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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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La pace con i Talebani e il futuro dello Stato Islamico 19/08/2019
La pace con i Talebani e il futuro dello Stato Islamico
Analisi di Giovanni Quer

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Terroristi dello Stato Islamico in Afghanistan


Ieri un attentato nella zona ovest della capitale afghana Kabul ha causato più di 60 vittime. L’esplosione è avvenuta la sera durante le celebrazioni di un matrimonio in una zona della città prevalentemente abitata da sciiti. L’organizzazione dello Stato Islamico ha rivendicato l’attentato, sollevando alcune domande sul futuro della stabilità del Paese dopo i tentativi di arrivare a un accordo di pace con i talebani. In particolare, quali sono le conseguenze per il Paese, per la regione e per l’Occidente? I talebani non sono mai stati sconfitti. Dopo l’invasione dell’Afghanistan nel 2001 e la caduta del loro regime, l’organizzazione islamista jihadista si era temporaneamente ridotta. Nel 2008, i Talebani si riorganizzano, riprendendo il controllo di alcune zone che il precario governo afghano amministrava con l’aiuto delle truppe americane e NATO. Il tempo in cui Obama va al potere è stato cruciale nel cambiamento della politica in Afghanistan. Nel suo primo mandato, Obama aumenta l’invio delle truppe, ma non investe nella ricostruzione del Paese, e durante il suo secondo mandato le riduce da 100.000 a 10.000. Il debole governo afghano è oggi in controllo del 50% circa del territorio, avendo perduto i controllo di meno del 20% che è sotto controllo talebano. Il resto del territorio è una zona di combattimento. Tutto il territorio afghano è insicuro, alla mercé di continui attentati jihadisti che colpiscono truppe straniere, la polizia e l’esercito afghano, e i simboli dell’Occidente (come canali i canali televisivi, o le star della musica e del cinema).

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Talebani afghani che aderiscono allo Stato Islamico


Alla ferocia dei talebani, che non riconoscono il governo e sognano di ritornare all’Emirato Islamico, si aggiunge anche l’organizzazione terroristica dello Stato Islamico, la cui sezione locale si chiama Khorasan (nome dell’antica regione che include oggi Afghanistan, parti del Pakistan, dell’Iran, del Tajikistan e dell’Uzbekistan). Conosciuto con la sigla IS-K, il braccio locale dello Stato Islamico è nato nelle Aree Tribali del Pakistan, attirando jihadisti uzbeki, pakistani e le frange più estremiste dei talebani. I talebani non hanno solo ripreso i controllo di determinate aree, ma continuano con la politica di intimidazione e delegittimazione del governo, uccidendo parlamentari e intimidendo gli elettori. L’IS-K persegue obiettivi jihadisti contro gli sciiti e contro gli occidentali. Trump vuole ritirare le truppe, ma non prima di aver stabilizzato l’Afghanistan. La sua politica è basata sulla pressione, militare e politica, per arrivare a un accordo. I talebani hanno accettato di trattare con gli Stati Uniti dopo aver rifiutato il tentativo russo di arrivare a una pace. Ora le trattative si svolgono a Doha, cui il governo afghano non partecipa ufficialmente e alle quali non sono state invitate le donne. Non si sa bene di che tipo di accordo si tratta. Ne esistono 4 versioni i 4 lingue: inglese, dari (persiano afghano), pashtu (seconda lingua ufficiale dell’Afghanistan, e lingua dei pashtun, la più grande etnia al mondo e la maggioritaria nell’area con cui i talebani si identificano) e urdu (hindustani pakistano). Le versioni inglese e dari contengono clausole sui diritti delle donne e delle minoranze, mentre nelle altre due lingue no nei si fa cenno. Se il governo afghano dovesse riconoscere i talebani come forza politica, come gli USA vogliono, significherebbe il ritorno a un Emirato basato su una versione della legge islamica estremamente conservatrice in cui predominano le tradizioni locali (il codice tribale dei pashtun, conosciuto come pashtunwali). Da quando i talebani hanno accettato le trattative sponsorizzate dagli americani, un certo numero di militanti ha preferito unirsi all’IS-K per continuare la lotta jihadista, vendendo nelle trattative una concessione al nemico occidentale. Dopo le perdite dello Stato Islamico in Siria e Iraq, l’IS-K è divenuto un pilastro dell’organizzazione. L’accesso ad ampie aree senza controllo attrae flussi di jihadisti da tutto il mondo per l’addestramento di futuri terroristi. Per ora il principale obiettivo dell'organizzazione è combattere le truppe occidentali e gli sciiti in Afghanistan, ma fra qualche tempo può tramutarsi in una nuova ondata di jihadismo mondiale. Così è stato negli anni ’80, quando jihadisti da tutto il mondo sono confluiti nella regione per combattere i sovietici, per poi continuare le loro attività nel resto del mondo e negli anni ’90 sotto l’egida del regime talebano. Nessuno vuole che l’Afghanistan diventi per una terza volta nella storia un territorio di campi di addestramento per jihadisti. La popolazione afghana stava lentamente riprendendo a vivere - perlomeno nelle città. Il ruolo della televisione è stato finora importante, soprattutto dei programmi di intrattenimento, con star che sono tornate in Afghanistan da America, Europa e Pakistan. La situazione difficile per le donne è al centro del dibattito pubblico, con piccole vittorie che dànno speranza in un futuro cambiamento. I piccoli traguardi di una Paese da più di quarant’anni in guerra rischiano di dissolversi in un caos regionale che nessuno degli Stati vicini vuole (non l’Iran, che continua a discriminare i rifugiati afghani di cui non vede l’ora di liberarsi, non il Pakistan, che ha i propri problemi con le organizzazioni jihadiste locali, non l’Uzbekistan la cui politica di ferro contro le organizzazioni islamiste non ha limiti di natura democratica, né la Cina, che non vuole ostacoli al dominio regionale). Un proverbio afghano dice “si scappa da un tetto bucato per finire seduti sotto la pioggia”. Nemmeno l’Europa e gli USA dovrebbero volere un Afghanistan trasformato in un rifugio o base strategica per jihadisti, da cui lo Stato Islamico potrebbe rilanciare un’offensiva o dove i Talebani potrebbero ospitare un nuovo Bin Laden.

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Giovanni Quer

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