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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Il discorso del principe ereditario iraniano - parte II 06/08/2018

Il discorso del principe ereditario iraniano - parte II
Commento di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

www.israelnationalnews.com/Articles/Article.aspx/22555

Ecco il link alla parte I dell'articolo: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=71550

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Reza Pahlevi II

Il principe ereditario Reza Pahlevi II sta provando a riprendersi il trono di suo padre. Gli ebrei rischiano di cadere nel dimenticatoio. La settimana scorsa nel triangolo Yemen-Arabia Saudita-Iran è salita la pressione per i razzi che mercoledì 25 luglio i ribelli Houthi avevano lanciato dal litorale sul Mar Rosso yemenita (o da un'altra nave), contro una petroliera saudita che navigava nel Mar Rosso nelle vicinanze dello Yemen . Di conseguenza i sauditi hanno deciso di non percorrere più questa via essenziale per esportare petrolio in Europa, e i mercati petroliferi mondiali hanno iniziato a mostrare segni di tensione. Inoltre, nelle ultime due settimane è scoppiato un furioso duello su Twitter tra il governo iraniano e quello degli Stati Uniti, in cui volano serie intimidazioni: gli iraniani minacciano le imbarcazioni che navigano attraverso lo stretto di Hormuz e gli americani intimano agli iraniani di non osare interferire con le rotte marittime internazionali, una delle quali è il Mar Rosso. Sullo sfondo di queste minacce reciproche e della possibilità che queste possano condurre all’impiego di forze e conflitti militari, è importante leggere la seconda parte dell'intervista concessa dal figlio dello Shah deposto, Reza Pahlevi II, al Sito Web Elaph durante il mese di luglio (i miei commenti tra parentesi, MK)

Principe Reza: "Gli Stati del Golfo e l'Iran dovranno affrontare molte sofferenze in futuro se le cose continueranno ad essere come oggi, ma se il regime cadrà, si aprirà un nuovo orizzonte per la cooperazione in ogni settore e a beneficio di tutti. L’ho già detto ed ora ne sono più che convinto, le mie osservazioni centravano esattamente il bersaglio: l'Iran non ha bisogno di armi nucleari, né deve essere ossessionato dal possedere una potenza militare. L'Iran è in possesso di risorse e di una componente demografica che consentono una grande crescita economica, specialmente se esiste un vero piano di sviluppo basato, nel suo insieme, sulla cooperazione con gli Stati confinanti. Penso che una volta smantellate le armi nucleari, emergerà uno spirito nuovo e positivo." (Se però il mondo, non costringe l'Iran a demolire i suoi piani nucleari, la tensione continuerà).

Senza razzismo, senza settarismo

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Elaph: Qual è il suo messaggio agli Stati del Golfo e al mondo arabo in questo momento storico?

Principe Reza: "Abbiamo molto in comune: vogliamo che i nostri bambini e i giovani abbiano un futuro migliore, senza razzismo (arabo contro persiano) e senza settarismo (sciita contro sunnita). Vogliamo stabilità e sviluppo. Non importa chi sia il leader di questo enorme cambiamento, né importa se ci sono disaccordi su questi temi. Il Golfo ha due linee costiere e lungo la maggior parte di esse si trovano davvero posizioni interessanti, come persone di talento in ogni campo.” "È tempo che gli Stati della regione inizino a trarre benefici gli uni dagli altri, spero che qui metta radici il modello di cooperazione europeo. Questi sogni non dipendono dal lavoro di una persona o da una leadership perché sarà il popolo a prendere le decisioni. Gli europei hanno scelto di lavorare insieme per un futuro comune, senza che alcuna decisione venisse presa da una singola persona per realizzare quel processo: sarebbe meraviglioso se ciò potesse accadere nella nostra regione in tempi rapidi.” "Questo è mio messaggio (verso gli Stati del Golfo Arabo): non c'è inimicizia tra noi, abbiamo un comune denominatore e un terreno fertile per cooperare per il bene comune.” (potrebbe voler dire: se mi aiuti a liberarmi dai mullah e mi permetti di essere il sovrano in Iran, l'area diventerà un giardino dell'Eden). Vogliamo avere porti moderni, una forte economia comune per tutti. Basta con l'ostilità che i mullah (iraniani) hanno seminato tra di noi. La peggiore forma di populismo è diventata la norma e noi dobbiamo cambiare tutto questo. Dobbiamo proteggere le nostre risorse, dobbiamo lavorare per svilupparla con tutte le nostre forze. Dobbiamo stare insieme per fermare quei Paesi che sperano di approfittare di noi e trarre profitto dalle nostre dispute.

