domenica 16 dicembre 2018
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Invia ad un amico
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Parla il Gen. Yossi Kuperwasser: 'Ecco le prospettive strategiche per il Medio Oriente' (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
Per consultare l'archivio Video
CLICCA QUI


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui






 
Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
<< torna all'indice della rubrica
Pace tra Israele e Giordania : non lasciamoci prendere dal panico 26/10/2018

Pace tra Israele e Giordania : non lasciamoci prendere dal panico
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz) Immagine correlata
Il ponte Allenby, al confine tra Israele e Giordania

Il re di Giordania, non un passacarte qualsiasi, ha annunciato che la Giordania non intende prorogare il contratto di utilizzazione attualmente in vigore, per due appezzamenti di terra in Israele. Uno è la cosiddetta Isola della pace, nella zona settentrionale di Naharayim e l'altro è situato nell'Aravà meridionale, vicino a Tzofar, un villaggio agricolo cooperativo (moshav). La Giordania ha agito in piena conformità con il suo diritto di decidere di non rinnovare il contratto di affitto secondo le clausole del Trattato di pace del 1994 con Israele, e l'unica ragione per cui l’annuncio è stato dato dal re in persona è quella di dare alla dichiarazione il peso di una decisione definitiva, non aperta alla negoziazione. Il Ministro degli Esteri giordano ha aggiunto, nella propria dichiarazione, che se ci devono essere negoziati, questi saranno limitati a decidere in che modo queste aree dovranno essere restituite alla giurisdizione giordana. Fin dalla pubblicazione della dichiarazione del re, i media israeliani sono stati pervasi da crisi isteriche e le voci di entrambe le emittenti e di coloro che sono stati intervistati, sono intrise di panico. "La Giordania ha cancellato il trattato di pace !!", "Perché il re ci sta facendo questo?", "Cosa accadrà al più lungo confine di pace che ha Israele? ". I politici invece, cercano di rassicurarci con ragionamenti del tipo: " Il trattato di pace con la Giordania è una risorsa strategica di prim’ordine per Israele "," Non c'è alcuna minaccia alle future relazioni con la Giordania "," La Giordania dipende da noi per la sua sicurezza ", e altre osservazioni altrettanto irresponsabili, il cui succo è che Israele farebbe qualsiasi cosa pur di preservare l'accordo di pace con la Giordania. I media e gli intervistati non si rendono conto che quando parlano dell'importanza degli accordi di pace tra Israele e Giordania, stanno concedendo al regno hashemita la capacità di esercitare pressioni su Israele su questioni cruciali, come la creazione di uno Stato arabo palestinese in Giudea e Samaria, preservare lo status speciale della Giordania a Gerusalemme a spese della sovranità di Israele nella Città Santa e includere la Giordania come partner dei negoziati con l'Autorità Palestinese. Così, nella loro continua ricerca isterica di scoop e di notizie, i media israeliani cadono nella trappola di chiacchiere inutili, ignorando la propensione mediorientale ad aumentare il prezzo di qualsiasi cosa Israele consideri importante. Il re di Giordania ha annunciato la cancellazione del contratto di locazione dei terreni, a causa di pressioni interne. Numerosi giordani avevano chiesto che questo leasing della terra giordana in Israele dovesse finire e il re ha acconsentito a quelle richieste. In realtà, il re ha diversi "sassolini da togliersi dalle scarpe" con Israele e gli Stati Uniti: in particolare il riconoscimento da parte dell’America di Gerusalemme come capitale di Israele e il trasferimento della sua ambasciata. Trump ha preso questi provvedimenti nonostante le richieste di re Abdullah II di lasciare la questione di Gerusalemme ai negoziati tra l'Autorità Palestinese e Israele, aspettandosi che la città sarebbe stata divisa tra Israele e un futuro Stato palestinese.

