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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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La vendetta di Khashoggi 27/11/2018

La vendetta di Khashoggi
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

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Mohammed bin Salman

Condividere Secondo l’agenzia Reuters , un gruppo di membri della famiglia reale saudita sta progettando di sostituire il figlio trentatreenne del re in carica, Mohammed bin Salman, con suo zio Ahmed bin Abed Al-Aziz, fratello del re, che ha 76 anni. Per comprendere il significato e l’importanza di questa proposta di cambiamento, è importante conoscere la gerarchia interna vigente nella dinastia saudita al potere e come funziona. L’attuale monarchia fu fondata da Abed Al-Aziz Al Saud ( il termine "Al" qui non è la sillaba spesso posta all'inizio dei nomi ma indica una "famiglia" e pertanto è scritta senza un trattino), vissuto tra il 1876 e il 1953. Aveva quaranta mogli, sedici delle quali non avevano generato figli. Le altre gli diedero 45 figli e 27 figlie, di cui nove sono ancora vivi: uno di questi è l'attuale monarca, il re Salman. Quando il fondatore della dinastia, Abed Al-Aziz, morì nel 1953, suo figlio Saud bin Abed Al-Aziz prese il suo posto e regnò fino al 1964. Aveva avuto 44 mogli e complessivamente 117 tra figli e figlie. Il successivo sovrano fu suo fratello, Faisal bin Abed Al-Aziz, che regnò fino al 1975: lui ebbe sette mogli che gli diedero sedici tra figli e figlie. Successe poi al trono il fratello, Haled bin Abed Al-Aziz, che regnò fino al 1982. Aveva tre mogli che gli diedero dieci tra figli e figlie. Poi venne suo fratello Fahd bin Abed Al-Aziz, che regnò fino al 2005. Fahd aveva quattordici mogli e dieci tra figli e figlie. Dopo di lui, suo fratello, Abdallah bin Abed Al-Aziz, che governò fino al 2015, che ebbe ventuno mogli, sedici figli e venti figlie. Suo fratello, Salman bin Abed Al-Aziz, l’attuale re saudita, che ha cinque mogli, di cui una è morta e con due ha divorziato. Ha dodici figli e una figlia. In altre parole, Abed Al-Aziz Al Saud, il monarca fondatore della dinastia saudita, ha avuto almeno duecento nipoti che discendono dai sei figli che regnarono come re e centinaia di altri discendenti dai 39 figli che non sono saliti al trono. Alcuni dei nipoti sono già morti di vecchiaia, ma la maggior parte sono ancora vivi. Molti di loro hanno giocato ruoli chiave ed ebbero grande influenza nel governo del Paese, nell'esercito, nella sicurezza, nelle scelte economiche e politiche, acquisendo molta esperienza nell'amministrazione economica, civile e militare. Nel 2017, il monarca regnante Salman, di fronte a questa vasta galleria di nipoti, e dando risalto a quei nipoti i cui padri erano stati re, scelse, come suo successore, il figlio prediletto, Mohammed, nonostante ci fossero nipoti più anziani e molto più esperti. È importante notare che in un primo momento, nel 2015, Salman aveva scelto suo nipote, Ben Hamad bin Nayef come successore, ma cambiò idea due anni dopo e nominò principe ereditario suo figlio, Mohammed.

