu Mazen aveva inveito contro Trump, “ihrab beitak” (lett. sia distrutta casa tua). Ma la notizia che più fa trepidare la West Bank è l’annuncio delle elezioni. Abu Mazen ha deciso che a maggio si voterà per il Consiglio Legislativo, a luglio per la presidenza e poi per il Consiglio Nazionale Palestinese. Non è forse un caso che le elezioni siano state annunciate con Biden al potere. Tre possibili scenari. Secondo il primo, Abu Mazen verrà rieletto; la sua popolarità tuttavia non è molto alta in particolare tra i più giovani per via delle restrizioni sulla libertà di espressione, la corruzione che soffoca lo sviluppo economico e le promesse di indipendenza disattese. Il secondo scenario prevede la vittoria di Hamas; non solo Israele, ma anche Egitto e Giordania, la cui stabilità dipende anche da Ramallah, si stanno mobilitando dovesse la resistenza islamica prendere il potere (forse anche violentemente). Oppure, terzo scenario, le elezioni verranno cancellate. Le elezioni sono state annunciate, ma nel frattempo Abu Mazen ha stretto la morsa sulla società civile: di recente ha approvato un decreto presidenziale che impone un severo controllo su programmi, attività, e sul regime fiscale delle ONG, con la possibilità dell’Autorità Palestinese di appropriarsi dei fondi (chissà come l’avranno presa i generosi finanziatori in particolare in Europa). Un altro decreto, non pubblicato ma condannato dalla stampa palestinese all’estero, vieta elezioni tra sindacati, organizzazioni e associazioni per sei mesi - cioè tutto il periodo delle elezioni dei vari organi istituzionali.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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