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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Quanto conta l'età per i terroristi palestinesi 26/11/2015
Quanto conta l'età per i terroristi palestinesi
Commento di Giovanni Quer

A destra: due giovani terroristi palestinesi in azione, coltelli alla mano

Il canale israeliano Arutz 2 ha trasmesso un servizio con parti dell’interrogatorio dei due terroristi-ragazzini che hanno il 10 novembre portato a termine un attentato sul tram di Gerusalemme. I due ragazzini di 14 e 11 anni e mezzo, cugini, “non avevano intenzione di uccidere”, dice il loro avvocato ma di “ferire”. Nel racconto degli eventi dicono di non essere stati ammessi a scuola perché i genitori non avevano pagato le tasse scolastiche. All’entrata della scuola, il più grande dice che voleva fare un attentato il mattino, “ma sul tram sulla strada verso la scuola erano tutti anziani”, mostrandogli il coltello che aveva mezzo zaino. “prima volevamo colpire un soldato alla Porta di Damasco, ma erano tutti in gruppo”, poi allora hanno preso il tram “volevamo colpire le guardie, ma erano insieme”, così hanno aspettato che una delle due guardie scendesse dal tram per colpire quella rimasta. “Volevo morire shahid [martire]” dice alla polizia, e così ha comprato un paio di forbici per “vendicarsi sugli ebrei” della morte di un loro parente, che qualche giorno prima aveva pure tentato di fare un attentato. Poi ammette contrito: “ma adesso ho capito che voglio andare a scuola e non voglio più ribellarmi all’occupazione”.

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Giovane terrorista arabo palestinese

Nel racconto hanno selezionato accuratamente la loro vittima: volevano diventare martiri, mentre il loro avvocato si nasconde dietro le parole “non volevano uccidere, solo colpire”. Lo zio dei due terroristi-ragazzini ha detto “volevano solo andare a scuola, nei loro zaini non troverai coltelli, ma quaderni penne e matite”. Ma la loro mente è lucida come sono chiare le loro intenzioni: diventare martiri, non colpire anziani perché è “una vergogna”, dice il ragazzino, vendicarsi degli ebrei per l’occupazione “che ci tortura”.

Ma l’ultimo attentato compiuto da due ragazzine al mercato Mahane Yehuda ha dimostrato che anche i palestinesi possono essere vittime, visto che una delle due terroriste aveva tentato di accoltellare un anziano che poi è risultato essere un palestinese dei Territori.

Intanto l’Agenzia di Stampa Wattan ha celebrato il 18 novembre il primo anniversario del massacro alla sinagoga di Har Nof, dove due terroristi sono entrati armati di asce uccidendo 5 uomini in preghiera e un poliziotto, definendolo un “atto eroico… contro l’occupazione” e chiamano i due terroristi dei “martiri sulla via dell’onore”, “un’epopea scritta da eroi”. L’incitamento alla violenza, oltre alla glorificazione degli attentati nella stampa, si tinge di toni antisemiti nelle moschee. Palestinian Media Watch ha riportato il sermone pronunciato alla Moschea di al-Aqsa in occasione dei funerali di due palestinesi morti in uno scontro con le forze di polizia israeliane. L’imam ha profetizzato che “i musulmani stermineranno gli ebrei” che sono servitori del diavolo. Il tema degli ebrei come servitori del diavolo si ripete anche nelle parole del consigliere per gli affari islamici di Abu Mazen, Mahmud al-Habbash, giudice delle corti shaaritiche, che in un’intervista per la TV Palestinese ha presentato il conflitto come uno scontro tra il progetto di Allah e il progetto del diavolo. Il 22 dicembre, nella stessa TV palestinese, una ragazzina recita una poesia nazionalista in cui Israele è definito “Satana con la coda”.

Se si pensa che la religione sia “strumentalizzata” per fini politici, lo è anche la storia. Senza minimamente riferirsi all’ondata di attentati, Bakr Abu Bakr, opinionista del quotidiano Al-Hayyat Al-Jadida, scrive il 22 novembre che Israele è il risultato del progetto colonialista europeo di risolvere la questione ebraica, con l’intento di distruggere la nazione araba e islamica, mentre lo stesso giornale ha pubblicato ieri un’intervista con il Ministro degli Esteri dell’Autorità Palestinese, che ha definito “l’occupazione” come “il peggiore tipo di terrorismo, che alimenta il terrorismo nella regione”. Se la propaganda anti-israeliana e antisemita avvelena le menti di giovani ragazzini, quale futuro si può immaginare per la pace in Medio Oriente? E ancora peggio, come possono tutti coloro che sono coinvolti nelle negoziazioni ignorare la fabbrica di odio di tale proporzioni?

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Giovanni Quer


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