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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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L'ultima menzogna palestinese: ‘Siamo tutte Maria’ 14/02/2019

L'ultima menzogna palestinese: ‘Siamo tutte Maria’
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

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Alla fine di gennaio è stata lanciata una nuova campagna di propaganda islamica chiamata ‘Siamo tutte Maria’ : il nome si riferisce alla madre di Gesù, e il contenuto pretende di mostrare al mondo la sofferenza delle donne arabe a Gerusalemme, in conseguenza alla persecuzione "dell'occupazione sionista" rivolta in particolare a loro. La campagna di pubbliche relazioni era iniziata a Istanbul, probabilmente per iniziativa di agenti di Hamas, ma si è diffusa rapidamente in tutto il mondo islamico, grazie all'ampio utilizzo dei social media. Il sito web "Palestine online" ha pubblicato una notizia riguardante la campagna, inviata dal suo corrispondente di Gerusalemme, Mustafa Zabar, in cui leggiamo: “L'attivista di Gerusalemme, Zena Amar, ha elogiato l'iniziativa ‘Siamo tutte Maria’, commentando sul giornale "Falestin": "... l'obiettivo della campagna ‘Siamo tutte Maria’ è quello di mostrare a tutti la sofferenza della donna di Gerusalemme che prova dolore - e speranza – in Gerusalemme, perché viene sradicata dalla sua famiglia per essere lì quando viene arrestata o le viene negato l'ingresso a Gerusalemme. La donna di Gerusalemme è la madre di un detenuto o di un figlio shahid o di un figlio che è stato ferito. Il mondo tace malgrado i crimini dell'occupazione contro le donne di Gerusalemme. Ecco perché questa campagna porta il nome di Maria, la madre di Gesù, che visse in condizioni difficili, simili a quelle della donna di Gerusalemme di oggi ".

L'attivista gerosolimitana, Hajja Khawid, ha commentato: "Maria, la madre di Gesù, ha dato alla luce il migliore degli uomini e la donna di Gerusalemme dà alla luce gli uomini che meglio proteggono Al Aqsa, la città di Gerusalemme e i suoi luoghi santi. Grazie a queste donne, gli uomini sono forti, mentre le donne sono al comando di tutte le nostre battaglie ed è per questo che l'occupazione si concentra nel punire la donna di Gerusalemme ". Il significato di tutto questo è chiaro: i palestinesi hanno unito le forze con i turchi per appropriarsi del simbolo di Maria, madre di Gesù, allo scopo di identificarsi come vittime dell'oppressione israeliana, esattamente come Maria lo era stata da parte dei conquistatori romani e di quegli ebrei che erano stati loro collaboratori. I musulmani hanno preso possesso di un simbolo cristiano, Maria, in modo da utilizzare il suo ruolo nella storia come parte della loro battaglia contro gli ebrei. In questo non c’è nulla di nuovo. Infatti, nei suoi discorsi, Arafat parlava spesso di liberare "le moschee e le chiese di Gerusalemme" dall'occupazione "ebraica" trasformando i palestinesi, tutti gli altri arabi e tutti i musulmani, nei protettori del Cristianesimo. La realtà, invece, è che è vero il contrario, come mostra un breve sguardo alla storia recente. Ad esempio, quando Betlemme era sotto il dominio israeliano, era una città con una grande maggioranza cristiana - circa l'85% dei suoi abitanti.

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La vicina Beit Jala era cristiana al 100%. Sotto il dominio dell'Autorità palestinese a Betlemme e Beit Jala, a partire dal 1994, migliaia di residenti cristiani furono costretti a fuggire dalle loro case e a trasferirsi all'estero dopo che i musulmani, soprattutto i beduini di Beit Sachur, li avevano minacciati e aggrediti, colpendo loro, le loro mogli e figlie, e le chiese. E dopo tutto questo, gli arabi musulmani palestinesi tentano di adottare il nome di Maria come se fossero interessati a proteggere il Cristianesimo. Inoltre, la persecuzione dei cristiani non è una prerogativa dell'Autorità palestinese in Giudea e Samaria. Fiorisce a Gaza, in Egitto, in Siria, in Libano, in Iraq e in ogni altro Paese islamico con una minoranza cristiana. Il fatto più interessante è che a Istanbul, la città dove è stata lanciata la campagna "Siamo tutte Maria", una delle più grandi moschee - la Moschea Blu - è in realtà la Chiesa di Santa Sofia, che i musulmani trasformarono in una moschea nel 1453. Il mondo ha forse anche dimenticato il massacro dei cristiani armeni e assiri perpetrato dai turchi ottomani durante la Prima Guerra Mondiale? Dietro questo c'è la credenza islamica secondo cui il Cristianesimo, come l’Ebraismo, è "din elbatal", una falsa religione, mentre solo l'islam è "din alkhak", una vera religione, mentre i cristiani - secondo il primo capitolo del Corano - sono quelli "che si sono allontanati dalla retta via". Ecco perché Allah li ha puniti con la necessità di vivere sottomessi all’Islam come "dhimmi", protetti, che hanno solo diritti limitati. I cristiani, come gli ebrei, devono pagare una tassa speciale, la jizya, e sono anche umiliati come richiede il Corano nel capitolo 9 ("Pentimento"), versetto 29.

