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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Dietro l’appello al boicottaggio del Technion: bugie, propaganda e incitamento alla discriminazione 01/02/2016
Dietro l’appello al boicottaggio del Technion: bugie, propaganda e incitamento alla discriminazione
Analisi di Giovanni Quer

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BDS: un tentativo, finora fallito, di strangolare Israele

L’appello a boicottare il Technion di Haifa ha 200 firmatari, molti dei quali sono i medesimi firmatari dell’appello “una Norimberga per Israele” di due anni fa, in cui si chiedeva l’istituzione di un tribunale internazionale per condannare i presunti crimini di Israele e si accusavano i “dirigenti delle comunità israelitiche” di diventare complici del “governo di Tel Aviv". La lingua dell’appello ripete le bugie che usano il linguaggio del diritto e della giustizia, le false accuse a Israele di pulizia etnica, genocidio, deliberata uccisione dei civili, progetto coloniale ecc. e tra i firmatari compaiono molte persone attive nella propaganda pro-palestinese.

Ecco le voci dei firmatari: chi accusa Israele di genocidio, chi si occupa di diffondere la narrativa della Nakba, chi collabora con gruppi come l’ISM (International solidarity movement) le cui attività “nonviolente” finiscono sempre in scontri con le forze di sicurezza, chi scrive costantemente contro Israele, chi usa Gaza per dipingere Israele come un mostro.

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Il Technion, polo scientifico di eccellenza a Haifa

Andrea Balduzzi (Università di Genova) ha partecipato al progetto “neonati Gaza”, promosso anche dalla stessa Paola Manduca, che ha pubblicato un articolo sulla rivista medica “Lancet” in cui sosteneva che Israele causerebbe difetti alla nascita sui bambini palestinesi, e che nel gruppo Google “sempre contro la guerra” ha riportato un video antisemita del suprematista bianco David Duke e molti altri post dal contenuto particolarmente problematico. C’è chi non nasconde i propri sentimenti quando accusa Israele di commettere genocidio; Vittorio Agnoletto promuove le tesi di Marwan Barghouti e altre tesi anti-israeliane, come le fantomatiche “prove” di incitamento al genocidio accertate dal Tribunale Russell sulla Palestina, un’organizzazione che mette in scena una causa mondiale contro Israele; Giorgio Barberis in un’intervista sul conflitto accusa di strabismo politico quanti considerano Hamas un’organizzazione terroristica, e non anche il Likud, appoggia l’idea di uno stato e parla di “genocidio del popolo palestinese”; altri promuovono lo storico screditato Ilan Pappe e la falsa accusa di un progetto di pulizia etnica dei palestinesi; altri se la prendono con le bandiere israeliane il 25 aprile accusando Israele di colonialismo e oppressione e negando come il mondo arabo avesse profondi legami con il regime nazista. Diana Carminati collabora con l’ISM, la cui filosofia della non-violenza copre una lunga storia di dubbie relazioni con organizzazioni terroristiche palestinesi e con i metodi di manifestazione che finiscono sempre in violenti scontri. Altri ancora fanno pubblicità alla “Nakba” palestinese, la catastrofe, come viene chiamata la creazione di Israele.

L’accademia israeliana è libera e per la maggior parte anche estremamente critica delle politiche dei governi israeliani. Le accuse di razzismo sono, più che infondate, ridicole: nelle università israeliane ci sono studenti di ogni gruppo culturale, e ci sono varie condizioni di vantaggio per favorire l’avanzamento socio-economico della minoranza araba. Le collaborazioni con l’esercito, che sono il motivo apparente dell’appello al boicottaggio, sono comuni a molti stati e non sono finalizzate a uccidere gli arabi, ma a creare soluzioni per l’industria militare e civile. Il mondo accademico palestinese, in cui si discute della veridicità della Shoah, si incita all’odio contro Israele, si diffondono i messaggi delle organizzazioni terroristiche, non viene minimamente preso in esame dai combattenti anti-israeliani.

La storia viene modellata a piacere per incasellarla nelle gabbie ideologiche che servono a demonizzare Israele. I diritti umani sono vituperati per delegittimare Israele. I principi del mondo libero sembrano servire solo a presentare un’immagine mite e pacifica di un movimento che ha un problema solo ed esclusivamente con Israele. Verità, giustizia e libertà? No, solo propaganda e incitamento all’odio. La storia falsata, le continue false accuse di genocidio, usurpazione, instabilità e gli appelli a boicottare contribuiscono a creare quel clima di ostilità e odio contro Israele che incide direttamente sull’antisemitismo.

L’uso disonesto del diritto internazionale e l’appropriazione indebita delle categorie politiche di libertà e giustizia non sono che un lavaggio dell’ostilità anti-israeliana con i valori universali del mondo libero. I motivi antisemiti ritornano con una frequenza sconcertante: l’accusa di uccidere i bambini palestinesi, la definizione di Israele come l’entità depositaria di tutti i mali, la visione della fine dell’esistenza di Israele come la soluzione escatologica ai problemi del Medio Oriente sono solo alcuni esempi del nuovo antisemitismo che si infiltra, anche inconsciamente, nel linguaggio e nelle visioni del movimento BDS.


Giovanni Quer


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

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