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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Ci sono arabi che amano Israele? La risposta è “sì” 31/03/2018
31.03.2018 Ci sono arabi che amano Israele? La risposta è 'sì'
Analisi di Mordechai Kedar

Testata: Informazione Corretta
Data: 31 marzo 2018
Pagina: 1
Autore: Mordechai Kedar
Titolo: «Ci sono arabi che amano Israele? La risposta è 'sì'»
     
http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

Ci sono arabi che amano Israele? La risposta è “sì”
Analisi di Mordechai Kedar


(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

Alcuni sono disposti a parlare in pubblico, molti hanno paura di essere identificati, ma un numero crescente di arabi e musulmani vede Israele come un paese da ammirare. 
Di solito, presento ai miei lettori un'immagine piuttosto cupa del mondo arabo e musulmano, dato che i problemi che lacerano questi due mondi sono immensi: solo negli ultimi sette anni sono state uccise centinaia di migliaia di persone, mentre milioni di uomini,donne, bambini e anziani vagano senza dimora, indigenti, sofferenti. 
Nonostante l'enorme potenziale del Medio Oriente, le sue vaste risorse naturali e le infinite opportunità, l'intera regione è in uno stato di totale collasso.

Quando si parla di Medio Oriente, la colpa di tutto questo caos ricade solo esclusivamente su un soggetto: Israele, che insieme ai regimi ex colonialisti, soprattutto Gran Bretagna e Francia, ha portato alla nascita dello Stato ebraico. 
Per diversi motivi, l’accusa contro Israele di tutti i problemi del mondo arabo e islamico, ha trovato terreno fertile per crescere e svilupparsi: 
A) per i nostri vicini è più facile accusare Israele per le loro terribili condizioni piuttosto che cercare in se stessi le cause delle loro sofferenze
B) Israele, né arabo né islamico, è considerato un estraneo nella regione
C) Israele è opera di Satana, perché gli ebrei non hanno diritto alla sovranità e devono essere tenuti sottomessi (in stato di dhimmi)
D) Israele è il principale beneficiario del caos che lo circonda, averlo creato fin dall'inizio è una sua responsabilità
E) Israele ha successo mentre i suoi vicini hanno avuto solo fallimenti e perciò provano soltanto gelosia. 

Questa posizione anti-israeliana è lcomune in gran parte dei paesi del Medio Oriente e comprende governanti e governati, intellighentzia e ignoranti, religiosi e laici, classi dirigenti e persone comuni che vivono ai margini della società, musulmani e membri di altre religioni, tra cui i beduini, abitanti delle campagne e delle città. 
Nel corso degli anni, parlare contro Israele è diventato la regola in tutto il Medio Oriente, fino al punto che la parola in arabo per “normalizzazione”, è diventata una parola volgare e totalmente negativa quando si parla di Medio Oriente, perché utilizzata per esprimere la “ normalizzazione delle relazioni con Israele”. 

Ultimamente però, si sta sviluppando una discussione parallela, libera dalle convenzioni, che guarda a Israele in modo completamente opposto. È difficile descrivere chi vi partecipa, dato che ci sono religiosi e laici, gente comune, funzionari governativi e membri dell'opposizione, musulmani e di altre fedi. L’aspetto principale che hanno in comune gli interlocutori filo-Israeleè la capacità di liberarsi delle convenzioni accettate e di esprimersi in modo controcorrente, disposti ad affrontare le critiche e a reagire.
È importante notare che i social media disponibili, sono a portata di mano di chiunque e sono essenziali nel consentire alle posizioni pro-Israele di raggiungere menti e occhi del pubblico più vasto. 
I mezzi di comunicazione di massa non possono essere controllati completamente da un governo o da un qualsiasi altro organismo, quindi forniscono una piattaforma pubblica per quelle persone che desiderano pensare in modo indipendente e che non sono vincolate alle convenzioni che le influenzano.

