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Ecco che cosa pensano davvero gli arabi palestinesi


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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Agitata sessione alla Knesset sui due Stati: da dove viene l'idea di Palestina? 11/02/2016
La sessione furiosa alla Knesset sui due Stati: da dove viene l'idea di Palestina?
Analisi di Giovanni Quer

A destra: Anat Berko (Likud)

Ieri alla Knesset la sessione sulla soluzione "due Stati per due popoli" si è trasformata in uno scontro tra destra, che ospita una pluralità di voci, e sinistra, che crede di essere depositaria dell'unica soluzione. Dopo che Netanyahu ha rimbrottato la sinistra per aver finalmente capito che il sogno dei due Stati si allontana, messo in fuga dalle mille organizzazioni estremiste che mangiano il Medio oriente, Herzog, leader dell'opposizione, si rivolge ai ministri della destra che propongono l'annessione dei territori chiedendo "ma cosa siete, degli sfigati?".

Il tema centrale che occupa la stampa israeliana e internazionale è però il discorso della parlamentare Anat Berko (Likud), che Haaretz e Yeditoh Aharonoth definiscono ignorante e provocatrice. Altre critiche arrivano dalla stampa internazionale. Nel suo discorso, Anat Berko ha detto che Palestina non è un termine che indica identità nazionale, ma un prestito linguistico "infatti, in arabo non c'è nemmeno il suono 'p', non c'è la parola Palestina". Dopo aver ripetuto tre o quattro volte il suono 'p', i parlamentari arabi si alzano e se ne vanno anche loro mormorando 'p'. Anat Berko, criminologa, è una ricercatrice specializzata in terrorismo, in particolare quello suicida. Per la sua tesi di dottorato ha intervistato Ahmed Yassin, il fondatore di Hamas, e altri aspiranti terroristi suicidi.

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La Knesset

Una svista, un pozzo di ignoranza, una dichiarazione estremista o addirittura razzista? La Berko non ha torto. In arabo non c'è la 'p', infatti quando si vuole imitare l'accento arabo in qualsiasi lingua, si pronunciano le 'p' come delle 'b'. In varie lingue il suono 'p' è spesso associato al suono 'f', e alle varie trascrizioni dei suoni intermedi. Così i filistei sono conosciuti con la 'f', ma il territorio è stato poi latinizzato con la 'p', Palestina. La singola dichiarazione della Berko, che è difficile associare a ignoranza o razzismo, è legata alla più generale storia delle idee. Palestina, da parola che indicava un territorio in epoca romana, dopo essere stata sostituita da "Terra Sancta" coi crociati, Siria dagli ottomani, è stata ripresa dagli inglesi con il mandato e si è trasformata in un'idea politica che si contrappone a Israele. L'identità della Palestina si è trasformata negli anni in un'alternativa a Israele e poi in un concetto storia che ingloba Israele.

Nei discorsi e pubblicazioni vicini al BDS si sente spesso parlare di "Palestina storica", che è un'espressione di per sé a-storica. Il discorso della Berko, condannato e ridicolizzato, senza dubbio poco elegante, fa parte di uno degli aspetti centrali del conflitto, che non è territoriale né politico, bensì storico e culturale. La promessa di "buttare gli ebrei in mare" promulgava la visione di un vicino oriente senza Stato ebraico, riprendendo la retorica dei movimenti di resistenza e liberazione degli anni '60 e '70.

Questo approccio si è trasformato negli anni in una lotta per l'autodeterminazione, che ha portato ora a parlare di "Palestina storica", il cui significato politico non è che io rifiuto dell'esistenza di uno stato ebraico percepito come usurpatore. La progressiva erosione della retorica "resistente" in favore di una retorica "universale" si ripromette di usare i valori dei diritti umani e dei popoli indigeni per delegittimare Israele e negarne l'esistenza dal suo fondamento.


Giovanni Quer


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