Immagine correlata

Il re si è sentito insultato quando la sua richiesta venne ignorata e così ha cercato un modo per punire Israele. Proprio di recente, il re ha liberato Ahmad Daqamseh, il soldato giordano che nel 1997 sparò e uccise a sangue freddo sette inermi ragazzine israeliane di Beit Shemesh, ferendone altre sei; questo nonostante il suo ergastolo per il deliberato massacro di studentesse innocenti. Fin dalla sua uscita dal carcere, l’assassino è diventato una celebrità, è costantemente rappresentato come un eroe sui media giordani, dove invita gli spettatori e gli ascoltatori a impegnarsi nella jihad contro Israele. Il re è inconsapevole di questa situazione? Certamente, lui sa tutto e si ha l'impressione che consideri l'omicidio come una forma legittima di pressione su Israele. L’Israele ufficiale deve inviare con urgenza un segnale, attraverso canali segreti, al re giordano, che dica: "Se desideri giocare con l'accordo di pace che tuo padre ha firmato con noi, ricordati che questa moneta ha due facce e che se abbiamo l'impressione che stai agendo contro i nostri interessi superiori, anche noi abbiamo il diritto di fare lo stesso con te. Non hai Israele in tasca, e potrebbe essere utile per te cominciare a pensare a come incoraggiarci a mantenere il nostro buon rapporto con te”. Questo potrebbe essere il momento di ricordare al re che suo cugino Zaid ben Raad, capo del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, se ne esce costantemente con decisioni anti-israeliane e che "abbiamo lo spiacevole sospetto che tu, caro re, reciti una parte nell'ossessione anti-israeliana del capo del comitato. Non possiamo permettere a chi agisce contro di noi, di evitare di pagare un prezzo per quello che fa. " Israele ha i mezzi per esercitare una pressione significativa sulla Giordania, dato che il re e il suo entourage sono naturalmente i più sensibili a qualsiasi discorso sulla maggioranza araba palestinese esistente tra i cittadini giordani; si può sfruttare il diritto di autodeterminazione della maggioranza, trasformando così la Giordania in uno stato palestinese o dividerlo in un'entità palestinese e in una beduina, a seconda delle etnie locali. Quasi tutti quelli che risiedono a nord di Amman e fino al confine con la Siria e un po’ a est di Zarqa, sono arabi palestinesi. Ciò che rimane fuori di questa zona è soprattutto terra desertica popolata da beduini, la minoranza etnico-culturale che costituisce la base del potere del re. A questo punto è importante capire: l'Accordo di Pace firmato da Rabin e Hussein nel 1994 era basato sull’opinione comune che uno Stato palestinese deve essere evitato a tutti i costi, sia in Giudea che in Samaria, così come in Giordania, perché un tale Stato rappresenterebbe un pericolo sia per Israele che per la Giordania. Sfortunatamente, fin dall'inizio del suo regime nel febbraio 1999, Abdullah II ha rotto quell’accordo ed è diventato un fervente sostenitore della creazione di uno Stato arabo palestinese in Giudea e Samaria, con l'intenzione di trasferire in quella regione tutti i palestinesi che nel suo regno vogliono uno Stato indipendente. Per quanto lo riguarda, non considera un problema se quella regione si trasformerà in uno Stato terrorista, un pericolo per Israele. Di fatto, il re va di Paese in Paese, da leader a leader, tentando di convincerli a costringere Israele ad agire contro i propri interessi esistenziali e permettere la creazione di uno Stato palestinese in Giudea e Samaria. Il suo impeccabile accento aristocratico/ britannico lo fa sembrare un leader responsabile, premuroso e degno, ma il suo obiettivo è la creazione di uno Stato sulle colline della Giudea e della Samaria che minaccerà di colpire Israele; con le postazioni sulle montagne potrà raggiungere con una pioggia di fuoco, missili e razzi l’80% della popolazione di Israele, da Dimona e Beer Sheva a sud, a ovest lungo la costa della pianura e fino alle città settentrionali di Afula e Beit Shean. Per qualche ragione, ci sono ancora israeliani che pensano che il re Abdullah II, attuale signore della Giordania, sia un amico di Israele. Con amici del genere, non abbiamo davvero bisogno di nemici. Qualcuno in Israele ha trovato in segreto come dire al re che agisce in modo totalmente contrario allo spirito dell'accordo di pace? Qualcuno in Israele ha lasciato intendere che potrebbe dover pagare un alto prezzo per questo atteggiamento ostile nei confronti di Israele? Qualcuno ha menzionato il danno che suo cugino, per volere del re, ci causa al Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite? Questo è il modo corretto di gestire le relazioni in Medio Oriente. Dobbiamo portare avanti trattative dietro le quinte, in silenzio, avanzando con forza le richieste e astenendoci dal far sapere ai media ciò che è importante per noi e ciò che è meno cruciale. Israele deve dire al re giordano che sta ricalcolando i suoi prossimi passi per quanto riguarda i rapporti. Per Israele, la continuità dell’esistenza della casa reale hashemita - i cui membri furono portati dagli inglesi nella regione dall'Hijaz quasi un secolo fa - è solo una delle numerose possibilità.


Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
Collabora a Informazione Corretta


Clicca qui per stampare questa pagina
Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT