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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Dopo le nuove sanzioni, le mosse dell’Iran e dei suoi alleati 23/07/2019

Dopo le nuove sanzioni, le mosse dell’Iran e dei suoi alleati
Analisi di Giovanni Quer

Il cambio della politica degli Stati Uniti e le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump hanno fatto sperare all’Iran che almeno dell’Europa ci si potesse fidare. Nonostante le numerose dichiarazioni e la reale volontà di trovare una soluzione per mantenere i rapporti con Teheran, Bruxelles, Berlino, Parigi e Londra non sono riuscite a proporre una soluzione che soddisfacesse Teheran senza contravvenire alla nuova politica americana. In più, l’Europa ha adottato proprie sanzioni, seppur lievi, in risposta agli atti terroristici iraniani (gli assassini di due dissidenti in Olanda nel 2015 e nel 2017, e i piani sventati contro dissidenti in Francia - attentati a un rally di dissidenti anti-regime - e Danimarca nel 2018). Il Regno Unito ha nominato quest’anno l'intero Hezbollah come organizzazione terroristica, e non solo l’ala militare - altra mossa che l’Iran non ha apprezzato. Ed ora l’Iran risponde, aumentando la tensione nello Stretto di Hormuz, usando Hezbollah per minacciare Israele, e rappacificandosi con Hamas.

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Due mesi fa l’Iran ha annunciato che “se non potremo esportare petrolio, nessuno esporterà petrolio”, minacciando ritorsioni contro le sanzioni e la politica europea. Dopo qualche giorno, due attacchi nello Stretto di Hormuz: uno a una petroliera giapponese e un altro a una norvegese. Nonostante le poche prove, la convinzione internazionale è che sia opera dell’Iran. La settimana scorsa una petroliera battente bandiera liberiana e operata da una compagnia britannica è stata fermata da forze iraniane che hanno respinto la nave, perché non in linea con gli standard di protezione ambientale. Un altro naviglio, registrato e operato nel Regno Unito, è stato fermato ed è sotto controllo militare iraniano. Il traffico navale e aereo sullo Stretto è stato fermato dal Regno Unito e in parte da altri stati. L’Iran non è solo la Repubblica Islamica e le sue Guardie della Rivoluzione. L’Iran è anche Hezbollah; è anche le milizie sciite che controlla in Iraq; e le milizie Houthi in Yemen. Tra questi, Hezbollah è il più attivo ed è già da un mese che minaccia Israele. Tali minacce sono un altro messaggio di Teheran, la cui lotta contro Israele e contro gli Stati Uniti è parte della ragion d’esser della rivoluzione islamica.

