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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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I movimenti 'indigeni' in America e la questione palestinese: il nuovo fronte di battaglia sulla storia 10/02/2016
I movimenti 'indigeni' in America e la questione palestinese: il nuovo fronte di battaglia sulla storia
Analisi di Giovanni Quer

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Una manifestazione contro Israele in Brasile

Il Sudamerica è un nuovo campo di battaglia del conflitto arabo-israeliano. Il rifiuto di Brasilia di confermare la nomina di Dany Dayan all’ambasciata israeliana è l’esempio più grave di un movimento che negli ultimi cinque anni si è sviluppato in molti stati dell’America Latina coinvolgendo organizzazioni studentesche, organizzazioni sociali di stampo socialista e marxista così come associazioni indigene. Tra dicembre e gennaio una serie di iniziative di boicottaggio è stata organizzata in Colombia, Ecuador e Cile. In Cile, l’organizzazione di cittadini palestinesi organizza numerose attività, tra cui conferenze con Ilan Pappé, lo storico israeliano screditato per aver accusato Israele di pulizia etnica, Gideon Levy, il giornalista israeliano di Haaretz e attivista di estrema sinistra, un programma televisivo in nove puntate intitolato “Palestina por siempre” e varie manifestazioni.

In Brasile, oltre alle manifestazioni, una recente lettera aperta firmata da professori delle università federali ha chiesto il boicottaggio di Israele. La strategia dei movimenti pro-palestinesi in America Latina è doppia: da una parte si appoggiano alle organizzazioni di stampo marxista, dall’altra cercano l’appoggio delle organizzazioni indigene. L’identità politica marxista è radicata nella coscienza sociale sudamericana e ha antiche origini. Le organizzazioni marxiste e socialiste sono considerate gli eredi della resistenza contro le dittature militari sostenute dall’America, obliterando la complessa realtà storica della Guerra Fredda. La retorica anti-imperialista e anti-colonialista si è trasformata in un sentimento anti-americano e anti-occidentale che ha completamente obliterato l’imperialismo sovietico. In questo contesto, il conflitto arabo-israeliano è tradotto come una continuazione della resistenza popolare contro un regime colonialista.

Ciò che è più interessante, tuttavia, è l’avvicinamento alle organizzazioni indigene. Molti attivisti del sito “País Mapuche”, delle organizzazioni indigene in Colombia, Venezuela e Ecuador sposano la causa pro-palestinese con un’argomentazione che si fa sempre più strada: i palestinesi come indigeni del Medio Oriente. L’idea del popolo palestinese come popolo indigeno contro la presenza straniera colonialista israeliana si è formata dal 2010 in varie pubblicazioni di Ong politiche, come Adalah, Mossawa, Al-Haq che accusavano Israele di sfruttare le risorse naturali dei palestinesi “indigeni”. L’argomentazione giuridica non ha avuto molto successo e la strategia si è propagata nelle organizzazioni della società civile. Concetti come “Palestina storica”, “popolo originario”, “pulizia etnica”, “diritti sulla terra” sono usati in Sudamerica per avvicinare la causa indigena a quella palestinese. Gli indigeni lottano per l’accesso alle terre ancestrali, spesso legate a motivi religiosi, per il riconoscimento della cultura e della lingua che i regimi di stampo europeo hanno tentato di cancellare (come anche in Australia, Canada e Svezia), usando misure disumane come la sterilizzazione forzata delle donne indigene (Svezia) o l’adozione forzata dei bambini aborigeni (le cosiddette “generazioni rubate in Australia”).

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Argentina: cresce l'odio contro Israele

Così, le stesse argomentazioni che in Europa fanno leva sulla coscienza dei diritti umani, cioè i “bambini palestinesi incarcerati”, le risorse d’acqua rubate dagli israeliani, le terre confiscate ai palestinesi, i presunti massacri della guerra 1948-49, la presunta discriminazione sistemica dei cittadini arabi di Israele, si propagano nelle organizzazioni indigene come parte di una lotta tra un popolo originario del Medio Oriente (i palestinesi) e un popolo colonialista e usurpatore (gli israeliani). Questo approccio ha conseguenze ben più gravi della retorica dei diritti umani perché tocca il nucleo della delegittimazione di Israele. Il diritto a uno stato ebraico si fonda su un legame storico, che questa retorica mira a negare. Così, il crescente dubbio sulla veridicità dell’esistenza del Tempio è un esempio di negazione della storia. Le dichiarazioni dei leader palestinesi che si definiscono “cananei”, sono in linea con questa strategia.

La battaglia su chi è veramente indigeno si fa sempre più pressante perché è il fondamento della legittimità dell’esistenza di uno Stato ebraico. L’attivista indigeno canadese Ryan Bellerose spiega che lo status di indigeno ha a che vedere con la storia di un gruppo sociale che attraverso lingua, tradizioni e legame con la terra diventa un popolo. Sostenitore di Israele, Ryan Bellerose si indigna di fronte al tentativo di rubare la causa dei popoli indigeni a favore della lotta palestinese e definisce Israele il “primo stato indigeno della modernità”. Bellerose spiega, dal suo punto di vista, la questione di Hebron: coloni israeliani e popolazione palestinese sotto occupazione, o tentativo di garantire accesso alle terre ancestrali del popolo ebraico? in questo senso, anche la Spianata del Tempio assume un altro significato, così come il diritto alla presenza in Giudea e Samaria.

Ciò che può sembrare un battibecco su “chi c’era qui prima” è invece un nuovo fronte di battaglia nella delegittimazione di Israele. Non è una questione di difendere l’idea della Grande Israele, o di giustificare l’idea di espulsione dei palestinesi dai territori post-1967, o di negare i diritti dei palestinesi. La realtà storica e politica richiede negoziazioni e rinunce. Si tratta però di un passo prima degli accordi, in cui si riconosce lo stato delle cose oggi, tenendo presente le verità storiche e la coscienza di gruppo. Questo punto di vista, che è considerato proprio solo della destra israeliana più vicina al movimento per la Samaria e la Giudea, non è un semplice esercizio retorico, ma il cuore della questione della legittimità di Israele.


Giovanni Quer


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