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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Perseguire presunti criminali 18/11/2015
Perseguire presunti criminali
Commento di Giovanni Quer

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Sotto la superficie della "Freedom Flottilla": il terrorismo

Sudafrica e Spagna si allineano contro Israele: questa settimana in entrambi i Paesi sono stati emessi ordini di cattura contro Netanyahu, Lieberman e altre tre alte cariche dell'esercito israeliano per presunti crimini commessi nell'incidente della Mavi Marmara. Il Sudafrica ha ricevuto i mandati di cattura turchi e li ha distribuiti alle autorità di frontiera. Nel maggio 2010, una flottiglia "umanitaria" salpata per Gaza intendeva sfondare il blocco navale imposto da Israele. Dopo il rifiuto di collaborare con le autorità israeliane che gestiscono i flussi umanitari su Gaza, la marina militare ha bloccato la flottiglia e preso controllo delle navi. Sulla Mavi Marmara i passeggeri si sono scontrati con i soldati israeliani, mettendo in dubbio il reale scopo umanitario della flottiglia - che peraltro portava materiale medico in gran parte scaduto o danneggiato.

L'inchiesta ONU ha condannato Israele per sproporzionato uso della forza. L'inchiesta israeliana ha determinato nuove procedure e norme per assicurare un maggior rispetto del diritto internazionale. Il caso è arrivato anche alle Corte penale internazionale, il cui "GIP" aveva disposto la chiusura delle indagini perché non sussisteva il requisito di "sufficiente gravità" dei fatti, necessario a giustificare un intervento della Corte. A luglio, i giudici di prima istanza hanno ordinato la riapertura delle indagini argomentando che la gravità dei fatti andava misurata non solo secondo i morti (10) e i feriti (una cinquantina), bensì anche secondo il dolore causato alle famiglie e l'impatto mediatico dell'evento. Lo scorso mese la Corte ha annunciato che per ora non procederà con le indagini.

Ora ritorna l'uso cinico del diritto nei tribunali nazionali, per lo stesso incidente. Già dal 2001, Regno Unito, Belgio e Spagna sono stati teatri di cause intentate contro ufficiali israeliani per presunti crimini di guerra, spesso legate a campagne organizzate da ONG, come la campagna "indict Sharon" dell'organizzazione Badil, o con il diretto aiuto di gruppi come Al-Haq, ONG palestinese che fa del diritto la prima arma di lotta contro Israele. In Sudafrica l'iniziativa è partita dalla giornalista Gadija Davis, giornalista e attivista che aveva partecipato alla flottiglia. Pubblicizzato dalla rete BDS Sudafrica e dal gruppo mediatico legato alla comunità islamica "Media Review network", che entrambi propagano la retorica anti-Israele con accuse di apartheid, crimini di guerra ecc.

In Spagna la querela contro Netanyahu, Ehud Barak e alti dirigenti israeliani è stata depositata da vittime e associazioni non note, mentre la decisione del giudice viene proprio dopo che il ricorso alla corte penale internazionale sembrava essere infruttuoso. Il giudice de la Mata, che ha ordinato l'arresto, ha comunicato, secondo il quotidiano Público, che è sensibile alla frustrazione delle vittime la cui sete di giustizia non è ancora stata soddisfatta.

Spagna, Sudafrica e Turchia dimostrano che l'uso cinico del diritto e dei tribunali non sia solo un fenomeno ONG, ma una politica giustizialista che fa della propaganda anti-israeliana una questione di giustizia. Benché queste cause siano iniziate prima degli attentati di Parigi, c'è da riflettere perché le varie organizzazioni internazionali e di nuovo i tribunali nazionali siano coinvolti in un movimento che trascende addirittura i governi e le loro politiche. Come in piena seconda intifada l'attenzione era smodatamente rivolta verso Israele, mentre il radicalismo islamico avanzava in tutto il mondo, così di nuovo l'Europa sembra ritrovarsi tra la morsa della propaganda anti sionista e la rinnovata minaccia islamista. Quale direzione prendere?

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Giovanni Matteo Quer


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