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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Le reazioni all’annuncio della Corte Penale Internazionale: Israele di nuovo all’angolo? 23/12/2019
Le reazioni all’annuncio della Corte Penale Internazionale: Israele di nuovo all’angolo?
Analisi di Giovanni Quer

A destra: la Corte Penale Internazionale dell'Aja

L’annuncio della Procura della Corte Penale Internazionale per cui potrebbe aprirsi un’indagine sui presunti crimini di guerra di Israele e Hamas è stato accolto come una vittoria dai movimenti palestinesi. Anche se l’annuncio si riferisce chiaramente a eventuali crimini commessi da Hamas, la stessa organizzazione ha dichiarato che collaborerà pienamente con la Corte, ed ha accolto l’annuncio come un passo verso la verità e contro gli inganni cui sarebbe soggetta l’opinione pubblica per via di Israele. Hazem Qassem, altro portavoce di Hamas, ha condannato la reazione americana contro le parole della Corte, accusando gli USA di essere complice dell’occupazione e di incitare alla commissione di ulteriori crimini contro il popolo palestinese. La strategia politica di Abu Mazen è basata sulla scena politica e diplomatica più che su quella militare. Con Abbas al potere dell’Autorità Palestinese è finita l’epoca del terrore sponsorizzato dalla ANP e si è intensificata la lotta diplomatica. Di questa linea fanno parte le iniziative di riconoscimento della Palestina come Stato, l’intensificato sforzo di condanna e isolamento di Israele in seno alla comunità internazionale, e anche la via penale. Abbas firma lo Statuto di Roma, il corpus juris della Corte Penale Internazionale e del diritto penale internazionale in generale, a fine 2014, e nell’aprile 2015 la “Palestina” diviene membro del sistema giuridico che si regge attorno alla Corte. Oltre alla questione giuridica di giurisdizione o mancanza di potere della Corte, vi è la questione di come la notizia è stata ricevuta. Il gruppo Adalah, organizzazione araba israeliana che si occupa di diritti della popolazione araba in Israele, ha accolto la notizia con entusiasmo ed ha annunciato che collaborerà con la Corte. Adalah aveva in passato fornito documenti e “prove” di crimini di guerra presumibilmente commessi da Israele in rapporti citati dall’infausti rapporti Goldestone I e II (che accusavano Israele di crimini commessi durante le operazioni militari Piombo Fuso e Margine Protettivo). La stampa araba dà per scontato che la decisone sia un passo contro “l’occupazione” senza preoccuparsi del fatto che anche Hamas sarebbe sotto investigazione - almeno per quanto concerne il lancio di missili verso Israele, il rapimento dei soldati israeliani e la tenuta in ostaggio dei corpi dei soldati deceduti. Sicuramente si tratterebbe di una vittoria per Abu Mazen, che da tempo tenta di ristabilire il prestigio politico soprattutto tra il pubblico dei giovani, disincantati dalla politica dell’Autorità che finora non ha ottenuto risultati e ha ridotto al minimo la libertà di espressione.

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Missili di Hamas contro Israele

 Per Israele vorrebbe dire un nuovo periodo di lotta giudiziale, come nella prima decade del 2000, quando organizzazioni non governative avevano per alcuni anni usufruito della giurisdizione internazionale di alcuni ordinamenti (come Belgio, Spagna e Regno Unito) per avanzare cause penali contro politici e militari israeliani. Per questo molti analisti della stampa araba non temono un'eventuale decisione della Corte Penale Internazionale di investigare i crimini di Hamas: i nomi dei probabili investigati sarebbero prevalentemente israeliani, compresi Netanyahu e Gantz. L’uso politico del diritto internazionale da parte della Corte dell’Aja potrebbe rafforzare gli animi di legislatori e politici che vedono nella lotta contro Israele una causa di giustizia. In un periodo in cui il movimento del boicottaggio sta subendo considerevoli sconfitte, le vittorie legislative in Europa (le leggi sul marchio o il divieto di commercializzazione dei prodotti provenienti dai territorio post-1967) e giudiziali all’Aja potrebbero ribaltare i numerosi sforzi per contenere i movimenti anti-israeliani.

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Giovanni Quer (1983), direttore del Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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