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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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La morte di Suleimani: Hamas divide i palestinesi e il mondo arabo 08/01/2020
La morte di Suleimani: Hamas divide i palestinesi e il mondo arabo
Analisi di Giovanni Quer

A destra: Ali Khamenei, Qassem Suleimani, Donald Trump

In una serie di articoli pubblicati sul sito “al-Shabka al-arabiya” (rete mediatica araba) si analizza la reazione del mondo arabo e delle fazioni palestinesi alle posizioni di Hamas, che ha definito Qassem Suleimani un “martire di Gerusalemme”, scatenando critiche nel mondo interno e nel resto del mondo arabo. Il sito “Aram Media” pubblica un articolo il 4 gennaio in cui si descrive come i palestinesi abbiano distribuito dolci per celebrare la morte “del più grande sostenitore di bombardamenti…dell'uccisione e dell'espulsione di donne e bambini dalla Siria”. L’articolo pubblica alcune foto dei festeggiamenti a Gaza, che sono circolate nelle reti sociali. Oltre ai festeggiamenti, Haniyeh, leader di Hamas, aveva pubblicato subito dopo l’attacco a Suleimani una dichiarazione di condoglianze definendo Suleimani un “martire di Gerusalemme”. Suleimani è anzitutto sciita, inviso alla maggior parte del mondo islamista sunnita, per quanto possa identificarsi nella lotta contro Israele e gli Stati Uniti. In secondo luogo, Suleimani è ritenuto il responsabile della sofferenza della popolazione civile siriana, in particolare di quella sunnita.

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Kamal al-Khatib

Kamal al-Khatib, sheikh del Movimento Islamico in Israele, affiliato ai Fratelli Musulmani, è stato il primo a reagire, pubblicando un messaggio sia Facebook in cui sottolinea che Suleimani è morto a Baghdad e non a Gerusalemme, che a suo credere non avrebbe mai raggiunto perché così definirlo? - Suleimani era il comandate delle Forze Quds, Gerusalemme in arabo - per poi scagliarsi contro il leader iraniano chiamandolo sostanzialmente un assassino di civili in Siria e rivolgendosi direttamente a Suleimani “Allah ha deciso di farti morire per mano di una immorale”. Anche lo scrittore e attivista palestinese Ibrahim Hamami condanna le parole di Hamas e definisce Suleimani un criminale e chiamando quelli che lo elogiano dei complici e dei traditori della nazione. In un articolo pubblicato su “al-Shabka al-arabiya” il 4 gennaio si riportano altre tre figure palestinesi, intellettuali e attivisti, che condannano le parole di Hamas, così come uno scrittore del Qatar. Uno dei palestinesi citati avrebbe addirittura suggerito di allontanarsi da Hamas, che ha deciso di allearsi con i nemici dei popoli arabi. Dopo tre giorni, il 7 gennaio altri due articoli descrivono le reazioni sulle reti sociali alle parole di Hanyeh, che ha anche partecipato ai funerali di Suleimani in Tehran, durante i quali ha espresso le proprie condoglianze al Leader Supremo Khamenei, e ha comparato l’eliminazione dei leader di Jihad Islamico con quella di Suleimani.

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Qassem Soleimani con Ali Khamenei

Anche Sheikh Salah Raed, del Movimento Islamico del Nord, ha condannato le parole di Hanyeh dalla prigione dove sta scontando una pena per incitamento alla violenza. In un messaggio dalla prigione, Raed dice “Gerusalemme è intatta dall’esercito iraniano”. Alle critiche si unisce anche Nawaf Hayel Takrouri, presidente dell’Associazione degli Accademici Palestinesi all’Estero, che come riporta un altro articolo di al-shabka al-arabiya (7 gennaio 2020), che ha scritto in un post su Facebook che “il fatto che l’assassinio di un criminale da parte di America o dell’Entità Sionista non può trasformare il criminale morto in un eroe o martire. Anche la stampa saudita riporta l’incidente diplomatico causato da Hamas, che con questa imprudente mossa ha causato un danno alla credibilità movimento, perdendo il supporto dei Movimento Islamico (Fratelli Musulmani) e attirandosi le ire di molti degli oltranzisti anti-sionisti che sostengono Hamas pur non condividendone l’ideologia politico-religiosa. Le conseguenze le possono subire anche le comunità palestinesi all’estero, com’è stato il caso quando Arafat ha appoggiato l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, causando l’espulsione di varie comunità palestinesi dagli Stati del Golfo e attirandosi le ire del mondo arabo. Se ci sarà una pressione politica interna (fazioni palestinesi) ed esterna (mondo arabo) Hamas potrebbe vedersi costretto a scegliere l’Egitto come sponsor e patrono, con risvolti negativi sulle capacità militari dell’organizzazione. Dovesse Hamas continuare sulla strada iraniana con ostentazioni come nel caso della eliminazione di Suleimani, potrebbe incontrare ancor più opposizione, con un’eventuale indebolimento dei propri attivisti che già criticano la politica troppo “aperta” verso Israele.

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Giovanni Quer (1983), direttore del Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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