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Jamal Khashoggi

La scelta caduta su questo suo figlio, giovane e inesperto, a diventare principe ereditario, fece infuriare molti degli altri nipoti e in particolare quelli i cui padri erano stati re. Nella tradizione della società mediorientale, l'età è il fattore principale nel determinare l'ordine di successione: i membri più anziani della famiglia hanno la precedenza su quelli più giovani, tanto più se il più vecchio è carico di esperienza e conoscenza. Il re Salman, tuttavia, per selezionare e nominare la linea di successione al trono, fu aiutato da un organismo chiamato "Il Consiglio di Fedeltà", istituito dal re Abdallah nel 2006. Ne fanno parte tutti i figli del re fondatore, compresi i sei re e i loro fratelli, i prìncipi; quelli che sono morti vengono rappresentati da uno dei figli. Consentendo al Consiglio di decidere sulla designazione del principe ereditario, in questo modo veniva posto un sigillo di approvazione alla scelta del re, ma era chiaro a tutti che il re aveva imposto la sua volontà nel Consiglio quando nel 2017 sostituì il principe ereditario originale e nominò il giovane e inesperto Mohammed al suo posto. Appena nominato principe ereditario, Mohammed bin Salman annunciò una lunga lista di passi destinati a dare al regno un’immagine diversa attraverso l'introduzione di nuove iniziative economiche nell'industria, nell'hi-tech e nel turismo, il tutto con l'obiettivo di liberare il Paese dalla dipendenza dai giacimenti petroliferi in calo di redditività. Ha dato alle donne il permesso di guidare le auto e partecipare ad eventi sportivi come spettatrici, ha ridotto i poteri della "polizia religiosa per la modestia", ha dichiarato che l'Arabia Saudita deve adottare una versione più moderata dell'Islam, ha pianificato di costruire Nium, una nuova e moderna città, mediante un progetto comune con Giordania ed Egitto. Inoltre ha fatto alcune affermazioni positive su Israele. Il mondo l'ha ignorato quando, all'inizio di novembre del 2017, in una sconvolgente manifestazione di dispotismo, Mohammed ha rinchiuso centinaia di membri della famiglia dominante nel lussuoso Hotel Ritz-Carlton di Riyadh. I suoi uomini hanno poi interrogato coloro che erano stati incarcerati in albergo con l’accusa "corruzione ai danni dello Stato" e sono riusciti ad estorcere miliardi di dollari da parte di alcuni di loro in cambio della libertà. Il problema non finisce con l’imprigionamento e l’estorsione nei confronti di questi membri della famiglia reale. Prima di tutto c’è la vergogna che i membri della dinastia dei Saud hanno dovuto subire: l’essere in stato di arresto nella sala da ballo dell'hotel, e poi costretti a passare la notte sul pavimento o a cercare di dormire sulle sedie. Un altro problema è che due di loro sono morti cercando di scappare dall’hotel. Il Medio Oriente opera secondo il versetto coranico: "Allah è con coloro che sono pazienti". I beduini hanno il loro adagio: "Il beduino vendica il sangue di suo padre quarant'anni dopo l'omicidio, dicendo: mi sono affrettato ". Un altro famoso detto islamico è: "La fretta è di Satana, la pazienza di Allah". La famiglia allargata dei Saud, umiliata nel Ritz-Carlton e ancora sofferente per la situazione in cui i membri più anziani sono stati messi da parte da un giovane insolente, ha aspettato pazientemente prima di avventarsi su Mohammed bin Salman quando i tempi sarebbero stati maturi. Quel momento è arrivato più velocemente del previsto, portato su un vassoio d'argento dallo sfortunato Jamal Khashoggi. La famiglia Khashoggi non fa parte integrante della Casa dei Saud, ma è fortemente legata ad essa: i figli della famiglia generalmente mostravano lealtà a Salman e venivano ricompensati con ricchi contratti. Lo zio di Jamal, Adnan Khashoggi, morto nel 2017, era un multimiliardario che aveva guadagnato proprio per la sua vicinanza alla monarchia. Riuscì a diventare uno dei favoriti dei re Fahd e Abdallah, che si sentirono liberi di confidargli i loro segreti più intimi non rappresentando lui alcun pericolo, essendo privo di sangue reale e senza aspirazioni a governare. Per esempio, aveva aiutato i re e le loro famiglie ad affrontare e trattare problemi medici e fisiologici che nessuno, per non dire un re, è pronto a rivelare. Jamal, il nipote di Adnan, si ribellò alla linea di famiglia e divenne un severo critico dell'intera Casa saudita in generale e del principe ereditario Mohammed in particolare. È per questa ragione che aveva lasciato il regno e preso la residenza negli Stati Uniti, dove pubblicò sui media, tra cui il Washington Post, le sue critiche nei confronti della monarchia saudita. Ma Jamal aveva bisogno dei suoi documenti di divorzio per poter sposare la sua fidanzata turca, e così aveva ceduto alla tentazione di recarsi ad Istanbul per ottenerli dal consolato saudita. Fu però assassinato, il suo corpo smembrato e nascosto in un luogo che rimane sconosciuto, almeno fino ad oggi. L'omicidio di un giornalista e lo smembramento del suo corpo hanno turbato il mondo intero e, di conseguenza, molti amici dei sauditi si rifiutano di visitare il Paese, di farsi vedere in pubblico con i suoi leader - specialmente il principe ereditario - o di firmare nuovi contratti con le sue industrie. I figli della famiglia reale sanno bene che è Mohammed il responsabile dell'omicidio, anche senza le registrazioni e le prove rivelate dalla Turchia, e lo tengono in pugno chiedendone la deposizione. Per il momento re Salman ha sostenuto il suo principe ereditario, con le forze dell'ordine saudite che hanno condannato a morte 21 persone accusate di responsabilità nell’omicidio. Tutti sanno, tuttavia, che questi sono semplicemente capri espiatori che saranno condannati e sacrificati – cinque sono già stati condannati a morte - per salvare la pelle di Mohammed bin Salman. Il mondo si riterrà soddisfatto? È probabile presumere che questo piano non funzionerà, specialmente se la prova del coinvolgimento del principe ereditario nell'omicidio verrà resa pubblica. La famiglia reale attende il momento in cui il re cederà alle crescenti richieste di internazionali e locali di giustizia, o, se morisse, che il Consiglio sostituisca Mohammed bin Salman con qualcuno più adatto a governare il Paese e la famiglia. Mohammed bin Salman accetterà la decisione del Consiglio e lascerà la monarchia pacificamente? Questo non è chiaro al momento, ma è certamente possibile che lui decida di combattere. È anche probabile che abbia già organizzato una coalizione di sostenitori della Casa Saud ed è anche possibile che abbia intenzione di ordinare un altro giro di arresti tra le fila dei suoi avversari, come ha fatto un anno fa. Come Ministro della Difesa, potrebbe aver già costituito un esercito per difendere la sua posizione e le istituzioni della monarchia, nel caso in cui i suoi avversari usino la violenza o la gente scenda in strada per protestare. Potrebbe esserci anche uno scenario di violenza tra i sostenitori di Mohammed e i suoi avversari. Ed è così che Jamal Khashoggi, dalla tomba, si sta vendicando della famiglia reale che tanto disprezzava e del suo nemico giurato Mohammed bin Salman. Khashoggi osserva quelli che hanno causato la sua morte orribile e si gode lo spettacolo della Casa dei Saud travolta da lotte intestine che potrebbero portarla al collasso e affondare in una palude bollente di sangue, lacrime e fuoco come sta succedendo in Yemen, Iraq e Siria. E non dimentichiamo l'Iran. Anche gli iraniani stanno aspettando con impazienza che questo scenario si verifichi. Gerusalemme e Washington, prendano nota!


Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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