Allora: chi sono e cosa dicono? (Nota: i miei commenti sono tra parentesi, MK) 
Il primo esempio è un giornalista del Kuweit di nome Abdallah Alhadlek. In un'intervista, ha detto: "Che ci piaccia o no, Israele è uno Stato sovrano e indipendente. Si tratta di una realtà esistente, che ha un seggio all'ONU, e la maggior parte dei Paesi democratici lo hanno riconosciuto. Naturalmente c’è un gruppo di nazioni che non hanno accettato l'esistenza di Israele, ma guarda caso, sono tutte dittature liberticide ". 
"Il versetto 21, nel capitolo “La tavola imbandita” del Corano, mette in risalto il diritto degli ebrei alla Terra Santa: “Mosè rivolto agli ebrei disse: Oh mio popolo, entra nella Terra Santa che Allah ti ha concesso ". Ne consegue che è stato Allah ad aver dato loro la terra e che loro non l'hanno rubata a nessuno: infatti, la terra è stata rubata da coloro che vivevano lì prima che gli ebrei vi entrassero. Ecco perché non accetto le espressioni obsolete come “entità ladra"o" entità sionista ". “Non c’è alcuna occupazione, c’è solo un popolo che è tornato nella sua Terra Promessa. La storia del popolo di Israele precede l'Islam. Come musulmani, è nostro dovere riconoscere il diritto del popolo ebraico su questa terra. Nel 1948, quando fu fondato lo Stato di Israele, non esisteva uno Stato chiamato Palestina. C'erano persone che vivevano sparse in alcuni Paesi arabi, che erano chiamate Cananei, Amalekiti e con molti altri nomi ".

Un altro esempio interessante è una donna, Nonie Darwish,originaria dell'Egitto, dove il padre era un ufficiale dell'intelligence egiziana di stanza a Gaza. 
Negli anni '50 del secolo scorso, lui aveva inviato dei fedayin - i terroristi di oggi - per attaccare Israele e uccidere, derubare e distruggere tutto ciò su cui potevano mettere le mani. Un giorno Israele gli ha mandato in dono un libro che, quando lo aprì, gli esplose in faccia, mandandolo nel luogo riservato ai terroristi, l'inferno.
Nonie comprese che suo padre meritava quella punizione per aver compiuto atti spietati contro Israele e decise di lasciare l'Egitto, abbandonare l'Islam e convertirsi al cristianesimo. 
Oggi vive in un Paese occidentale ed è responsabile del sito webArabsForIsrael, “Arabi per Israele”. È qui che combatte le attività islamiche, l’accettazione della legge della Sharia nei Paesi occidentali, contro la cultura della Jihad e scrive pro Israele, del suo diritto ad esistere, difendersi e vivere in pace nella sua terra storica. 

Anche in Israele, nonostante ciò che molti ebrei israeliani pensano, tra gli arabi vi sono alcuni  che vedono le cose in modo diverso e hanno il coraggio di esprimere ad alta voce ciò che pensano. Una di loro è una ragazza musulmana,  Dima Taya, che su un canale nazionale in arabo, ad un intervistatore ostile ha detto: "Israele non è uno Stato di apartheid, e chi lo afferma dovrebbe vergognarsi. Viviamo in questo Paese, abbiamo una carta d'identità (come ogni altro israeliano), lavoriamo, parliamo (apertamente, in piena libertà), studiamo (qualunque cosa si desideri), diventiamo ricercatori, insegnanti, avvocati, leader e viviamo in ​​un Paese che ti mostra rispetto”. "Siria, Iraq, Egitto e tutti gli altri Paesi arabi, che cosa hanno fatto per il loro popolo? Israele è una democrazia e la sua Dichiarazione di Indipendenza afferma i diritti di tutti, drusi, arabi musulmani e altri gruppi minoritari. Che cos’è una Democrazia? E’ un Paese che rispetta la propria gente, le persone che ci vivono,  garantisce loro il diritto di gestire la propria vita religiosa, studiare, lavorare, essere eletti, diventare giudici, avvocati e parlamentari, per parlare liberamente nella Knesset su qualunque argomento desiderino. (Israele )dà loro il diritto alla libertà e all’indipendenza. Dove trovi tutto questo (nel mondo arabo)? .... Auguro a tutti gli Stati arabi, alle società arabe e ai cittadini dei Paesi arabi il privilegio di vivere in uno Stato democratico come lo Stato di Israele. Mi definisco araba, musulmana, ho la cittadinanza israeliana, sono orgogliosa di me stessa e della mia religione,orgogliosa di vivere in uno Stato che mi rispetta e che garantisce i miei diritti ... ". 
Poi, ha aggiunto: "Nulla è perfetto al 100%, ma guarda cosa sta succedendo nel mondo arabo. Un confronto, in Israele va più che bene! E mostrami uno Stato arabo in cui si possa criticare il governo!"