Ad inizio luglio, Hassan Nasrallah ha rilasciato un sermone in cui minaccia direttamente Israele. Hezbollah è indebolito, ha perso nella guerra in Siria 2000 uomini e altri 9000 feriti non sono operativi. Inoltre, le sanzioni contro l’Iran hanno colpito anche i finanziamenti all’organizzazione sciita libanese. Ma la guerra in Siria ha fatto sì che le milizie sciite libanesi si siano rafforzate da un punto di vista militare. Nel discorso, Nasrallah parla di invasione della Galilea (o penetrazione nella Galilea) un piano che l’organizzazione ha studiato negli scorsi 10 anni, istituendo anche l’unità scelta Radwan, e che Israele ha reso pubblico tra dicembre e gennaio, quando ha scoperto i tunnel scavati da Hezbollah sul confine. L’unità Radwan prende il nome da Hajj Radwan, cioè Imad Mughniyeh, il leggendario capo militare di Hezbollah morto in un attacco nel 2008 a Damasco. I tunnel sono stati distrutti a fine maggio, un mese prima del discorso di Nasrallah, che chiarisce come le milizie sciite siano in grado di attaccare comunque Israele. Dopo più di una settimana, un altro discorso di Nasrallah, che appare in TV sorridente e affabile con il pubblico, rassicurando del suo stato di salute - ci sono voci che indicherebbero a una grave malattia, viste le sue prolungate assenze - e minacciando Israele di “sorprese via mare e via cielo” nella prossima guerra. Poi, Nasrallah mostra una mappa di Israele con gli obiettivi che Hezbollah sarebbe in grado di colpire, chiarendo però che è il nord densamente popolato che è al centro del mirino. In questo periodo di tensione, Hamas gioca il proprio ruolo. Continuano le manifestazioni al confine di Gaza, la “Marcia del Ritorno". Un soldato israeliano, senza permesso di sparare, colpisce un obiettivo che si rivela poi esser un operativo di Hamas, Mahmud Ahmad Sabr al-Adham, di 28 anni. In seguito all'incidente, Fathi Hamad, leader dell’organizzazione islamica di Gaza, minaccia Israele di ritorsioni. Hamas si riunisce in consiglio, e Jihad Islamico anche esce con alcune dichiarazioni di guerra contro la “giudeizzazione di Gerusalemme". I venti di guerra soffiano, ma non arriva risposta militare da Hamas, che in questi giorni si riunisce a Teheran per riallacciare i difficili rapporti con la Repubblica Islamica e grande sponsor delle milizie che hanno il controllo odi Gaza. Durante la visita a Teheran, la delegazione ha incontrato Khamene’i, il leader supremo della Repubblica Islamica, che ha elogiato Hamas “al fronte della lotta” contro Israele (Hamas ha anche aggiunto della “lotta islamica”, benché rimanga sullo sfondo l’inimicizia sunnita-sciita). Ismail Haniyeh, capo del b bureau politico di Hamas, ha assicurato che Hamas non metterà il naso nelle questioni siriane, che hanno portato all’espulsione dei leader da Damasco dopo le critiche ad Assad, mentre Salah al-Aruri, vice-capo di Hamas, ha parlato di come le capacità militari dell’organizzazione siano incomparabilmente rafforzate rispetto agli anni precedenti. In un commento alla riunione con il diplomatico iraniano Kemal Kharazi, al-Arouri ha detto che Hamas e Iran condividono l’intesa di combattere l’entità sionista e l’istikbar, cioè l’arroganza che rigetta il volere divino. Al-Arouri ha visitato l’Iran varie volte negli ultimi due anni e Haniyeh ha contribuito al riavvicinamento. Gli Stati arabi stanno assistendo al peggiore degli scenari: il potere sciita dell’Iran che prende potere e controllo sul Medio Oriente. Gli interessi comuni con Israele nel fermare l’Iran stanno portando ad alcuni cambiamenti nella politica anti-israeliana, con segnali di distensione da parte di Oman, Bahrain e Dubai. In altri casi, è la società che dà segnali di avvicinamento alla cultura israeliana, come in Iraq. Lo stesso Iraq sta tentando di controllare le milizie sciite, nella paura di esser colto in un’altra guerra tra sciiti e sunniti. Il Primo Ministro iracheno ha emesso a inizio luglio un decreto in cui offre alle milizie sciite di essere integrate nell’esercito, sperando così di poterle controllare e poi evitare che l’Iraq divenga un terreno di guerra tra Iran e i suoi nemici - pochi giorni prima del decreto un misterioso drone ha colpito campi di addestramento delle milizie sciite. Le milizie di cui si tratta sono parte del gruppo conosciuto come al-Hashd a-Sha’abi (Mobilizzazione popolare, in inglese PMF, Popular Mobilization Forces), che comprendono sunniti, sciiti arabi e turkmeni, e alcuni cristiani. La componente sciita è sfuggita al controllo dei leader iracheni ed è ritenuta quasi una costola delle Guardie della Rivoluzione e di Hezbollah. La volontà dei leader iracheni sciiti, anche Moqtada a-Sadr il più anti-occidentale, è di vedere uno Stato indipendente e non di trasformarlo in una provincia iraniana. La decisione potrebbe anche ritorcersi contro Baghdad, una volta che l’Iran avrà accesso a più controllo e potere dell’esercito iracheno, maneggiando milizie e operativi all’interno delle forze armate. Nello Stretto di Hormuz l’Iran mostra i muscoli all’Occidente, mentre nel Medio Oriente manda messaggi attraverso i delegati. Hezbollah fa da messaggero - un ruolo che si confà all’ideologia, ma che può trascinare il Libano in una guerra da cui uscirebbe devastato. Hezbollah smania anche di consolidare il potere a Beirut, che ha difficoltà a formare un governo e questa situazione di instabilità gioca a favore dell’organizzazione sciita. Hamas è sospettosamente calmo rispetto alle dichiarazioni di guerra, forse attendendo di coordinare le proprie mosse con Teheran. Dalla minaccia “se non posso esportare petrolio, nessuno lo esporterà” l’Iran sembra affrettare i passi verso uno scontro con gli USA, preferendo colpire i suoi alleati e minacciarli di guerra.

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Giovanni Quer


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