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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Iran: le dichiarazioni estremiste di Suleimani Qassam 02/10/2019
Iran: le dichiarazioni estremiste di Suleimani Qassam
Analisi di Giovanni Quer

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Suleimani Qassam

Suleimani, comandante delle forze speciali Quds, parte della struttura paramilitare iraniana, ha rilasciato un’intervista di due ore alla TV iraniana. Per convincerlo a rilasciare un’intervista, i giornalisti si sono concentrati sulla Seconda Guerra in Libano nel 2006, o la guerra dei 33 giorni, com’è conosciuta in persiano. Le dichiarazioni di Suleimani dipingono la visione politica del regime degli ayatollah e contengono anche messaggi agi USA. Nella visione del regime iraniano, Israele sarebbe in guerra con l’Islam, mentre appoggiato dai regimi arabi, si concentrerebbe ad attaccare gli sciiti nella regione. Secondo Suleimani, nel 2006 Israele avrebbe iniziato una guerra “a sorpresa” contro il Libano, sfruttando la presenza militare americana nella regione dopo l’inizio delle guerre in Afghanistan e Iraq, allo scopo di espellere gli sciiti di Hezbollah dal Libano mediorientale come ha fatto in passato con i palestinesi.

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L’operazione militare sarebbe stata pianificata per modificare l’equilibrio demografico della regione meridionale del Libano, attraverso un piano di deportazione degli sciiti. Questo piano sarebbe stato appoggiato da altri regimi arabi per una comunanza di interessi anti-sciiti. Dipoi, il messaggio a Israele e Stati Uniti: l’Iran e Hezbollah sono una simbiosi politico-militare che come nel 2006 può colpire ancora. Dei giorni di guerra Suleimani parla nel dettaglio e con ammirazione per Hezbollah e i suoi leader, Hassan Nasrallah e Imad Mughnyeh (che nomina con i titoli onorifici più alti), con cui ha passato diversi giorni e notti per assistere Hezbollah. In particolare racconta di un attacco mancato. Suleimani, Nasrallah e Mughniyeh si trovavano nei sotterranei di un palazzo nel quartiere sciita di Dahyieh a Beirut: Nasrallah si spostava di notte per non essere individuato, e così Suleimani e Mughnyeh lo seguirono anche quella volta, trasferendosi nel palazzo di fronte. Appena dopo qualche minuto, un drone israeliano avrebbe colpito il palazzo che i tre avevano lasciato, salvandosi dall’attacco. Suleimani si sofferma sui dettagli dell'attacco, sulle eroiche e geniali decisioni di Mughniyeh, sulla dedizione e abnegazione di Nasrallah.

La guerra sarebbe santa, nella prospettiva del regime iraniano, una guerra di difesa dall’espansionismo sionista, mentre Hezbollah avrebbe dimostrato détente nell’uso della forza militare in quelli che Nasrallah chiamava le tre fasi: gli attacchi missilistici a Haifa, post Haifa e il dopo post-Haifa. Suleimani vuole cioè far capire che Hezbollah può ancora trascinare Israele in una guerra con la capacità di colpire su tutto il territorio israeliano. La glorificazione della potenza militare di Hezbollah continua poi nel racconto del missile che ha colpito la corvetta della marina israeliana al largo di Beirut il 14 luglio 2006. Subito dopo Suleimani racconta un episodio struggente durante l’operazione Karbala-5, 8 gennaio-25 febbraio 1987, durante la guerra Iran-Iraq (in persiano “la sacra difesa”), evidentemente accostando la santa guerra contro Saddam Hussein ad altra guerra “santa”, cioè contro il "regime sionista”. Nella visione del regime iraniano, il mondo islamico è assediato dall’Occidente arrogante e dal regime sionista imperialista; ed ora il mondo sciita è assediato da un’alleanza tra sunniti sionisti e americani. Sentendosi braccato, il regime reagisce alle sanzioni di Trump e alla sua potenza militare. mostrando i muscoli nel Golfo Persico e lanciando un messaggio a Israele: siamo pronti a combattere e ad attaccare.

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Giovanni Quer (1983), direttore del Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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