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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Quali sono i veri obiettivi di alcune Ong israeliane? 10/01/2016
Quali sono i veri obiettivi di alcune Ong israeliane?
Analisi di Giovanni Quer

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Un progetto ambientalista iniziato da un “colono”, Gilad Akh, si è trasformato in un’organizzazione che si infiltra nei gruppi di attivisti pro-palestinesi per raccontare un’altra storia di quanto accade nelle manifestazioni, negli scontri con i soldati e nelle organizzazioni che lavorano per i palestinesi. L’organizzazione si chiama Ad Kan (lett. fino a qui, cioè “ora basta!), e comprende membri di diverse visioni politiche. Si “infiltrano” nelle organizzazioni di estrema sinistra, per raccogliere informazioni su come agiscono, chi sono, cosa fanno e come vivono gli attivisti che denunciano l’occupazione israeliana come il male assoluto da combattere.

Accecati dall’ideologia oltrepassano le frontiere morali degli stessi principi universali che sostengono di difendere. Santificati dall’aura dei diritti umani propugnano giustizia e amore per il debole, ma agiscono contro Israele e non per la pace o per i palestinesi. Nel servizio di Omri Eisenheim e Matan Gaz per il programma Uvda di Arutz 2, due attivisti delle associazioni Ta’ayush e B’Tselem sono colti nel vendere all’Autorità Palestinese nomi di proprietari che vogliono cedere le loro terre a israeliani. I membri di “Ad Kan” agiscono come un servizio di intelligence. Approcciano i gruppi in cui si vogliono infiltrare, modificano il modo di parlare, di vestirsi, partecipano a incontri e attività, fino ad arrivare vicino ai leader delle cosiddette Ong dei diritti umani. Con delle telecamere nascoste, hanno filmato incontri degli attivisti del gruppo “Anarchici contro il Muro”, mentre si preparano alle manifestazioni. Dopo riunioni di training su come agire con i soldati e rifiutare di collaborare con le forze di sicurezza israeliane, si raggruppano nelle solite zone in cui ogni venerdì esistono manifestazioni, come il villaggio “Bil’in”. Aspettano che arrivino i soldati e poi incominciano le provocazioni, le urla, le discussioni, finché incominciano i lanci di pietre da parte dei palestinesi e di gas da parte dei soldati. “Nel giro di un’ora e mezza” è tutto finito, dice un attivista di “Ad Kan”, ma questo non passa nei numerosi video e nelle numerose foto che costruiscono un’immagine completamente diversa.

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Tra i membri di “Ad Kan” che si sono avvicinati alle numerose organizzazioni cosiddette “nonviolente” che manifestano contro l’occupazione, c’è anche un riservista combattente che sostiene di condividere molte delle questioni che gli attivisti denunciano. “Se un soldato maltratta una persona, va denunciato”, dice, ma bombardare l’informazione di mezze verità non aiuta a difendere i diritti umani, solo a creare delle bugie che demonizzano Israele.

Il caso che mette in discussione le frontiere morali delle Ong riguarda due attivisti di Ta’ayush e B’tselem, coinvolti anche nella zona a Sud di Hebron, dove anche organizzazioni italiane, Operazione Colomba e Servizio Civile Internazionale, hanno una presenza fissa. Ezra Nawi è uno dei leader di Ta’ayush, conosciuto nell’ambiente degli attivisti pro-palestinesi per la sua dedizione alla causa. Ta’ayush organizza proteste, sostiene le numerose cause contro ufficiali e istituzioni israeliane, dissemina informazioni sull’ "occupazione". B’tselem è conosciuta tra le più importanti organizzazioni israeliane per i diritti umani. Già coinvolta in uno scandalo denunciato dal giornalista Tuvia Tenenbom, che ha colto un attivista negare la Shoah, B’Tselem è di nuovo al centro di una bufera sulle attività dei propri membri. Questa volta è Nasser Nawa’ja a fare notizia poiché, assieme a Ezra Nawi, ha passato ai servizi di sicurezza dell’Autorità Palestinese i nomi di proprietari palestinesi disposti a vendere le loro terre ai coloni.

Accompagnato da un membro di Ad Kan che ha filmato ogni secondo, Ezra Nawi finge di essere un agente immobiliare e fissa un appuntamento con un mediatore palestinese, che lo avvisa di essere discreto e circospetto, perché i palestinesi che vendono terre a israeliani rischiano la vita. Nawi si affretta a chiamare Nawa’ja per organizzare un finto incontro in territori amministrati dall’Autorità e permettere che le forze di sicurezza si occupino del mediatore. Ma Nawi non è convinto e preferisce chiamare un suo contatto all’interno dei servizi di sicurezza palestinesi, per essere sicuro che i traditori non la passino liscia. I palestinesi sospettati di vendere terre agli israeliani soffrono interrogatori e torture. I comprovati traditori sono di solito messi a morte, quelli più furbi vendono le terre e poi denunciano una confisca o una illegale “espansione delle colonie”, per proteggersi dai servizi di sicurezza o evitare di finire ammazzati in un linciaggio.

Ezra Nawi ammette di sapere cosa succede ai traditori, ma l’ideologia è più forte dei diritti umani. Gideon Levy, il giornalista di Haaretz impegnato a denunciare le presunte efferatezze commesse da Israele nei territori, intervistato dopo la trasmissione del servizio sostiene che Ezra Nawi si è lasciato andare, dopo anni di attivismo durante i quali è stato testimone dei crimini di Israele.

B’tselem sostiene che il singolo attivista non rispecchia le attività dell’organizzazione, esattamenente come quanto successo con Tenenbom. Quali sono i limiti morali che le Ong si pongono? Quali sono i principi etici in base ai quali i loro attivisti operano? Quali sono i veri obiettivi delle Ong? L’occupazione è la risposta a tutto. La sola presenza israeliana nei territori dell'area C è considerata la radice di tutti i mali: della povertà delle comunità rurali, della negazione dei diritti delle donne, della tortura dei palestinesi che vogliono vendere le proprie terre a israeliani, della mancanza di infrastrutture che l’Autorità Palestinese per corruzione e malfunzionamento non costruisce. In nome dell’occupazione si arriva a mandare incontro a morte o tortura i palestinesi che “tradiscono” la causa collaborando con gli israeliani, il nemico. Se un leader di un’organizzazione agisce così, è legittimo chiedersi quale sia l’impronta ideologica del gruppo. Se B’tselem per la seconda volta finisce in un documentario per le azioni dei propri attivisti è legittimo chiedersi come recluti i propri membri. Per il solo fatto di definirsi Ong, molte organizzazioni agiscono nella convinzione di rappresentare il bene; si sentono investite di una missione storica più importante degli stessi valori che sostengono di rappresentare.


Giovanni Quer


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