Da un punto di vista economico

Elaph: Come analizza la situazione in Iran dal punto di vista dell'economia e degli investimenti ?

Principe Reza: "La situazione in Iran è così instabile che sono convinto che l’unica cosa che manca agli iraniani sia l'opportunità di creare un'alternativa e accettarne il prezzo ( che saranno costretti a pagare). In questo momento nessuno è disposto a investire in Iran. Sfortunatamente, la povertà e la disoccupazione dominano in ogni situazione della vita iraniana. Questo è il risultato di una gestione fallimentare e delle tendenze politiche e ideologiche (l'esportazione della rivoluzione in altri Paesi) che distruggono ogni possibilità di migliorare il destino del popolo iraniano. Mentre parliamo, ci sono navi giapponesi e cinesi che pescano nei banchi iraniani del Golfo, raccogliendone i frutti ". "Non riesco a capire come gli iraniani abbiano permesso che ciò accadesse. Quali accordi segreti sono stati messi in atto? (Qualcuno in Iran deve avere ricevuto una grossa bustarella per permettere alla Cina e al Giappone di conquistare i territori di pesca iraniani). L'Iran sta soffrendo, l'attuale generazione sta soffrendo, tutti stanno soffrendo a causa delle azioni di questo regime, non credo che il popolo iraniano accetti che altri sperperino le nostre ricchezze. Tutto questo sta accadendo a causa di accordi segreti e nessuno sa esattamente chi ne trae profitto.

Commenti dei lettori

Hussein (probabilmente uno sciita) dall'Iraq scrive: "Questo è un tentativo di oscurarci o di farci dimenticare: " "Fu l'Iran dello Shah, sotto il padre di Reza PahlevI II, che cercò di interferire negli affari del Golfo Persico, di rovinare la reputazione della zona e di indebolire gli Stati arabi, in particolare l'Iraq. Penso che Reza II non abbia dimenticato come suo padre avesse interferito negli affari interni dell’Iraq aiutando le milizie armate (i curdi) nel Nord dell'Iran, fornendo loro denaro, armi e consulenza, e non penso nemmeno che il signor Reza II abbia dimenticato come suo padre abbia permesso all'intelligence israeliana e statunitense di entrare nel Nord dell'Iraq per addestrare militanti (curdi) a combattere contro i regimi iracheni dal 1958 in poi, al fine di governare la regione impossessandosi delle tre isole (nel Golfo: Grande e Piccola Tunb, e Abu Musa) dopo averle acquistate da uno dei governanti del Golfo nel 1962. "Non credo che il signor Reza II e il sito web Elaph abbiano dimenticato che l'Iran insiste a chiamare il Golfo Arabico con il nome del Golfo Persico e protesta quando qualcuno lo chiama con un altro nome. Se vogliamo parlarne, possiamo scrivere interi libri sulla interferenza iraniana negli affari dei Paesi della regione, in quanto il regime dello Shah si proclamò “ Poliziotto del Golfo “. Gli Stati del Golfo hanno vissuto terrorizzati dal suo comportamento e dalle sue aspirazioni, perché aveva acquistato grandi quantità di armamenti in occidente dalla tecnologia avanzata, come diversi Stati vicini al Golfo stanno facendo ora (Arabia Saudita e Emirati). " " In ogni caso, sarebbe meraviglioso se saggezza, pazienza e calma trovassero posto nelle menti dei governanti iraniani e di quelli del Golfo Arabico, in modo che possano occuparsi dei loro affari in un'atmosfera di tranquillità, comprensione e dialogo pacifico, perché le guerre, la distruzione e le uccisioni significano la fine per tutti noi. Abbiamo molti esempi, come ad esempio la Corea del Nord contro quella del Sud e il Giappone e l'entrata degli Stati Uniti in questi conflitti. La pace serve a tutti, mentre le guerre ci distruggono."

