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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Michele Monni? Una vecchia conoscenza: l’Ufficio del Government Press Office israeliano indaga 05/08/2016
Michele Monni? Una vecchia conoscenza: l’Ufficio del Government Press Office israeliano indaga
Analisi di Giovanni Quer

A destra: l'incitamento al terrorismo palestinese, con la collaborazione di "giornalisti" come Michele Monni

Yedioth Aharonot (sito online Ynet), Haaretz e Times of Israel riportano la notizia di un giornalista italiano, Michele Monni, indagato dal Government Press Office israeliano. Le interviste fatte a Tzipi Livni e Amir Peretz sulla Seconda Guerra in Libano sono misteriosamente finite su documentario trasmesso dalla rete televisiva libanese al-Mayadeen, vicina a Hezbollah e parte delle reti che fanno parte del cosiddetto asse di opposizione mediatico del mondo sciita libanese. Secondo Ynet, Monni si sarebbe difeso sostenendo che non aveva idea che le interviste fatte per un producer palestinese (tale Ahmed Barghouti) sarebbero poi finite su una rete libanese. Oltre alla Livni e a Peretz, c’è anche un’intervista a Tomer Weinberg, sopravvissuto all’attacco terminato con il rapimento e l’uccisione di Ehud Goldwasser e Eldad Regev da parte di Hezbollah mentre erano di pattuglia sul confine col Libano. Dal documentario, che è su youtube, pare che Weinberg sia scappato subito dopo l’attacco alla jeep e abbia lasciato i due compagni indietro. Livni e Peretz denunciano di esser stati truffati, di non sapere che sarebbero stati trasmessi in una tv libanese. Secondo Ynet, Monni sostiene che le interviste sarebbero state “commissionate” da al-Jazeera.

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Michele Monni

IC ha avuto modo in passato di criticare gli articoli Monni pubblicati su L’Espresso. E uno sguardo al suo blog su l’Espresso può dare l’idea di come la pensi il giornalista Monni.

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=12&sez=120&id=52512&print=preview
http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=12&sez=120&id=56207 http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=12&sez=120&id=62699&print=preview
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=12&sez=120&id=48755
Link al blog di Monni http://monni.blogautore.espresso.repubblica.it/

Dagli articoli sul suo blog de L’Espresso è chiaro che Monni è un odiatore di Israele. Nel marzo 2015 ha partecipato a un incontro organizzato in collaborazione con Assopace Palestina (l’associazione di Luisa Morgantini) Bologna e il Centro LGBT Cassero il cui titolo era “Israele, cosa nasconde l’eldorado gay? Pinkwashing, diritti LGBT e Apartheid” come parte della settimana contro l’Apartheid israeliano sotto l’egida di BDS Italia (https://www.facebook.com/BDSItalia/posts/741782519276192).

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Israele, scrive, è uno Stato colonialista, brutalmente imperialista. Nell’ultimo articolo su Hebron, Monni prende in giro Haaretz, che con sarcasmo e paternalismo deride per aver pubblicato i documenti sulla strategia utilizzata per “fondare” l’insediamento israeliano a Kiryat Arba. Come molti giornalisti che sposano la causa palestinese, Monni non cita ciò che è avvenuto prima del 1967, la presenza ebraica a Hebron fino al grande massacro del 1929, e l’attaccamento religioso e nazionale al luogo - forse potrebbe deridere anche queste idee e questi fatti, ma valeva la pena citarli, cosa che si è ben guardato dal fare. Israele è uno Stato razzista. Nell’articolo che descrive il caso del soldato Azarya e l’eliminazione del palestinese, deridendo la definizione dell’esercito israeliano come esercito più morale al mondo. Più o meno morale al mondo, l’esercito israeliano non è sopra le leggi, visto che il soldato è ora processato. Ciò che più stupisce nell’articolo è la palese condanna a Israele per presunte “esecuzioni extra-giudiziali”, citando il caso della ragazza palestinese che aveva “tentato” di attaccare dei passanti con le forbici ed è stata ‘brutalmente’ uccisa da soldati israeliani. Forbici, coltelli, sciabole o compassi se qualcuno di qualsiasi età tenta di attaccare dei passanti non si tenta di neutralizzarlo?

Un articolo in lode a Breaking the Silence, organizzazione screditata che vorrebbe incoraggiare il dibattito sulla moralità dell’esercito israeliano, e che invece ha più attività all’estero che in Israele, parlando delle presunte malefatte dell’esercito sulla base di testimonianze anonime e non verificabili, e analisi militari compiute da non esperti. Non manca l’accusa a Israele di attaccare la stampa palestinese, senza curarsi di citare le numerose uscite antisemite e quelle ancora più gravi di incitamento alla violenza contro gli israeliani per difendere al-Aqsa, molto comuni sulla stampa palestinese e sul web. Un altro articolo fa pubblicità all’ONG “Zochrot”, una piccola associazione che grazie ai soldi europei è divenuta uno dei principali gruppi che parla di Nakba (catastrofe, in arabo, cioè la creazione di Israele). Nell’articolo si parla di Deir Yassin, un villaggio al centro di una operazione militare durante la guerra di indipendenza del 1948. Deir Yassin, divenuto un enclave di terroristi, andava evaquato, l’ordine venne dato, ma non rispettato, Israele non aveva scelta, la guerra è guerra, e non l’aveva certo scatenata Israele. Deir Yassin viene sempre citato come esempio di una presunta brutalità sionista senza soluzione di continuità da quando i primi ebrei europei hanno messo piede in Medio Oriente con il preciso intento di eliminare il popolo palestinese. Perché è questa l’essenza del sionismo, no? Senza poi citare il fatto che il conto delle vittime di Deir Yassin, unico caso della storia, è molto interessante: è Israele a riportare il numero più alto di vittime e non i palestinesi! poco interessa, perché lo scopo è definire Israele uno Stato criminale.

Assedio alla Chiesa della Natività (quando in piena seconda intifada dei miliziani armati si sono nascosti nella Chiesa della Natività a Betlemme per sfuggire ai soldati israeliani, Nakba, Nakba e Olocausto insieme, bambini palestinesi arrestati arbitrariamente, bambini addirittura attaccati da cani dell’esercito israeliano, un’incessante ossessione con Netanyahu. Ecco il ritratto dell’Israele che Monni ha sinora raccontato sull’ Espresso: prima di Israele qui scorrevano latte e miele, poi sono arrivati i sionisti, che tra di loro si raccontano di aver fatto fiorire il deserto, ma noi sappiamo, vediamo, e denunciamo i fiumi di sangue palestinese che da allora i sionisti sembrano intenzionati a far scorrere. E’ indicativo che gli articoli siano stati pubblicati su L’Espresso, la linea anti Israele è comune, molto simile a Electronic Intifada, +972 e altri siti che con un linguaggio più o meno esplicito ripetono il mesedismo mantra: Israele è criminale, per avere la pace, è meglio che non ci sia più Israele. E’ probabile che a Monni venga revocato il permesso di lavoro in Israele, visto il comportamento ingannevole usato nelle interviste. Una misura fin troppo generosa.

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Giovanni Quer


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

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