Questi sono solo esempi delle opinioni filoisraeliane nel mondo arabo. Persone come Wafa Sultan, Bridget Gabriel, Sacar Alnablasi, Camal Govriel, Walid Shoebat e l'arabo saudita Louis Alsherif sono altri che hanno detto cose come: "Se Israele non esistesse, gli arabi avrebbero dovuto inventarlo" o " Israele non si adatta al Medio Oriente perché non è una dittatura, non è uno Stato tribale, non è uno Stato basato sui clan e non è governato da una giunta militare " e " Il mondo arabo non è disposto ad accettare Israele perché il capo dello Stato di Israele riceve il proprio stipendio in una busta mentre i nostri governanti hanno bisogno di scatoloni per trasportare le loro tangenti " e " I giornalisti arabi e israeliani hanno qualcosa in comune: i loro governi permettono loro di parlar male di Israele " e " Israele è lo specchio degli Arabi: quando vi guardano vedono l’opposto di loro stessi”.

C'è molto altro da dire su queste persone che scrivono sui media arabi per difendere Israele, mentre altri lo fanno segretamente per paura delle reazioni.
Io stesso sono in contatto con diversi arabi,sia che agiscano allo scoperto, sia che abbiano paura di esporsi apertamente. 
Oggi mi limito a raccontare questo esempio. Ogni settimana ricevo telefonate da un gruppo di cittadini di Gaza che mi pregano di chiedere a Israele di riconquistare la Striscia, perché da quando Hamas  ne ha preso il controllo nel giugno del 2007, le loro vite sono diventate un inferno. In passato avevano lavorato in Israele, guadagnavano salari equi e provvedevano alle loro famiglie. Israele come Stato e il popolo israeliano, li trattavano bene, mostrava loro rispetto. Quando Hamas prese il potere, persero il lavoro in Israele. Adesso solo quelli che si sottomettono ad  Hamas riescono ad ottenere un qualche tipo d’impiego e chi invece non è disposto a cantarne le lodi si ritrova senza lavoro.

Ma il lavoro, è solo un aspetto, perché c'è qualcosa di molto più serio: la differenza tra il trattamento delle donne da parte di Hamas e di Israele. Gli amici che mi telefonano ricordano bene che al tempo in cui Israele controllava Gaza, se fosse stato necessario eseguire un controllo di sicurezza su una donna a un posto di blocco o in un altro luogo, l'IDF avrebbe garantito che sarebbe stata chiamata una donna poliziotta o una soldatessa per effettuare il controllo. Non è mai successo che il compito fosse toccato a un soldato. Oggi la situazione è orribile: se c'è qualcuno che viene considerato un oppositore agli occhi del potere, gli uomini di Hamas arrivano nelle case in piena notte, su un’auto priva di targa, senza documenti di riconoscimento, entrano con il volto coperto, portano fuori gli uomini dalle abitazioni e abusano delle donne rimaste in casa senza protezione. 
Questo fa la differenza. Gli stessi arabi conoscono la verità su Israele, di come tratta i suoi cittadini, arabi compresi. Sanno che quelli che maledicono e calunniano Israele, indipendentemente dal fatto che abbiano o no motivo per farlo, non hanno la verità dalla loro parte. Chi  sostiene Israele si rende conto che non tutto è perfetto, perchè non esiste una nazione perfetta nel mondo intero. 
Ciò che Israele ha, tuttavia, e nessuno dei suoi vicini possiede, è la realtà della giustizia, quindi il rispetto della legge e dei diritti umani, per uomini e donne. 
Israele non ha alcuna intenzione di discriminare gli arabi. Se i suoi vicini permettessero a Israele di vivere in pace e tranquillità, non sarebbero mai attaccati. 
Tuttavia, quel che è veramente importante per noi israeliani, è ricordare che non tutti coloro che parlano arabo sono per definizione odiatori di Israele. Ci sono molte persone nel mondo arabo e islamico che accettano l'esistenza di Israele per principio, e credono nel diritto degli ebrei di vivere in sicurezza e tranquillità nella terra dei loro antenati. Credono anche nel diritto di Israele di difendersi, insieme alla vita dei suoi cittadini. 

Questa è la tragedia araba: il moderno Stato arabo appare a molti nel mondo, come il peggior nemico della propria nazione, odiato dai propri cittadini, perché uccide la propria gente, nega loro i diritti e ruba le loro proprietà; il Capo dello Stato, colui che governa, dovrebbe essere invece definito come " il funzionario che manda i propri cittadini all' altro mondo ". Quando questa è la differenza tra Israele e i suoi vicini, c'è da meravigliarsi che ci sia un numero rilevante di arabi disposti ad accettare il diritto di Israele di esistere e difendere i propri cittadini come qualsiasi altra nazione al mondo? Israele potrebbe in qualche modo aiutarli? Probabilmente no, e lo sanno bene. Possiamo solo augurare loro una vita lunga, come l’auguriamo a tutto il popolo di Israele.

 

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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