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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Nuovi boicottaggi e istinti draconiani: la delegittimazione è una guerra di idee 18/12/2013

"Nuovi boicottaggi e istinti draconiani: la delegittimazione è una guerra di idee"
analisi di Giovanni Quer


Giovanni Quer

L’American Studies Association, organizzazione accademica americana che
conta circa 5.000 membri, ha adottato questa settimana misure di
boicottaggio contro istituzioni di ricerca israeliane. Il boicottaggio non
sarebbe rivolto a singoli professori o ricercatori, come anche deciso in
aprile dall’Association for Asian American Studies.

La decisione di sposare il BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) è
considerata un’azione politica contro Israele per il trattamento dei
palestinesi. Il pericolo che il boicottaggio si estenda ad altre
organizzazioni accademiche americane aumenta considerando le consistenti
misure anti-israeliane adottate in Europa, tra cui le linee guida
dell’Unione Europea sulla collaborazione con istituzioni israeliane, e le
decisioni di Olanda e Romania di boicottare aziende israeliane che operano
oltre la “Linea Verde”.

Il tradizionale atteggiamento liberale americano, dove la libertà
d’espressione è valore assoluto, si scontra con la politica del boicottaggio
che colpisce proprio le istituzioni accademiche israeliane dove il dibattito
politico e intellettuale fa fiorire posizioni nettamente anti-sioniste (come
all’Università Ben-Gurion del Negev). Intervistati alla radio israeliana, i
promotori del boicottaggio spiegano che nonostante il Medio Oriente abbia
numerosi Stati che violano i diritti umani, opprimano e perseguitino le
minoranze, hanno voluto iniziare da Israele perché “da qualche parte bisogna
pur iniziare” e per dare un segnale forte al legame politico tra Israele e
Stati Uniti.

Il BDS promuove una politica incoerente e illogica, che si basa su
argomentazioni razziste ammantate di “giustizia” e “diritti umani”. Anche
Abu Mazen si è espresso contro il boicottaggio accademico pur appoggiando il
boicottaggio economico delle aziende israeliane che operano oltre i confini
armistiziali del 1949 (cosiddetta Linea verde). E’ incoerente perché
sostiene di promuovere i diritti umani e la causa palestinese mentre si
concentra solo su azioni anti-israeliane; è illogico perché sostiene di
basarsi su principi di libertà e democrazia, promuovendo azioni che sono
anti-democratiche e illiberali.

Perché proprio Israele, dove ognuno è libero di esprimere quello che vuole?
Perché proprio gli accademici che contribuiscono allo sviluppo della
democrazia e della libertà? Perché proprio le aziende che lavorano nei
Territori di cui beneficiano anche i palestinesi? Cosa propongono i
delegittimatori di Israele? Che benefici traggono i palestinesi dal BDS?
Tutte domande logiche cui si risponde in maniera vaga, abbracciando la
propaganda anti-sionista che fa dell’odio di Israele un vanto di principio.

Il BDS è un movimento sociale che è promosso e finanziato dagli Stati che
pur hanno relazioni amichevoli con Israele. Ed è questo stesso movimento
sociale che ha influenzato le politiche dei suoi primi finanziatori, che
intensificano la radicale ostilità verso Israele e le sue istituzioni
democratiche (come proprio l’università). In questo clima di assedio, Ayelet
Shaked (Habayt Hayehudi) e Robert Ilatov (Likud Beytenu) hanno introdotto
delle modifiche alla proposta di legge sulle associazioni che vogliono
limitare i finanziamenti istituzionali alle organizzazioni politiche
anti-sioniste in Israele. La proposta definisce “associazione politica” ogni
organizzazione “i cui scopi sociali includano influire sulla politica
interna e di sicurezza di Israele e le cui attività abbiano un carattere
politico”. I finanziamenti pubblici stranieri di queste associazioni
sarebbero tassabili fino al 45%.

La proposta di legge che ha avuto critiche sia da destra sia da sinistra è
una reazione draconiana al clima che il BDS e il fronte anti-sionista stanno
creando. La tassa del 45% sulle associazioni politiche non sarebbe che una
multa sulle idee, un’ammenda sulle convinzioni politiche, una sanzione
sull’anti-sionismo. Per quanto inaccettabile che i finanziamenti di Unione
Europea, ONU, Stati Uniti e Stati europei risultino in un diretto
coinvolgimento interno alle politiche di Israele, una legge che ne limita i
finanziamenti sarebbe un passo draconiano che darebbe solo un’arma in più
agli anti-sionisti. Hezi Shternlicht spiega su Yisrael Hayom (17 dicembre)
che l’azione più efficace sarebbe l’imposizione per legge dell’obbligo di
dichiarazione di finanziamenti e loro origine, per tutte le associazioni, di
destra e di sinistra.

La delegittimazione è una guerra diplomatica, una guerra di idee, che con
ferocia e ipocrisia mira a disconoscere l’esistenza stessa di Israele con
menzogne e sensazionalismi. Ed è solo con le idee e con la diplomazia che
Israele può vincere, partecipando con più convinzione ai fora internazionali
sui diritti umani, chiedendo agli Stati e alle organizzazioni internazionali
delle loro decisioni, ribattendo alle falsità e alle ipocrisie. L’ideologia
delle ONG, inebriate dai finanziamenti ossessivi di ONU, Europa e America,
sta assediando il buonsenso e offuscando la ragione: e questo si può
contrastare solo con le idee. 


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