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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Il discorso di Mansour Abbas per Yom ha-Shoah: la nuova collaborazione arabo-israeliana e la linea del Movimento Islamico 26/04/2020
Il discorso di Mansour Abbas per Yom ha-Shoah: la nuova collaborazione arabo-israeliana e la linea del Movimento Islamico
Analisi di Giovanni Quer

A destra: Mansour Abbas

Il parlamentare arabo Mansour Abbas ha fatto un discorso in occasione di Yom ha-Shoah (la Giornata della Memoria della Shoah e dell’Eroismo israeliana) che ha commosso Israele. Tra i vari punti sollevati da Abbas, vi è anche la condanna all’ideologia nazista e al negazionismo della Shoah in quanto “contrari al fondamentale principio islamico di testimonianza della verità e giustizia”. Ricordando gli esempi di solidarietà islamica verso gli ebrei, compreso il caso dell’Albania, Mansour Abbas ha ribadito la solidarietà al popolo ebraico anche in quanto arabo palestinese che conosce la sofferenza e l’opposizione al razzismo. Parole che hanno commosso Israele perché arrivano da un parlamentare arabo e membro del Movimento Islamico, tra cui la contrarietà alla memoria della Shoah è diffusa, vista come una diretta causa della fondazione di Israele. Quarto riflettono le parole di Mansour Abbas le posizioni degli arabi israeliani e in particolare del Movimento Islamico? Le critiche più forti arrivano dal partito “Fedeltà e Riforma”, che ha pubblicato una lettera aperta a Mansour Abbas, in cui i firmatari condannano qualsiasi persecuzione razziale e si chiedono "chi ricorda l’olocausto del nostro popolo... perpetrato dai britannici e poi dagli squadroni sionisti sin dal 1948?”. Questo partito è stato fondato nel 2016 da membri del Movimento Islamico (Fazione Nord), tra cui anche Sheikh Hussam Abu Lail, già vice del Sheikh Raed Salah, condannato per incitamento alla violenza. Altri membri del Movimento Islamico hanno commentato il discorso di Mansour Abbas come un discorso “religioso” e non politico, pertanto rifiutandosi di esprimere un’opinione sul contenuto. Il Movimento Islamico è una corrente dell’Islam politico, fondato nei primi anni ’70 da Abdallah Nimer Darwish Issa, che ha lo scopo di creare uno Stato islamico palestinese, accettando la realtà dell’esistenza di Israele e collaborando con le autorità per perseguire i propri obiettivi sociali (tra cui anche attività giovanili, circoli religiosi per donne, rafforzamento dell’identità palestinese). Darwish aveva poi iniziato il movimento paramilitare “Usrat al-Jihad” (famiglia del jihad), ma dopo qualche anno passato nelle carceri israeliane ha cambiato direzione, in favore del dialogo e la collaborazione con le autorità israeliane.

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Da allora il Movimento Islamico si divide in due fazioni: quella oltranzista (fazione nord) e quella collaborativa (fazione sud). La crisi del coronavirus ha senza dubbio contribuito allo spirito di apertura e collaborazione tra rappresentanti arabi e autorità israeliane. Venerdì è iniziato il Ramadan, il mese del digiuno nel calendario islamico, che per tradizione è associato alle riunioni famigliari e pubbliche nei pasti di interruzione del digiuno (iftar). Le autorità israeliane hanno imposto il coprifuoco nei villaggi arabi per impedire le aggregazioni pubbliche, con la collaborazione di imam e altri leader che invitano a pregare in casa e a non riunirsi oltre il nucleo famigliare. I volontari arabi collaborano con la polizia per monitorare il rispetto delle regole nei diversi paesi, con una comunanza di intenti mai sperimentata prima. Le domanda che in molti si pongono è se si possa parlare già di una nuova era nelle relazioni con il pubblico arabo, ma come ogni collaborazione basata su una comunanza di interessi più che d’intenti non c’è da sperare un cambiamento nel lungo termine. La progressiva integrazione della coalizione dei partiti arabi nella vita politica israeliana ha comportato l’isolamento delle voci più provocatrici. Israele può convivere ora con un partito frazionato disposto a collaborare con le istituzioni in favore del pubblico arabo, ma il pericolo rimane il rafforzamento del Movimento Islamico, che significa un più ampio radicamento dell’Islam politico tra i giovani arabi. Per quanto riguarda le forze interne, il Movimento Islamico ha un’agenda sociale ben organizzata e per perseguire i propri obiettivi si dimostra aperto verso le istituzioni, fomentando l’opposizione interna delle fazioni laiche la cui ragion d’esser è l’opposizione all’esistenza di Israele. L’attuale situazione dimostra una delle debolezze della politica israeliana: nessun partito israeliano ha una strategia politica per il pubblico arabo, che sceglie sempre una rappresentanza etnica, nonostante sia sempre più integrato nella società israeliana.


Giovanni Quer (1983), direttore del Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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