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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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All’ombra del Coronavirus: Hamas vuole lo scambio di prigionieri 08/04/2020
All’ombra del Coronavirus: Hamas vuole lo scambio di prigionieri
Commento di Giovanni Quer

A destra: Yahya Sinwar, capo di Hamas

Da una settimana, Yahya Sinwar, leader del Movimento di Resistenza Islamica (Hamas), manda messaggi a Israele per lo scambio di prigionieri. In un’intervista alla TV al-Aqsa giovedì scorso Sinwar ha minacciato Israele che se la crisi umanitaria a Gaza dovesse aggravarsi farà in modo che “6 milioni di sionisti non saranno in grado di respirare”, rivolgendosi direttamente al Ministro della Difesa Naftali Bennet. Dopo la minaccia, anche il messaggio di apertura. Sinwar sottolinea che non si tratta di un accordo, ma di una “iniziativa umanitaria” dettata dalla crisi del Coronavirus: infatti ha richiesto di liberare anziani, malati, donne e bambini. Non ha ribadito la solita precondizione di Hamas alle negoziazioni, cioè la liberazione di un gruppo di militanti liberati con l’accordo Shalit e poi nuovamente arrestati per attività terroristiche - lo stesso Sinwar ha parlato di “rinunce importanti” Hamas detiene le salme di Oron Shaul e Hadar Goldin, morti durante l’operazione militare Margine Protettivo nel 2014, e altri due civili israeliani, entrambi con disturbi psichici, che hanno attraversato il confine con Gaza qualche anno fa. Quella che Sinwar vuol far passare per iniziativa umanitaria è una proposta di accordo. Ma nella stessa intervista ha anche detto che le Brigatte al-Qassam sono pronte a tutto dovesse Israele non occuparsi della salute dei detenuti palestinesi. Ancora non ci sono critiche né da parte dell’Autorità Palestinese né da parte delle fazioni più oltranziste. Non è un caso però che Ramallah aumenti la tensione contro Israele proprio in questi giorni, accusando Gerusalemme di sfruttare la crisi per avanzare l’annessione di nuovi territori come previsto dal piano di Trump. L’attuale dirigenza di Hamas si trova a dover fare delle scelte dettate da necessità: la crisi umanitaria a Gaza, l’opposizione interna, le divisioni con le altre organizzazioni islamiste (in particolare Jihad islamico) e ora il Coronavirus. Per Israele il pragmatismo di Sinwar è un vantaggio, ma non è un segnale di cambiamento ideologico: gli arsenali di Hamas sono sempre pieni e il mirino è sempre puntato.


Giovanni Quer (1983), direttore del Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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