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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Israele: il governo ha un problema con la Corte Suprema 11/06/2020
Israele: il governo ha un problema con la Corte Suprema
Analisi di Giovanni Quer

A destra: la Corte Suprema israeliana

Martedì 9 giugno la Corte Suprema dichiara incostituzionale la legge sul condono, approvata a febbraio 2017, che prevedeva il condono delle costruzioni private israeliane su terre di proprietà privata palestinese con il rimborso del 125% del valore ai legittimi proprietari. Circa 2.000 case dovevano esser oggetto del condono, che già allora l’Avvocatura di Stato aveva criticato come possibilmente incostituzionale. La decisione arriva in un periodo in cui Netanyahu prepara il terreno all’annessione.   La sentenza della Corte Suprema ha dichiarato incostituzionale la legge perché l’intento di regolare una situazione illegale, cioè le costruzione su terreni privati, creerebbe dei danni ai diritti dei legittimi proprietari che non sono giustificati da un superiore interesse costituzionale; inoltre, il compenso non è proporzionale al danno che subirebbero i proprietari palestinesi; infine, la legge è problematica nel suo insieme in quanto interviene in una situazione di conflitto, cioè le comunità israeliane nelle zone C.  

AG's office said to warn PM Jordan Valley annexation could lead to ...
Netanyahu illustra la situazione nella valle del Giordano

La destra, sia il Likud, sia i partiti religiosi sionisti, hanno criticato la sentenza parlando di “dittatura della Corte Suprema”, di “intromissione nel processo legislativo”, di “abuso di potere per il tentativo di sostituirsi alla Knesset”. Da dieci anni, la propaganda contro la Corte Suprema ha tentato di dipingere i giudici come degli attivisti senza scrupoli o addirittura dei sinistrorsi anti-sionisti. La campagna elettorale del 2018 di Naftali Bennet e Ayelet Shaked aveva anche lo slogan “insieme vinceremo Hamas e insieme vinceremo la Corte Suprema”, facendone quasi un nemico dello Stato. Da quando la Corte ha affermato il potere di revisione costituzionale delle leggi nel 1995, sono state dichiarate incostituzionali totalmente o parzialmente solo 20 testi tra leggi e singoli articoli di legge, per la maggior parte su questioni di diritti umani e diritti fondamentali. Il Ministro della Giustizia ad interim Amir Ohana aveva addirittura detto che in conseguenza a una tale sentenza la sicurezza dello stato era stata compromessa; una dichiarazione poi rivelatasi falsa.   È chiaro che ogni intervento sui territori è difficile, vista la zona grigia del diritto internazionale, e la polverosa situazione politica. Accusare la Corte Suprema di esser una quinta colonna della sinistra estrema anti-sionista è un’affermazione che non ha alcun appiglio, semplicemente non è possibile agire in un contesto così complesso con iniziative che non tengono conto di tutti gli interessi e di tutti i diritti coinvolti. Non si tratta di imporre al governo una o altra politica, ma di limitare i danni che conseguirebbero da una politica poco strutturata.

La critica dell’Avvocatura di Stato al progetto di legge aveva fatto arrabbiare anche la Ministra Ayelet Shaked, poco propensa ad accettare critiche contrarie alle sue politiche. I toni sempre più aggressivi contro i giudici hanno allarmato i servizi di sicurezza, che hanno aumentato scorte e misure di protezione.   La sentenza è stata emessa la settimana in cui Netanyahu ha aumentato l’azione politica di preparazione all’annessione di parte delle zone C. Un’annessione che non comporterebbe grandi cambiamenti se non il regolamento della cittadinanza per i palestinesi che vivono in quelle aree, perlopiù comunità beduine, che acquisirebbero cittadinanza israeliana, ma le cui conseguenze politiche potrebbero ridefinire il rapporti con l’Autorità Palestinese. Il Ministro degli Esteri tedesco ha messo in guardia Israele su probabili sanzioni internazionali e altre conseguenze diplomatiche dovesse esser attuato il piano di annessione, mentre i palestinesi hanno presentato a Trump un “piano alternativo” che comprende la de-militarizzazione del futuro Stato palestinese, ma da costituirsi entro la linea armistiziale del ’49 (cosiddetti confini del ’67).


Giovanni Quer (1983), direttore del Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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