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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Terroristi, martiri, l’occupazione e al-Aqsa: ecco il linguaggio dei media palestinisti 04/07/2016
Terroristi, martiri, l’occupazione e al-Aqsa: ecco il linguaggio dei media palestinisti
Analisi di Giovanni Quer

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Nelle principali testate della stampa palestinese poco si parla degli attacchi terroristici. I titoli riportano notizie di assedi a Hebron e alle cittadine di Yatta e Bani Naim da parte della “occupazione”, mentre si accusa Israele di non voler restituire i corpi dei “martiri” uccisi da israeliani durante “operazioni”.

Al Hayyat al Jadida parla della situazione conseguente agli “scontri” recenti come misure di punizione collettiva adottate dalle forze di occupazione dopo la morte di due coloni in due “operazioni” separate e la martirizzazione di Saara al-Tarayrah morta per “esecuzione a sangue freddo” da parte dei soldati israeliani. Il giornale riporta anche la decisione di Netanyahu di “rubare” le tasse dei palestinesi, per il timore che siano usate per pagare le famiglie dei martiri. Lo stesso articolo cita in una frase l’esecuzione da parte dei coloni di Mohammed al-Tarayrah, responsabile dell’accoltellamento di Hallel Yaffa Ariel di 13 anni. In un altro articolo si descrivono gli “assedi” ai villaggi di Yatta, Halhul, Dura, Se’ir e Bani Na’im che il governatore di Hebron Kamel Hamid ha descritto come la causa dell’escalation di violenze per i raid israeliani corrispondenti agli ultimi giorni del mese di Ramadan.

Proprio in occasione della fine del Ramadan, ritornano gli articoli che descrivono il pericolo che incomberebbe su “Al Aqsa”. Centinaia di soldati avrebbero fatto irruzione sulla Spianata delle Moschee durante le preghiere mentre si denuncia un progetto israeliano di scavi sotto il Monte del Tempio che vorrebbe creare un tunnel per collegare la città vecchia con il quartiere di Silwan. Le notizie su al Aqsa sono particolarmente allarmanti perché, come nell’ultima ondata di terrorismo, sono alla base delle chiamate alle armi per attaccare gli israeliani e difendere la moschea dagli usurpatori sionisti.

L’agenzia di stampa Dunia al Watan riporta un breve ritratto del “rabbino morto”, definendolo un estremista con parenti nel Mossad, e vicino al parlamentare Yehuda Glick - in un tono cospiratorio si dice che Glick avrebbe negato di essere presente al momento della sparatoria e di essere arrivato solo dopo. La notizia più interessante è quella della morte “a sangue freddo” di una ragazza “sposata e incinta” a Hebron, Saara Al-Tarayrah. La donna sarebbe stata invitata ad avvicinarsi a una soldatessa per i controlli all’entrata della Moschea di Ibrahim, ma un soldato le avrebbe sparato dopo averla colpita con lo spray. La ragazza sarebbe stata uccisa dalle “forze di occupazione… senza motivo, senza che costituisse un pericolo”. Infine, si riporta la notizia della martirizzazione di un palestinese che ha accoltellato due israeliani a Netanya. Nello spirito della fine del Ramadan, un articolo sulle politiche israeliane denuncia le restrizioni all’accesso alla Moschea di Ibrahim a Hebron, con un appello dell Sheikh Yusuf Adeis, ministro degli affari religiosi, a porre termine alla politica di abuso, molestia e restrizioni che sono una guerra dell'occupazione ai luoghi sacri islamici.

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Al Ayyam mostra una foto di due madri che piangono, in alto a un articolo che spiega come siano morti due palestinesi in seguito ad attacchi. Il martire di Bani Naim e il martire di Tulkarem: pur spiegando le loro azioni, l’atto in sé passa in secondo piano, mentre si onora l’assassino con la parola “martire” e si pone l’accento sulla decisione di Israele di non restituire i corpi, asserendo che gli attacchi sono conseguenti alla frustrazione per lo stallo dei negoziati di pace e la continua espansione degli insediamenti.

Anche il giornale al Manar descrive le operazioni militari finalizzate a trovare i responsabili dell’attacco terroristico sulla strada n. 60, la sparatoria sull’auto di Miki Mark, come un assedio totale, con scene di terrore e arresti di palestinesi portati in “luoghi incogniti”, mentre in un altro articolo si riportano lunghi tratti del discorso di Nasrallah in occasione del World Quds Day, che invita alla resistenza contro Israele, la cui esistenza pone un pericolo. Non è un caso che i recenti attentati siano stati compiuti verso la fine del Ramadan, in vista di Eid al Fitr, la celebrazione della fine del digiuno. In vista di una festività gli animi dei fedeli si incendiano, e la costante chiamata alle armi trova risposta.