Quanto sopra spiega perché saccheggiare le chiese e trasformarle in moschee, è stato accettato come pratica musulmana a Ramla, a Damasco, nei Balcani, in Spagna, in Sicilia e in molti altri luoghi, perché se il Cristianesimo è una religione non valida, perché i suoi seguaci hanno bisogno di chiese? Le chiese in Iraq, Pakistan, Nigeria e altri Paesi divennero moschee, e quei funzionari che detenevano posizioni in quelle chiese, per un periodo di molti anni vennero umiliati, attaccati e talvolta uccisi. E nell'Europa di oggi? Gli immigrati musulmani attaccano continuamente donne di estrazione europea, e questo avviene solo perché sono cristiane. Non pochi migranti musulmani ritengono che sia perfettamente lecito che un musulmano faccia come vuole con le figlie degli eretici. Secondo loro, Colui che è in alto, ha concesso ai musulmani le terre dei miscredenti, le loro proprietà, le loro mogli e persino le loro vite. Le battaglie che avvengono oggi in diversi Stati arabi e islamici - Siria, Yemen, Afghanistan - sono interpretate da alcuni musulmani come una guerra del Cristianesimo ( occidentale o russo ortodosso) contro l'Islam, e quindi i cristiani che vivono nelle terre arabe devono pagarne il prezzo. La relazione amichevole tra l'Occidente cristiano e Israele, dai tempi della Dichiarazione Balfour del 1917 fino alla Dichiarazione di Trump, che nel 2017 ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele, è interpretata da alcuni musulmani come un complotto ebraico-cristiano che intende umiliare il mondo musulmano, danneggiarlo e far rispettare le volontà di ebrei e cristiani. E’per questo motivo che i musulmani considerano importante sottolineare che Balfour era un evangelico e che anche Trump è vicino ai gruppi evangelici, a coloro che desiderano testimoniare il ritorno del popolo ebraico nella sua terra. Molti musulmani non hanno dimenticato ciò che i crociati europei fecero ai loro antenati nell’ XI° secolo: conquistarono le nazioni sulla costa orientale del Mediterraneo, vi istituirono uno Stato cristiano, massacrarono musulmani e minacciarono di conquistare la Mecca. La vittoria di Salah ad-Din sui crociati duecento anni dopo è ancora utilizzata come esempio di ciò che il mondo musulmano ha l’obbligo di fare ai cristiani che invadono le terre musulmane. Diversi testi importanti che si ispirano all'ideologia dell’ ISIS, hanno discusso la necessità di conquistare Roma (il centro del Cristianesimo occidentale) dopo che la conquista musulmana di Costantinopoli (Istanbul) aveva distrutto il centro del Cristianesimo ortodosso orientale. La situazione nel mondo di oggi è diametralmente opposta a ciò che l'Islam è disposto ad accettare: gli Stati cristiani - USA, Europa, Russia - controllano l'economia mondiale, dominano la politica internazionale, i meccanismi e i sistemi organizzativi che governano il mondo, come l'ONU. Ciò avviene nonostante il fatto che, secondo l'Islam, i cristiani dovrebbero vivere sotto il giogo islamico, con diritti limitati. Questo fa diventare matti alcuni musulmani che perciò sono pronti a fare qualsiasi cosa per riportare il mondo all'ordine "giusto", come Maometto, il profeta dell'Islam, lo ha espresso in un Hadith: "Affinché la parola di Allah sia suprema e il mondo dell'eretico sia umile ". Il Corano è pieno di versetti che mettono in dubbio il dogma cristiano, come lo sono gli Hadith.

Tutti i versetti che decorano la Cupola della Roccia a Gerusalemme, sono di natura anticristiana. È possibile che la ragione di ciò sia la rivalità tra Cristianesimo e Islam sull'egemonia nella città, perché le chiese situate nella Città Vecchia sono più antiche e architettonicamente più imponenti delle poche moschee anonime in quella zona. In sintesi, è possibile affermare che ciò che caratterizzava l'atteggiamento dell'Islam verso il Cristianesimo era ed è ancora, un misto di gelosia, odio e un chiaro desiderio di conquistare il mondo cristiano e costringerlo a riconoscere la superiorità dell'Islam. Ecco perché la campagna iniziata diversi giorni fa con il titolo "Siamo tutte Maria" si basa su una falsificazione della storia, ma piena di prove dell'opinione negativa dell'Islam nei confronti del Cristianesimo. Il mondo, tuttavia, e in particolare l'Europa e gli Stati Uniti, capiscono a malapena le motivazioni dell'OLP, di Hamas, della Jihad islamica e di altra propaganda "giustamente islamica" che fa del suo meglio per parlar male di Israele usando motivi cristiani, come se ci fosse qualche connessione tra il cristianesimo, una religione fondata sull'ebraismo e l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, la cui ragion d'essere è quella di cancellare il diritto di uno Stato ebraico nella sua terra storica, che è anche il luogo della nascita del Cristianesimo.


Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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