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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Haredim e modernità: una nuova crisi 01/08/2016
Haredim e modernità: una nuova crisi
Analisi di Giovanni Quer

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Da anni la comunità haredi israeliana attraversa un processo di enorme cambiamento. I privilegi stabiliti dallo status quo di David Ben Gurion, tra cui un sistema scolastico differenziato, sovvenzioni minime agli studenti delle yeshivot (accademie talmudiche) e esenzione dalla leva militare, stanno divenendo insostenibili per una comunità in grande crescita. Nella precedente legislatura, Lapid e Bennett avevano tentato di modificare i privilegi allargando la leva obbligatoria, introducendo un curriculum minimo di materie secolari e tentando di levare ai haredim il controllo del Rabbinato Centrale. Con il presente governo si fa un passo indietro e si inasprisce il conflitto tra laici e ortodossi.

Netanyahu aveva accettato nella precedente coalizione alcune condizioni che Lapid e Bennett avevano imposto, tra cui una diversa regolamentazione dell'autonomia culturale dei haredim. Entrambi volevano estendere la leva obbligatoria, Lapid aveva a cuore l'introduzione obbligatoria di materie secolari nelle scuole haredi, e Bennett voleva più potere per i sionisti religiosi nel Rabbinato Centrale.

Il ministro dell'educazione Shai Piron aveva avanzato la modifica della legge sull'educazione imponendo un minimo numero di ore di matematica, inglese e scienze per le suole haredi che volevano finanziamenti pubblici. Così dal 2013 alcune scuole hanno in parte adattato il curriculum, altre hanno preferito alzare le tasse di iscrizione per non cedere alle ingerenze laiche. Shas (i haredim sefarditi) si era astenuta da critiche sulla legge perché Piron aveva anche introdotto il divieto di discriminazione nelle iscrizioni - gli istituti ashkenaziti non accettavano allievi sefarditi. Ora invece, con la nuova legge di recente passata alla Knesset, sta al ministro dell'educazione decidere se un istituto haredi debba o meno introdurre il curriculum minimo di materie secolari. Un'altra vittoria della rappresentanza politica haredi che non vuole ingerenze né imposizioni per arginare i cambiamenti radicali che la comunità ha iniziato anche dal proprio interno.

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Le donne in generale lavorano e gli uomini studiano. Lo si legge anche nei romanzi di Singer, il matrimonio perfetto è tra un genio del Talmud e una donna di famiglia ricca che lo possa mantenere agli studi. Ma in una grande comunità con un tasso di natalità molto elevato questo sistema non è sostenibile. Le donne non studiano la Torah e sono più esposte al mondo laico perché devono lavorare. Ma non basta. Negli istituti femminili si imparano materie laiche, ma non abbastanza. I haredim si sposano molto giovani, e incominciano a fare figli da subito, limitando le già precarie possibilità di studi superiori.

Sono però le donne che hanno incominciato una rivoluzione nelle società haredi. Tra le varie leader c'è Adina Bar-Shalom, figlia del rabbino Ovadia Yossef, fondatore di Shas e guida spirituale dei haredim sefarditi. Adina ha fondato un college universitario per haredim, aprendo gli studi universitari alle regole sociali ortodosse (uomini e donne studiano in classi separate, i corsi sono approvati da rabbini, e l'istituto offre servizi per studentesse madri). Sono state donne haredi le prime a integrarsi nel mondo del lavoro, fondando poi società informatiche, imprese che offrono orari d lavoro e servizi per le esigenze ortodosse. Poi anche gli uomini hanno affrontato la stessa strada, arruolandosi anche nel l'esercito (oltre alle unità di solo haredi, ci sono ortodossi nelle unità combattenti e di intelligence).

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Ma lo scontro tra la modernizzazione che viene dall'interno e le imposizioni forzate del governo trova ostacoli tra i leader religiosi più oltranzisti che temono un'irreparabile processo di cambiamento che snaturi la società ortodossa. I partiti haredi che hanno accolto la legge di modifica dell'istruzione sono stati criticati anche dalle loro stesse comunità. Più di 600 firmatari ortodossi hanno presentato una petizione al ministro Bennett chiedendo di rivedere le posizioni sull'esempio o dagli studi secolari. Tra queste famiglie vi sono molti haredi più moderni, con entrambi i coniugi che lavorano, che mandano i figli da istitutori privati per imparare inglese, informatica e matematica. Non hanno rinunciato alla loro identità più ortodossa, ma capiscono che il futuro della loro comunità è condizionato a un'apertura, pur limitata verso il mondo moderno, come avviene nelle comunità haredi fuori da Israele.

I partiti misti e laici hanno espresso forti critiche e il dibattito sul futuro della società israeliana si è riacceso. Non c'è alternativa se non una progressiva integrazione dei haredim nella società israeliana. Ma l'integrazione non è semplice: le imposizioni dall'esterno sono combattute, e i movimenti di cambiamento interni sono spesso ostacolati - due anni fa un ragazzo in visita alla famiglia con la divisa dell'esercito è stato quasi linciato in un quartiere ultra ortodosso di Gerusalemme; molte famiglie non vogliono che i figli studino nemmeno nei college per haredim, mentre alcuni rabbini temono il crescente potere economico e sociale delle donne.

Indietro però non si torna. Se un'opposizione del mondo laico è rifiutata e opposta dal mondo haredi, non significa che non serva a sostenere i movimenti di cambiamento che dall'interno delle comunità ortodosse hanno scelto un'altra via. I laici temono le proiezioni demografiche, che prevedono un maggior numero di haredim nella società per ora impreparati ad affrontare il mondo moderno. I sionisti religiosi rifiutano il monopolio politico delle comunità haredi in tutto ciò che concerne i tribunali rabbinici e i servizi religiosi. L'influenza dei haredim all'interno del mondo religioso sionista è un altro punto che molti rabbini ortodossi moderni criticano (in particolare per quanto riguarda gli atteggiamenti verso le donne, i processi di conversione, e il riconoscimento di matrimoni celebrati all'estero).

Nei prossimi giorni Bennett dovrà rispondere alle richieste dei genitori haredi che vogliono un'istruzione anche secolare per un migliore futuro per i propri figli. Una questione che non si limita alle scuole haredi, se debbano o meno insegnare inglese o matematica, ma che comprende l'insieme delle condizioni di integrazione nella società israeliana, incluso l'esercito e il mondo del lavoro.

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Giovanni Quer


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