Commenta Hassan al Rashid sotto il titolo: “Una carta da gioco bruciata” " L'uomo il cui padre era il ‘ poliziotto del Golfo ‘, per servire gli Stati Uniti si presenta come alternativa alla capace Repubblica islamica che è riuscita, nell'arco di quattro decenni, a portare l’Iran al livello di nazioni altamente sviluppate in termini di scienza, tecnologia e produzione, in contrapposizione al regime dello Shah sotto il quale l'Iran era sprofondato in un tunnel di povertà, arretratezza e corruzione in ogni settore, economico, politico, sociale ed etico. Lo Shah vendette il suo Paese agli americani in cambio della protezione del trono, ma quella protezione non poté resistere alla ribellione del popolo iraniano. " Era privo di legittimità e il Paese l’aveva rifiutato, nonostante l'enorme quantità di denaro speso per diffondere propaganda e comprare lealtà. Reza II non ha piani se non quello di raggiungere il potere, facendo risorgere un regime morto e imbalsamato che non si adatta al presente e al futuro, così come è stato un fallimento impotente nel passato. E’ stupido aiutare un perdente, quando l'esperienza dimostra che il regime di suo padre ha svolto il ruolo del poliziotto regionale per gli Stati Uniti, costringendo la maggior parte degli altri leader arabi a sottomettersi alla sua autorità, trasformandoli in suoi schiavi. Cosa può suggerire questo ragazzo oltre a vuote promesse il cui unico scopo è riconquistare il Trono del Pavone? C'è un detto: " Il credente non permette alla stessa vipera di morderlo due volte. " (chiunque abbia cervello non si avvicina alla tana di un serpente dopo essere stato morso in precedenza dallo stesso serpente). Dalle risposte dei lettori è chiaro che le parole zuccherose di Reza Pahlevi II non impressionano molti ascoltatori nel mondo arabo. È anche ovvio che la gente lo veda come qualcuno che pensa e agisce come suo padre, una tendenza radicata nel modo di pensare tradizionale in Medio Oriente, il quale crede che ogni figlio sia un duplicato esatto del padre. Gli egiziani amano dire: Il figlio dell'ingegnere è anche un ingegnere, e questo detto esprime, con molta autocritica e triste disprezzo, l'assurdità nel concetto che un figlio debba essere come suo padre, indipendentemente dal fatto che abbia le stesse capacità . Chi pensa che il comportamento di Reza II sarà un duplicato esatto del padre, agirà secondo il concetto mediorientale che rappresenta il figlio come immagine del padre. Questo si basa sull'idea che il padre è più vecchio e più esperto e quindi degno di emulazione. Suo figlio, privo di conoscenza ed esperienza, deve seguire le orme del padre, perché non farlo vorrebbe dire ribellarsi all'autorità paterna e al riconoscimento obbligatorio della sua perfezione. Molti nel mondo arabo, e forse persino in Iran, non credono alle parole di Reza II e non sperano di vedere i discendenti dello Scià tornare a governare l'Iran. Riuscirà a convincere abbastanza iraniani a sostenerlo come alternativa ai mullah? La risposta a questa domanda solo dopo che accadrà. (Continua)


Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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