Gli attentati, nella stampa palestinese, passano in secondo piano. Ci sono le forze di occupazione che uccidono dei palestinesi rendendoli martiri, i cui nomi finiranno fra qualche mese o anno per essere ricordati in strade, piazze, scuole, centri giovanili e sportivi, per servire come eterno esempio di eroi che hanno dato la vita per la patria. Le accuse di assedio totale, di raid e rapimenti fanno intendere che la popolazione sia sotto uno stato di terrore, mentre gli attentati, descritti come delitti senza contesto sono spogliati della loro natura politica. Un palestinese uccide un israeliano e per rappresaglia l’esercito israeliano mette a ferro e fuoco una decina di villaggi palestinesi.

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Il clima di “tensione” è poi aggravato dagli attacchi ad Al Aqsa, la grande minaccia che incombe sul popolo palestinese e sulla Umma islamica: la conquista ebraica della Spianata delle Moschee. Diverse testate con diversi orientamenti: fedeli all’OLP, “indipendenti”, islamiche ecc. eppure in comune hanno la stessa retorica anti-israeliana. Il conformismo mediatico alla narrativa nazionale palestinese che ignora il terrorismo e glorifica i “martiri” indica che contrariamente a quanto si sente spesso, la giustificazione della violenza è il mainstream palestinese.

Lo stesso approccio che nega la natura politica degli attacchi come crimini di odio e concentra tutta l’attenzione su Israele si evince dalla stampa internet “allineata”. Electronic Intifada parla di assedi in seguito a “incidenti” nella West Bank occupata. Infopal in Italia anche riporta la notizia di assedio e interruzione del trasferimento di tasse come punizione collettiva per gli “incidenti” avvenuti negli ultimi giorni. Nel giornale online +972 magazine, Dahlia Scheindlin scrive che il lutto per la ragazzina uccisa a Otniel dev’essere un lutto per una vita umana persa e per una colona uccisa, perché “tutti gli israeliani sono responsabili della sua presenza nella West Bank”, mentre il resto dell’articolo descrive la matrice dell’occupazione come un intero sistema di cui gli israeliani sarebbero complici e che costituisce una costante violazione dei diritti dei palestinesi.

La convergenza di impostazione ideologica tra la stampa palestinese e la stampa militante testimonia il volontario silenzio sulla violenza politica palestinese e l’assenza di una vera analisi politica o militare sulle risposte israeliane: la volontà è demonizzare Israele, dipingere le misure militari come assedi e raid senza ragione, i soldati come assassini di inermi donne incinte, e le vittime di terrorismo come semplici morti di “incidenti”, “operazioni” ecc. Ma la stampa militante, che, come fa Electronic intifada, di solito denuncia le cooperazione tra forze di sicurezza israeliane e palestinesi non si cura della crescente importanza dell’elemento islamico del terrorismo palestinese.

Martiri e martirizzazione sono parole frequenti nella stampa palestinese e nei discorsi dei politici palestinesi. Così anche un attentato diventa occasione per promuovere una narrativa ideologica che si astrae dal contesto politico e ascrive ogni responsabilità a Israele all’occupazione. La cecità o la convinzione ideologica non si fermano di fronte a una tragedia poiché l’odio politico è più forte e più intenso: quello contro i coloni.

Ecco i link alle fonti citate (in arabo)

Al Hayyat al Jadida http://www.alhaya.ps/ar_page.php?id=17bb29ay24883866Y17bb29a
http://www.alhaya.ps/ar_page.php?id=17c1330y24908592Y17c1330

http://www.alhaya.ps/ar_page.php?id=17c0f79y24907641Y17c0f79
Al Watan
https://www.alwatanvoice.com/arabic/news/2016/07/01/941578.html
https://www.alwatanvoice.com/arabic/news/2016/07/01/941392.html
https://www.alwatanvoice.com/arabic/news/2016/06/30/941335.html
https://www.alwatanvoice.com/arabic/news/2016/07/03/942277.html
Al Manar
http://www.manar.com/page-30600-ar.html
http://www.manar.com/page-30593-ar.html
Al Ayyam
http://www.al-ayyam.ps/ar_page.php?id=11220e19y287444505Y11220e19

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Giovanni Quer


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

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